Taccuino al buio

27 Novembre Nov 2015 0932 27 novembre 2015

La brutt'Antonia

  • ...

di Alberto Alfredo Tristano

Senza dubbio è affascinante l'idea di un biopic su una figura notevole e ancora poco frequentata dell'Italia poetica novecentesca: Antonia Pozzi (1912-1938). Senza dubbio è auspicabile che un film o qualsiasi altro apporto contribuisca alla conoscenza della sua opera, uscita postuma dopo il suo suicidio. Senza dubbio è malinconico che 'Antonia' (visto al Torino Film Festival) resti una pura cosmesi invece che indagine autentica su un personaggio che è simbolo dei suoi anni: anni perduti di gioventù piegata dalla dittatura. Anche per legami familiari, il regista Ferdinando Cito Filomarino è stato accostato a Luchino Visconti, e ovviamente al Bertolucci del 'Conformista': chiaro esempio di conformismo delle definizioni, laddove sarebbe più appropriato un Avati minore, con tanto di tepori borghesi scenografati a basso costo, innamoramenti trans-anagrafici, un generale minimalismo dello spirito a fronte di una poesia così incendiata, ma nemmeno una camicia nera in giro, nemmeno un busto del Capo, nemmeno un braccio teso, e sì che ormai il fascismo era bello che consolidato, ampiamente irrorato nel corpo grosso della borghesia, anche l'alta (cui la famiglia Pozzi apparteneva), peraltro munifica del fascio sin dai suoi vagiti. Qualche macchina d'epoca sì, i giradischi, gli abiti, ma dire Duce è apparso forse troppo volgare: lì si va di sottinteso, a buon intenditor niente parole, ellissi e profilassi.

Nulla è detto della violenza (il vecchio caro Bertolucci arcibestemmiato) della società mussoliniana, al massimo c'è una famiglia che soffoca le esuberanze di una figlia: una roba buona anche per l'Italia di Andreotti o di Giolitti, un evergreen, cioè un neutro. Quindi un film senza epoca, ossia senza contesto, a meno che non si immagini che bastino le gonnelline e le pettinature d'antan, al limite un po' di pelo inguinale e ascellare, filologicamente non rasato, come rappresentazione di tutta un'epoca... aiuto.

'Antonia' è prodotto da Luca Gudagnino, regista di 'Io sono l'amore', opera di altissimo livello che ha portato al massimo un'idea visiva contemporanea di Milano: da allora una rappresentazione della città più avanzata del Paese almeno al cinema manca del tutto. Un clamoroso buco. Non copre la falla 'Antonia', e non perché sia in costume. E' un film esausto come 'A Bigger Splash' (il nuovo film di Guadagnino, in uscita), senza peraltro averne qualche pregio almeno stilistico, qualche intuizione figurativa, qualche colpo d'ala ovvero di macchina da presa. Vero, è un esordio: ma negli esordi si dovrebbe, anzi si deve peccare di eccesso, di sventatezza, non di parsimonia, non di vecchiezza.

Come 'A Bigger Splash' pare privo di punto di caduta. Copie di consumate passioni, tarantinate ma con le musiche brutte (che dire del raffazzonatissimo 'Falstaff' verdiano in 'ABS'?), superfetazioni di cinefilia (non a caso quello di Guadagnino è un remake della 'Piscina', e il regista siculombardo si appresta a fare un altro remake, stavolta di 'Suspiria'... mah). Sguardi all'indietro, falsa ambizione. Ancora un passo e saremo ai telefoni bianchi.

Correlati