Tertium datur

21 Novembre Nov 2012 1651 21 novembre 2012

Cartoline dall’orrore

  • ...

E ogni volta ci ritroviamo daccapo, ammutoliti e come inebetiti davanti a immagini intollerabili, da cui lo sguardo si ritrae, che la mente si rifiuta di capire. Letteralmente rifiuta di accoglierle e contenerle. Orrore si somma a orrore, e basta. Fino a non percepire più nient’altro.

Sono inestricabilmente intrecciati il valore, la complessità e i rischi delle fotografie che ci arrivano dai luoghi feriti, sanguinanti, del pianeta. Come Gaza. Sono documenti storici di straordinaria importanza, testimonianze preziose, strumenti di denuncia. Moniti a non dimenticare, a non ripetere. Sono immagini che vanno attentamente decifrate e interpretate, domandandoci da chi sono state scattate, dove, quando, in che contesto. Chi e cosa esattamente è stato immortalato, con quali modalità, con quali intenzioni. Qui c’è molto lavoro per gli storici, i giornalisti, gli iconografi. Forse, domani, anche per i giudici di un tribunale.

Di fronte all’umanamente insopportabile, tutti questi razionali strumenti di analisi rischiano però di venire meno, superati e in qualche modo sostituiti dalla contemplazione di un dolore abnorme, dal raccapriccio, da un senso di annientamento dell’umanità. Le parole diventano stentate, inefficaci, impotenti a costruire un discorso adeguato.

Chi è in grado di parlare della morte di quei bambini quasi abbracciati sul tavolo dell’obitorio? Abbiamo visto anche il corpo di un uomo trascinato in un feroce eppure vittorioso carosello di motociclette a Gaza. Alcune foto sono state pietosamente “pixellate”. Sulle prime, abbiamo forse fatto fatica a capire di cosa si trattasse. Possibile? Abbiamo guardato meglio. Le didascalie ci hanno raccontato che si trattava di una spia, di un collaborazionista. Il macabro torneo era chiaramente un avvertimento. Ma questo non è abbastanza, non è una “spiegazione” sufficiente a comprendere. Noi abbiamo visto un disprezzo senza limiti e lo strazio del cadavere di uno sconosciuto che, legato soltanto per i piedi, sull’asfalto delle strade aveva assunto la posizione di un uomo crocifisso con le braccia spalancate.

Correlati