Tertium datur

17 Gennaio Gen 2013 2345 17 gennaio 2013

Due mamme o due papà: la famiglia gay irrompe in campagna elettorale.

  • ...

Nella campagna elettorale in corso, i temi legati ai diritti delle persone omosessuali stanno assumendo un notevole rilievo. Sono di ieri le dichiarazioni di Mario Monti, cattolico liberale, sulla famiglia, che scaturisce unicamente dall’unione di un uomo e una donna. Il Senatore non ha peraltro escluso altri “strumenti per diverse forme di convivenza”. Ma cosa ne pensano gli italiani? Il paese ha una “pancia”. Quanto queste questioni saranno in grado di orientare il voto? Innegabilmente si colgono tuttora confusione e incertezza su omosessualità, matrimonio gay, omogenitorialità (genitori dello stesso sesso), transessualità e persino identità di genere.

Sono tematiche che vanno a toccare una sfera ancestrale. Di fronte all’epocale rivoluzione antropologica (oltre che sociale) che si profila, non sorprende che si siano sviluppate anche forti resistenze al cambiamento.

Da un lato ci sono dati scientifici, dall’altro posizioni che sono pertinenti all’area del dibattito d’opinioni (e alle diverse sensibilità). Il quadro è reso ancora più complesso dalla matrice religiosa di molti giudizi e convinzioni.

Proviamo a sgombrare il campo, per quanto possibile, da equivoci e pregiudizi, parlandone

Yuri Guaiana, segretario nazionale dell’Associazione radicale Certi Diritti



con Yuri Guaiana, il segretario nazionale dell’Associazione radicale Certi Diritti, che si occupa dei diritti delle persone omosessuali da molti anni. Vicepresidente del Consiglio di zona 2 di Milano, eletto nelle liste radicali nel 2011, Guaiana, che ha alle spalle una laurea in scienze politiche e un dottorato in storia contemporanea, è attualmente candidato alla Camera e alla Regione Lombardia nella lista Amnistia, Giustizia e Libertà.

D: Partiamo dai dati scientifici certi a nostra disposizione e cerchiamo di non dare niente per scontato. Mi propongo anzi di fare un po’ “l’avvocato del diavolo”, in questo senso. Che cos’è l’omosessualità? È una scelta (che quindi si può anche decidere di non fare)?

R: L’omosessualità è una condizione ascritta nella personalità, è un orientamento sessuale. Negli anni ’50 il sessuologo Alfred Kinsey tracciò lo spettro delle diverse gradazioni dell’orientamento sessuale (sette gradi della Scala Kinsey, n.d.r.), dalla esclusiva eterosessualità all’esclusiva omosessualità. Parlare di scelta per l’omosessualità è totalmente fuorviante. È piuttosto una scoperta. Una scoperta di sé. La scelta interviene semmai nell’accettazione del proprio orientamento sessuale, che può comportare anche radicali cambiamenti nel proprio stile di vita. Insomma, la scelta riguarda il coming out, non la condizione.

D: Per secoli si è affermato che è “contro natura”: cosa significa? Forse perché il rapporto omosessuale esclude la procreazione? Ma in natura cosa succede, esiste l’omosessualità in altre specie animali?

R: Prima di tutto bisognerebbe definire che cosa è “natura”. Ci sono varie interpretazioni di questo concetto. L’omosessualità, questo è un dato scientifico accertato, esiste in tutte le specie animali. Direi che invece contro natura è ridurre lo spettro delle possibilità all’unicum dell’eterosessualità: questa è ideologia. Indubbiamente la funzione della riproduzione è delegata all’eterosessualità, ma l’evoluzionismo ci insegna che se l’omosessualità non è sparita ha altre funzioni, forse regolative rispetto a fertilità e infertilità. Ad ogni modo, la specie umana ha utilizzato sempre, in ogni società e tempo, e non solo oggi, la tecnologia applicata alla riproduzione, per porre rimedio all’infertilità o limitare la fertilità. Naturalmente con modalità relative al livello tecnologico del contesto storico.

D: È indiscutibile il diritto delle persone omosessuali di vivere liberamente la propria affettività. Ma questo comporta, oltre al riconoscimento dei propri diritti come coppia (diritto di assistere il proprio partner malato, eredità, reversibilità della pensione etc.), necessariamente anche il matrimonio? Non tutti gli omosessuali si sono dichiarati d’accordo.

R: Io però vorrei parlare di “matrimonio egualitario”, e non di matrimonio gay o matrimonio omosessuale. Non si propone un istituto nuovo: si chiede che coppie dello stesso sesso possano accedere all’istituto del matrimonio civile. Anch’io personalmente non ho un particolare desiderio di sposarmi. Ma è una questione squisitamente politica, una battaglia per l’eguaglianza, a prescindere dalle caratteristiche dei cittadini, come religione, sesso, etnia, orientamento sessuale. Senza discriminazione. È una preclusione inaccettabile sotto il profilo politico-giuridico. Lo Stato che discrimina mina la dignità di tutti i cittadini.

D: Il matrimonio tra omosessuali non è uno scimmiottamento del “modello borghese” che era stato tanto messo in discussione negli anni settanta?

R: Ma per me si può benissimo continuare a contestare. Non si tratta di salvare un istituto in crisi. Il punto è un altro. C’è questo istituto giuridico? Allora deve essere aperto a tutti. Poi bisogna pensare anche a modalità alternative. Certi diritti propone una riforma complessiva del diritto di famiglia, in cui ognuno possa trovare la forma giuridica più adatta, come le unioni civili e anche altre più “leggere”. Quando si parla di tradizione, in genere c’è un grosso equivoco: nel passato la cosiddetta  tradizione non era rappresentata dalla famiglia borghse mononucleare, in realtà moderna. La tradizione è piuttosto la multiformità dei modelli familiari.

D: Per una coppia gay, il matrimonio è l’unica via o la via principale per tutelarsi?

R: Non parlerei di tutela, ma di diritti e doveri. Non credo ci sia una forma “migliore”: ognuno deve essere libero di organizzare i propri affetti.

D: Il matrimonio è necessario per una famiglia con genitori dello stesso sesso? In particolare, necessario per le adozioni?

R: Le adozioni nel matrimonio egualitario sarebbero regolate esattamente come nel matrimonio civile. Non si tratta di una lotta per i diritti di una minoranza, i gay, ma per lo Stato, per la Repubblica, che nasce dall’amore per lo Stato di diritto. Bisogna aprire l’istituto del matrimonio civile a tutti.

D: Se è ormai generalmente ritenuto indegno osteggiare un rapporto amoroso tra persone dello stesso sesso, l’opinione pubblica è invece molto divisa su matrimonio gay e omogenitorialità. A parte il fatto, ovvio, che la cosa più importante per un bambino è essere amato e rispettato, un nodo cruciale riguarda il destino dei figli di genitori omosessuali. Ci sono studi scientifici al riguardo?

R: L’orientamento sessuale non ha alcun effetto sulla capacità genitoriale, né pregiudica in alcun modo lo sviluppo armonioso del bambino, come ha stabilito anche una recente sentenza della Corte di Cassazione. Ma soprattutto ci sono numerosi studi scientifici americani, australiani, sudafricani, belgi (non italiani) che lo dimostrano. Paesi in cui ormai molti figli di genitori dello stesso sesso hanno raggiunto i trent’anni e pertanto è stato possibile studiare la loro crescita fino all’età adulta. L’omosessualità non è una peste che contagia: sono ora adulti, eterosessuali e genitori, quanto i figli di coppie eterosessuali. Nella stessa percentuale.

D: Prima di ogni legge, ci sono le situazioni di fatto. Sappiamo se nel nostro paese ci sono molte realtà familiari con  genitori omosessuali?

R: L’Associazione Famiglie Arcobaleno stima che in Italia circa 100.000 bambini vivano con almeno un genitore omosessuale. Sono in maggioranza figli nati da precedenti relazioni eterosessuali.

D: C’è chi fa differenza tra una coppia di genitori donne e una coppia di genitori uomini: due donne, tradizionalmente, sono considerate in grado di allevare i figli senza uomini, mentre due uomini senza donne non sarebbero all’altezza. La figura genitoriale veramente imprescindibile sarebbe dunque solo quella materna?

R: È un pregiudizio, e anche arcaico. Un retaggio profondo. Chiaramente indirizzato contro i maschi omosessuali, a  quanto pare considerati temibili o non degni. Può darsi che ci siano timori di molestie sui bambini, insieme a un più generale pregiudizio rispetto alla capacità genitoriale dei maschi eterosessuali: padri autoritari o autorevoli, sì, ma non genitori che si prendono amorevolmente cura dei figli come le mamme. La segregazione dei sessi è radicata in tutte le società, anche nella nostra, è tracciata nell’architettura di case, uffici, spogliatoi, bagni… Per evitare la promiscuità e proteggere soprattutto le donne dagli assalti dei maschi. Ma non si pensa che per gli omosessuali ambienti come spogliatoi e bagni per soli uomini sono proprio spazi promiscui. Eppure sono luoghi sicuri… non siamo poi così pericolosi allora.

D: Vorrei provare a capire cos’è la transessualità. Argomento di cui troppo spesso si legge nella cronaca nera, in articoli dai toni solitamente morbosi. Chi è una persona transessuale?

R: La transessualità non ha niente a che fare con l’orientamento sessuale. Le transessuali sono persone che hanno un’identità di genere diversa da quella inscritta nel proprio corpo. Mi spiego: una persona di sesso maschile ed eterosessuale può avere un'identità di genere femminile, e continuare ad essere attratta dalle donne anche dopo aver completato il percorso di transizione (mentre il luogo comune la vorrebbe a quel punto attratta dagli uomini). Oggi la medicina consente di avviare questo percorso in modo da far corrispondere il proprio corpo alla propria identità, ma anche questa deve essere una scelta e non un'imposizione, come oggi è in Italia, condizione necessaria per ottenere il cambio del nome sul documento d'identità.

Correlati