Taccuino al buio

30 Novembre Nov 2015 1108 30 novembre 2015

"La résistance de l'air", il male di un french sniper

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di Alberto Alfredo Tristano

'La classe media va all'inferno': così avrebbe potuto chiamarsi 'La résistance de l'air' di Fred Grivois, splendido noir francese, tra i più belli degli ultimi anni, uscito a giugno in patria e proposto al Torino Film Festival. Una sorta di 'French Snaiper' eastwood-audiardiano per il racconto di una guerra non dichiarata nel cuore della società europea, squassata da sempre più drammatici conflitti. Sul punto, ancor di più si palesa quanto sia grande un film come 'Dheepan', l'ultima Palma d'oro (accolta purtroppo con scarso successo nelle nostre sale) di quell'Audiard ch'è oggi il massimo regista continentale. Del suo magistero 'La résistance' è una eccellente filiazione.

Il legame non è solo di tipo espressivo, ma nasce su un lavoro di comunità che è utile raccontare, a partire da una figura centrale come lo sceneggiatore Thomas Bidegain. Questi è lo sparring partner di scrittura di Audiard: hanno sceneggiato insieme 'Il Profeta', 'Un sapore di ruggine e ossa' e 'Dheepan' (all'ultima Cannes c'era anche il suo film di debutto alla regia, 'Les Cowboys'). Sotto la propria ala Bidegain ha preso un giovane sceneggiatore fresco di Sorbona, Noé Debré, pare dopo aver ricevuto una sua e-mail in cui gli esponeva la necessità di entrare in bottega e l'importanza di trovare un maestro giusto. Insieme i due hanno scritto 'Dheepan e 'Les Cowboys' e realizzato la sceneggiatura di 'La résistance', film maturato nell'incontro con Grivois, anch'egli entrato nella scuderia di Audiard dopo un apprendistato come titolista e autore di jingle: per 'Il Profeta' Audiard gli ha affidato la realizzazione di una scena onirica, poi la collaborazione si è rafforzata nelle due pellicole successive. In questo favorevole allineamento tra personalità affermate ed emergenti è maturata una vera scuola parigina, che annuncia stagioni fruttuose.

'La résistance' è un film su un uomo medio che si ritrova in circostanze troppo più grandi lui. Vincent è un assicuratore con una passione per i fucili. Ha un vero talento: si allena ai poligoni di tiro, ogni colpo finisce al cuore del bersaglio. Viene lì avvicinato da un tipo, un suadente diavolo tentatore, che è a conoscenza delle sue serie difficoltà economiche e gli offre la svolta: dovrà ammazzare delle persone, un lavoro pulito, lontano da casa, assai ben pagato. Vincent non si pone troppi dubbi, la sua aria non fa resistenza al male, e accetta; solo che il gioco è pericoloso, e soprattutto non ammette dubbi di coscienza. Un suo ripensamento su una vittima designata scatena il precipitare delle cose.

Costruito con un occhio aperto sul Simenon più nero, anche per la felice ambientazione franco-belga raccontata come territorio fluido senza caratterizzazioni esplicite (Anversa, per esempio, la si riconosce solo conoscendo la sua stazione ferroviaria e l'iconico Museo al Fiume; alcuni passaggi peraltro ricordano lo splendido inizio fiammingo di 'Anime nere'), e con l'altro occhio rivolto a film come 'Il giorno dello sciacallo' (esplicite paiono alcune citazioni del grande Zinnemann: le esercitazioni nel bosco, la trasferta a Genova, il rimpallo tra città e campagna), 'La résistance de l'air' è un noir purissimo, senza polizia o indagini o giustizia, tutto invece centrato sul racconto del delitto e dell'errore morale. Preciso e imprevedibile nei suoi passaggi drammaturgici, offre un personaggio memorabile, il Vincent uomo senza qualità e con il solo talento dello sparare. Particolarmente suggestive sono proprio le sequenze girate nei poligoni (ispirate, racconta Grivois, alle sequenze del capolavoro cine-sportivo 'Le olimpiadi di Tokyo' di Kon Ichikawa - il vecchio splendido Ichikawa, nato nel novembre 1915: ecco un centenario che a quasi tutti noi è colpevolmente sfuggito), sequenze fatte decantare nella imponenza del cinemascope, con l'orologeria dei colpi di precisione, e la fauna di uomini-arma che si fanno da sé fucili e proiettili, che inquadrano nel mirino - come cinema nel cinema - a centinaia di metri bersagli piccoli come fondi di bicchiere, che mimano nel privato di una passione una guerra sotto controllo a misura di sport (non siamo in America dove il fucile è costituzionale).

La colpa di Vincent è proprio nel rompere la legge del poligono, nel portare quegli spari sopra la regola, e lì non possono che essere spari contro l'uomo, soggetti a un diverso scopo, quello criminale, quello di un potere oscuro di cui vediamo la violenta cadetteria, la marmaglia sanguinaria, senza scoprire mai i volti dei boss.

'La résistance de l'air' è un film di genere che diventa un romanzo del male, opera di un quarantenne con una lunga gavetta che gli ha dato all'esordio uno sguardo già maturo, senza fronzoli né sbavature. Uno sguardo senza promesse perché già gonfio di certezze. Lo sguardo di un autore vero. Non ci stupiremmo se il suo film diventasse un piccolo cult: lo merita.