Tertium datur

8 Marzo Mar 2013 2245 08 marzo 2013

Maddalena Crippa, anima errante tra arte e impegno civile: la crisi è occasione di cambiamento, adesso le riforme.

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Una giovane donna, vestita modestamente, è seduta nella sala d’attesa di un ambulatorio. È in ansia, ogni tanto si tocca il ventre con le mani. Parla con una dottoressa dietro il vetro smerigliato dello studio medico. È incinta.

Maddalena Crippa in Anima errante di Roberto Cavosi



È  una delle prime scene di Anima errante di Roberto Cavosi, Sara è interpretata da Maddalena Crippa. Siamo a Seveso, nel 1976. Quando dall’ICMESA, un’azienda chimica, si sprigiona una grande nube di diossina. La parola “diossina” in quei giorni diventa cupamente familiare agli italiani. È una sostanza estremamente tossica: ustionante, cancerogena e teratogena, usata per fabbricare le bombe al napalm in Vietnam. Il rischio di dare alla luce bambini con terribili malformazioni è molto alto, ma non si hanno neppure a disposizione dati scientifici precisi. Seveso viene evacuata, abitanti di ogni età vengono ricoverati in ospedale affetti da gravi casi di cloracne, ustioni, difficoltà respiratorie, irritazione agli occhi. Un disastro che non è mai stato dimenticato e i cui effetti non si sono ancora esauriti.

Il tema è drammaticamente attuale: persone inconsapevoli e indifese pagano le conseguenze delle azioni decise altrove, da altri. Non sempre legittimamente o responsabilmente. Un problema che va a toccare il nodo sensibile che lega informazione e democrazia. Tertium datur ne ha parlato con Maddalena Crippa, una Sara estremamente convincente nei diversi registri del testo, che alterna cronaca e mito, racconto e sacra rappresentazione.

D: In Anima errante colpisce molto la verità delle scene coniugali, l’intensità del dialogo tra marito e moglie. Il modo in cui viene restituita la dimensione semplice della quotidianità delle persone, nel momento in cui vengono travolte dalla tragedia.

R: E insieme al lavoro sul realismo, nel testo di Cavosi ci sono il piano simbolico, il piano mitico e anche una grande attenzione al verso, al ritmo della parola.

D: La piéce rende molto bene l’impatto apocalittico dell’incidente di Seveso sulle persone colpite. La nube porta via tutto, porta via la sua vita alla protagonista. Niente può tornare a essere come prima.

R: Purtroppo sembra che non abbiamo imparato niente… Per esempio, per quanto riguarda Seveso, non si parla affatto dei casi di tumore in Brianza e del collegamento con la nube di diossina. Ma non era certo finita lì, nel 1976. Anziché intensificare i controlli, prendere provvedimenti e inasprire le pene per questi reati, si è fatto molto poco. Ormai serve un cambiamento epocale, sul piano ecologico, sociale, politico, economico. Non si può continuare con questo sistema del libero mercato sopra a ogni cosa.

D: I singoli individui si trovano disarmati di fronte a tragedie di queste proporzioni.

R: In Anima errante, Sara è lasciata sola. Ma l’atteggiamento con cui reagisce è fondamentale: combatte, pretende rispetto, si permette si sperare. Malgrado tutto e tutti. La sua ostinazione è una grande lezione di dignità. È sempre la sua combattività che la spinge a rivolgersi alla Madonna, a chiederle il miracolo che ritiene le sia dovuto.

D: Di fronte all’oscura minaccia della diossina, senza risposte, Sara si rivolge infatti alla Madre per eccellenza, a Maria. È sorprendente che alcuni abbiano parlato di “testo antiabortista” di fronte al dramma di una donna che vede violata la propria gravidanza, tanto desiderata, dall’esposizione alla diossina. Sara, che ha subito un’enorme ingiustizia, si trova sola davanti a un futuro ignoto.

R: Infatti è un’affermazione totalmente fuori strada. Lo spettacolo è stato bollato da alcuni, magari prima ancora di vederlo, come “cattolico” e “antiabortista”. E oltre tutto, io che personalmente non credo, non vedo come la dimensione religiosa di un testo potrebbe essere considerata in sé negativa.

D: Il personaggio della Madonna in Anima errante è una presenza più mitica che religiosa: è la personificazione della Maternità e di quella speciale capacità di ogni madre di provare il dolore del figlio, e con ciò è una figura universale. Come è universale quell’impulso ad andare oltre sé che spinge i fedeli a pregare e che trova nei non credenti altri modi di esprimersi.

R: Io mi trovo spesso a dialogare con i miei genitori, che non ci sono più.

D: Lei ha iniziato giovanissima: la sua è una carriera lunga, ricca, internazionale. Da Shakespeare e Goldoni, Ibsen, Cechov e Dostoevskij, fino a Gaber, l’impegno civile è  una costante nel suo lavoro.

R: Assolutamente. L’impegno civile è sempre stato un criterio per la scelta degli spettacoli da mettere in scena. Non basta che ci sia un buon testo o un bel personaggio femminile. Dev’esserci la necessità di fare quel lavoro.

D: Come vede l’Italia in questo momento di profonda crisi? Etimologicamente "crisi" è una parola affascinante, un punto di svolta, dopo cui si può guarire o morire…

R: La crisi può essere benedetta, l’occasione per migliorare. Voglio essere ottimista. È una chance grandissima. Ma il pericolo è la chiusura. Bisogna rifondare i valori, le regole: ci vogliono esempi integerrimi. In politica bisogna unirsi, per fare le riforme: il Partito Democratico, i grillini, Monti… E finalmente fare i tagli verticali alle èlite, fare la riforma elettorale.

D: Ritiene che il fenomeno M5S costituisca un’opportunità?

R: Sì, è un’energia che ha catalizzato le forze per il cambiamento. Una grande opportunità, contro l’incapacità della politica di intercettare l’esigenza di rinnovamento e il malessere degli italiani. Però non si tratta solo di “distruggere”, adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare, di passare dalle parole ai fatti. Da non sprecare.

D: Oggi è l’8 marzo. Negli ultimi anni retorica e una certa deriva commerciale avevano un po’ sbiadito la Festa della Donna, ma la tragicità del femminicidio ha riportato l’attenzione su temi rilevanti.

R: Il femminicidio rientra in una crescita esponenziale della violenza. Pasolini diceva che siamo “tutti in pericolo”. Una società che ti dice solo di possedere, che produce masse di infelici, alimenta la violenza. Sembra che non si riesca a reggere il dolore, la fatica, il fallimento. Ma il dolore e la crisi sono campanelli d’allarme, che ci danno l’occasione di prendere in mano e cambiare la nostra vita. Però il cambiamento deve avvenire dentro di noi, prima che fuori. La fonte, il motore del senso, è all’interno. Io credo si tratti prima di tutto di accettare la propria vita. Attraversare il dolore, non rimuoverlo, per affrontarlo. Tocca a tutti, anche i più fortunati o privilegiati, prima o poi. L’unico modo per farcela è aprirsi agli altri, ritrovare la forza di essere insieme.


TieffeTeatro


ANIMA ERRANTE


di Roberto Cavosi


con Maddalena Crippa, Francesco Colella, Carlotta Viscovo,


Francesca Mària, Stefania Medri, Raffaella Tagliabue,


scene Daniele Spisa


costumi Margherita Baldoni


canti a cura di Emanuele De Checchi


luci Matteo Crespi


regia Carmelo Rifici


Lo spettacolo è in tournèe fino al 19 marzo per le ultime date nei teatri lombardi.

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