Tertium datur

27 Gennaio Gen 2013 1951 27 gennaio 2013

Tutti svegli davanti al cancello di Auschwitz

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Il cancello di Auschwitz



Quest’anno scrivere un pezzo sulla Giornata della Memoria è come fare la tela di Penelope. Cominci pensando di fissare alcune considerazioni sull’importanza di conoscere il passato, perché non si ripeta. Cosa nota, già detta fin troppo, ma sappiamo che in realtà  non è superfluo, e poi ci sono sempre nuove generazioni a cui raccontare per la prima volta. Sembra quindi opportuno chiarire che fare storia non è praticare il “culto dei morti”: se così fosse, sarebbe molto più sano uscire a fare un giro in mountain bike o a bere qualcosa con un amico.

Quando incontriamo per la prima volta una persona, e ci chiediamo “Chi è?”, per conoscerla ci interroghiamo sul suo percorso di vita. Dove è nata, quando, qual è la sua famiglia, che studi ha fatto, qual è il suo lavoro, cosa le piace, che passioni ha etcetera: il singolo individuo è definito dal cammino fatto per arrivare al punto in cui si trova, nel momento in cui lo conosciamo. Stiamo studiando la sua storia. Questa esperienza è condivisa universalmente, implicita al punto che non c’è bisogno di nominarla.

Per conoscere e capire entità collettive, quali popoli, nazioni, gruppi, movimenti, partiti, associazioni e così via, facciamo lo stesso. Ne studiamo la storia, anche per comprenderne il presente o, nel caso di entità non più esistenti, per coglierne il portato e il lascito, i condizionamenti lasciati in eredità al tempo presente.

Ma, a questo punto, arriva la notizia degli arresti di militanti di CasaPound e quindi le colte considerazioni metodologiche con cui si voleva continuare sembrano francamente fuori fuoco rispetto alla choccante evidenza che nel nostro paese, nel 2013, antisemitismo e negazionismo sono molto vivi e vegeti, come un fiume carsico che vediamo riaffiorare ogni tanto, ma che è sempre rimasto lì, sotto i nostri passi inconsapevoli. Con lo stesso linguaggio, la stessa violenza, la volontà di sfregiare e umiliare, di fare scorrere il sangue (come risulta dalle intercettazioni).

L’attacco del pezzo deve cambiare completamente. Potrebbe essere paradossale come “Un grazie sentito a CasaPound per averci ricordato l'importanza tutt'altro che retorica della Giornata della Memoria: che non riguarda, non ancora, il passato.”

L’articolo è quasi finito e arriva il 27 gennaio: lettura dei giornali online.

Tutto da rifare.

In piena campagna elettorale, il (teoricamente) liberale Silvio Berlusconi si presenta all'inaugurazione del memoriale della Shoah alla Stazione Centrale di Milano, dove rilascia dichiarazioni in cui definisce Benito Mussolini un leader che, a parte la faccenda delle leggi razziali (del 1938, precedenti all’alleanza con la Germania, del 1939), per tanti altri versi ha operato bene e comunque le responsabilità dell’Italia nell’Olocausto sono molto minori rispetto a quelle tedesche: inizialmente non c’era neanche vera consapevolezza… Ancora una volta “italiani brava gente” e perdonismo, come una lapide su quegli anni. Dopo di che Berlusconi si è assopito durante la cerimonia. [Berlusconi dorme al Memoriale della Shoah]

È ignoranza storica o malafede, o entrambe? O, peggio, si è pensato che tali parole possano portare  voti?

Entrando nel merito di queste affermazioni storicamente inaccettabili (che non possono essere derubricate a gaffes) si è espresso con l’autorevolezza della sua indiscutibile ed equilibrata competenza uno storico come Giovanni Sabbatucci, che le ha definite frutto dell’“incultura a-fascista” di Berlusconi. Qui ci limitiamo a ricordare, sinteticamente, pochissimi dati. La marcia su Roma avvenne il 28 ottobre 1922, Hitler prese il potere nel 1933 (dopo il fallimento del putsch del 1923). Mussolini costituì inizialmente un modello di ispirazione per Hitler, che guardava al suo operato, e non viceversa.

La volontà di sterminio dei nazisti non fu rivolta solo agli ebrei, ma a tutti coloro che per le loro caratteristiche erano ritenuti impuri, imperfetti, errori di natura, oltre che naturalmente a tutti gli oppositori politici. In questo visionario e sorprendentemente razionalizzato delirio di purificazione persero dunque la vita anche bambini e adulti handicappati, omosessuali, zingari di diverse etnie, artisti, scrittori, intellettuali, attivisti cristiani e molti altri. Da ben prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale.

Finchè non ci rendiamo conto che davanti al cancello di Auschwitz siamo tutti ebrei, che Auschwitz riguarda per sempre ciascuno di noi, corriamo il rischio che la fotografia di Berlusconi addormentato al Memoriale della Shoah sia l’immagine della coscienza del paese.

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