Tertium datur

7 Febbraio Feb 2013 2049 07 febbraio 2013

Courbet all'origine del mondo: il sesso e il volto

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Il settimanale francese Paris Match pubblica oggi con la massima enfasi la notizia che, finalmente, L’origine del mondo di Gustave Courbet ha un volto.

Gustave Courbet, L'origine du monde (1866) © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

































Come ormai sanno anche i bambini, che nella loro innocenza ogni giorno ammirano il dipinto del 1866 liberamente sciamando al Musèe d’Orsay di Parigi, il piccolo quadro (circa 55 x 44 centimetri) rappresenta una vulva femminile, che viene mostrata divaricando delicatamente le gambe, in un’inquadratura che sembra presentare l’immediatezza e il taglio di un’istantanea fotografica. L’opera infatti mostra solo parzialmente il corpo di una donna, dal seno alle cosce: non ci è dato vedere il suo viso.

Però sappiamo (sapevamo già) a chi appartiene l’archetipica parte del corpo femminile, ritratta con devozione nella tela, quale fonte di vita e gioia di vivere. La giovane ventiquattrenne, che ha consegnato alla relativa eternità dell’arte (oscenamente o generosamente, ai lettori la sentenza) la sua più segreta bellezza, a sua volta artista, è l’irlandese Jo Hiffernan, la donna amata dal pittore James A. McNeill Whistler, che l’ha dipinta (per intero) molte volte, valorizzandone i tratti eterei e le lunghe chiome rosse. Mentre Courbet, paladino del realismo e decisivo padre fondatore della pittura moderna, anche in altri quadri, come Il sonno, ha visto in lei una più carnosa fisicità.

La notizia pubblicata da Paris Match e ripresa in Italia dal Sole24Ore (di cui sembra peraltro prudente aspettare qualche altra conferma) riguarda in realtà il ritrovamento sul mercato antiquario, nel 2010, di una piccola tela raffigurante una testa riversa di donna molto somigliante a Jo, che le perizie svolte in questi due anni confermerebbero essere un altro frammento del quadro da cui proverrebbe anche L’origine del mondo.

Il quasi scoop di Paris Match, 8 febbraio 2013. L'identità della modella dell'Origine du monde è ampiamente nota.



Sono passati cenoquarantasette anni, e nell’epoca della sovraesposizione di corpi reali nei minimi dettagli, del libero accesso a YouPorn, della “pornografia democratica”, ancora ne stiamo parlando.

In primo luogo, senz’altro perché proprio non è pornografia. È squisitamente arte erotica, sovraccarica di stratificazioni culturali e ormai della lunga storia della sua fruizione: tutti elementi che possono dirci molto anche sull’evoluzione del gusto e della mentalità. È una rara e profonda meditazione sul potere vivificante di Eros, un gesto artistico radicalmente lirico, un’epifania del nesso che lega sessualità, gioia di vivere, vita, riproduzione.

È ancora in grado di scandalizzare, ovvero, nel senso migliore del termine, di emozionare e far interrogare le coscienze. In grado di farsi rimuovere dai profili di Facebook, ad esempio, benchè per guardare il dipinto dal vero (la penna stava per scrivere dal vivo), da vicino e liberamente, sia sufficiente pagare il biglietto d’ingresso all’Orsay. Anche se non teniamo più L’origine del mondo nascosta dietro una tenda verde, in un boudoir segreto avvicinabile da pochi privilegiati, come faceva il suo committente Kahlil-Bey, ambasciatore ottomano a Atene e San Pietroburgo, facoltoso collezionista, appassionato estimatore delle grazie femminili, del gioco e del bel mondo. O come ha fatto lo psicanalista Jacques Lacan, che l’ebbe in suo possesso per molti anni, dopo che l’olio passò per le mani del mercante Bernheim-Jeune e del Barone ungherese Ferenc Hatvany, tra gli altri, e prima di fare il suo debutto in pubblico a New York nel 1988, approdando infine nell’alveo delle collezioni dello Stato francese nel 1995.

Finchè ci sono ancora (un po’ di) autentico scandalo e censura, c’è speranza: che non tutto sia stato appiattito nella più vuota insignificanza.

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