Tertium datur

17 Novembre Nov 2012 1215 17 novembre 2012

Il favoloso mondo degli addetti stampa: il Celeste furioso.

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Facciamo l’antico gioco dell’alieno che atterra sul nostro pianeta e per cercare di capire qualcosa di noi si mette a leggere i quotidiani.

La creatura si imbatte nella notizia del Formigoni furioso, dopo essere stato intervistato su La7 da Cristina Parodi e dal suo gruppo (http://www.lettera43.it/politica/l-ira-di-formigoni-contro-parodi-e-la7_4367572781.htm): le domande poste esulavano dagli argomenti a lui graditi. Conseguenza, strali e insulti agli autori del programma e alla sua addetta stampa Gaia Carretta, che non è stata in grado di escludere, in fase di accordi preliminari, temi fastidiosi come le inchieste giudiziarie, in cui sono coinvolti il Celeste e la sua giunta. La Carretta non sarebbe stata brava a “concordare” (come si suol dire) le domande e pertanto minacciata di licenziamento.

Il racconto della vicenda, pur con gli aggiustamenti delle rettifiche e delle scuse formigoniane, si presta a una lettura molto chiara. L’extraterrestre avrebbe motivo di capire che l’addetto stampa e/o responsabile della comunicazione è quel professionista che, se vuole portarsi a casa la pagnotta, ha il ruolo e il dovere di impedire al giornalista di fare correttamente il suo lavoro. Altrimenti “ti licenzio!”. E quello che ci avevano insegnato sulla complementarietà dei due ruoli, giornalista e comunicatore, l’uno interlocutore dell’altro, nel rispetto reciproco delle differenti prerogative? Tutto falso? Anche il fatto che un bravo addetto stampa o comunicatore d’azienda, che svolga il suo lavoro con senso della responsabilità e nel rispetto di valori etici condivisi, possa essere per il giornalista una valida fonte di notizie?

C'è una trattativa, si sa. Il legittimo gioco delle parti.

Ma poi, com’è ovvio, sta al giornalista valutare e decidere quali domande fare e cosa scrivere: è il suo lavoro. Si può rifiutare di essere intervistati, ma se si accetta poi bisogna rispondere. E un uomo politico deve sempre rendere conto del suo operato ai cittadini. Conclusioni banali, a quanto pare non superflue.

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