Tertium datur

30 Dicembre Dic 2012 1943 30 dicembre 2012

Lo scandaloso Cattelan porta Hitler nel Ghetto di Varsavia

  • ...

Him (Hitler) di Maurizio Cattelan, Ghetto di Varsavia, 15 nov 2012 - 24 febb 2013



E così, grazie a tutti noi, ce l’ha fatta anche stavolta. Maurizio Cattelan dilaga sui mass-media con un'installazione piuttosto disturbante.

Ci risiamo. Dopo la scorpacciata dei mass-media per il dito medio che a Milano si erge eloquentemente di fronte alla Borsa in piazza Affari, dopo gli ultraverosimili bambini impiccati agli alberi, Papa Wojtyła abbattuto a terra da un meteorite, i cavalli imbalsamati appesi, conficcati nel muro o cristologicamente gratificati dal titulus crucis INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù Nazareno Re dei Giudei). Ora tocca a una sua statua-pupazzo di Hitler inginocchiato in preghiera, intitolata Him (Lui), collocata all’interno del Ghetto di Varsavia. Stiamo parlando di uno dei luoghi più dolorosi della storia dell’uomo, non solo del Novecento, dallo straordinario valore simbolico. In grado di evocare istantaneamente tutto l’orrore e l’abiezione dell’Olocausto.

Him (Hitler), statua di Maurizio Cattelan



Him fa parte di una retrospettiva di Cattelan intitolata Amen, in corso in Polonia al Centro per l’Arte contemporanea del Castello di Ujazdowski, incentrata su grandi temi come vita, morte, sacrificio, perdono, memoria storica, identità nazionale, il Male. Di dimensioni poco meno che naturali, è un Hitler con un corpicino da bambino, e qui c’è già il primo corto-circuito percettivo. Il “prodotto” non è nuovo. Precedentemente esposto altrove, sempre con un inevitabile, o meglio perseguito, alone di polemiche, Lui (l’innominabile?) è stato collocato nel Ghetto di Varsavia in modo che lo spettatore debba spiare attraverso il foro praticato in un portone, per poterlo vedere di spalle a distanza non proprio ravvicinata. Quindi se non sappiamo prima che la statua rappresenta Adolf  Hitler, non lo scopriamo guardandone la nuca.

Ci troviamo di fronte soprattutto ad una grande operazione di comunicazione, senza la quale l’opera (o, meglio, l’installazione, dati il contesto e le modalità di fruizione), non esiste. La spettacolarizzazione, lo scandalo programmatico, il sensazionalismo sono da sempre elementi costitutivi del lavoro del controverso scultore padovano. Materiale facile da trattare, per i mezzi d’informazione. In questo caso però Cattelan è arrivato a toccare il tema ancora (e forse sempre) straordinariamente sensibile della Shoah, suscitando la reazione sdegnata del Centro Simon Wiesenthal, che ha parlato di provocazione insensata e di insulto alle vittime dell’Olocausto, oltre che di uso improprio dell’arte. Di parere diverso, peraltro, il rabbino capo della Polonia, Michael Schudrich, il quale ritiene che l’opera possa avere una funzione educativa, spingendo a ricordare e meditare. Attirando e tenendo viva l’attenzione sui crimini del nazismo e la memoria storica.

Him (Hitler) di Maurizio Cattelan, Ghetto di Varsavia, 15 nov 2012 - 24 febb 2013



Fu vera gloria, ossia vera arte contemporanea? In molti se lo chiedono. Qualcuno prova a rispondere. Bastano l’intenzione, la boutade, il colpo di teatro a fare un’opera d’arte? Insomma, no. Bastano (e avanzano) a fare comunicazione. Categoria diversa da arte, cultura, pensiero e informazione.

Ma anche altre domande sorgono spontanee sull’onda di queste riflessioni. Per esempio, perché non si è parlato con lo stesso interesse, con la stessa dovizia di contributi critici e interventi, della splendida mostra luganese di un artista contemporaneo intenso come Tony Cragg, l’estate scorsa? Anche i mass-media fanno parte (e quale parte) del sistema dell’arte, generano valore culturale e finanziario, spostano le quotazioni. Un ripensamento, per non dire un mea culpa, sembra urgente.

Correlati