Tertium datur

8 Dicembre Dic 2012 1804 08 dicembre 2012

La vergogna nell’età della globalizzazione

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King Edward VII hospital, fonte: Guardian



Si è suicidata l’infermiera della clinica in cui era ricoverata Kate Middleton, futura sovrana d’Inghilterra, che aveva risposto a domande sulla salute della Duchessa di Cambridge, convinta di parlare con Sua Maestà la Regina Elisabetta. Invece all’altro capo del filo c’erano i conduttori di una radio australiana, la 2DayFM, che tentavano il colpaccio del momento: uno scoop sulla gravidanza della moglie di William d’Inghilterra.

Nelle poche righe di questa notizia, al di là della tragicità della vicenda, molti sono gli elementi che definiscono il contesto mass-mediatico maturato nei nostri anni.

Una donna di quarantasei anni, madre di due adolescenti, si è uccisa per non aver “filtrato” la telefonata, per non averne verificata l’autenticità. E aver in tal modo violato la privacy di una paziente su un tema sensibile come la sua salute. Per di più la paziente è colei che porta in grembo l’erede al trono d’Inghilterra. Nessun provvedimento disciplinare però era stato preso nei suoi confronti.

Forse non sarebbe esatto definire giornalisti i due dj, che dichiarano di aver voluto fare uno scherzo dall’inimmaginabile esito tragico, anche se di fatto stavano svolgendo un lavoro giornalistico, al di fuori di ogni parametro di correttezza professionale.

L’infermiera centralinista si è trovata improvvisamente esposta alla gogna mediatica globale e non ne ha retto il peso. Improvvisamente, si è vista come una persona che agli occhi del mondo intero risulta incapace di fare il proprio lavoro, inadeguata. Un fallimento. Il suo nome legato da ora in poi, per sempre, forse proverbialmente, a questo unico fatto (e qui proprio non si può non pensare a Pirandello). I suoi figli additati, la sua famiglia segnata. Ci sarebbe stato sempre qualcuno, anche a distanza di parecchi anni, a ricordarglielo.

I due dj sono stati sospesi dopo il suicidio di Jacintha (questo il suo nome), e non dopo lo scoop o meglio l’intervista estorta con l'inganno. Poi, anche un importante sponsor dell’emittente si è ritirato.

Ma a quanti bravi giovani giornalisti free-lance negli ultimi anni è stato  continuamente ripetuto che il giornalismo “non è più quello di una volta”, poi il fatto è che “siete in tanti”, emergere è difficilissimo, e non assume più nessuno. Però certo chi riesce a portare uno scoop… “quello che conta oggi è lo scoop”.

Minimizzare questa vicenda leggendola come uno scherzo fatto con leggerezza non farebbe bene al mondo dell’informazione e dei mass-media in generale. Il giornalismo ha un ruolo cruciale per la libertà di tutti: se lo si svilisce, tutti perdiamo qualcosa.

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