Tertium datur

4 Luglio Lug 2013 1519 04 luglio 2013

"La vita oscena": Aldo Nove e Flaubert per raccontare abisso e rinascita

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Clara Galante e Nicola Russo in 'La vita oscena'



Attraversare le fiamme, uscire dal fuoco. Sopravvivere al dolore, alla perdita radicale di affetti, beni, speranze. Peggio, delle proprie radici. Riemergere da esperienze di abiezione. E rinascere dopo l’oscenità di una vita (che peraltro non era mai stata veramente “scelta”), anche grazie alla scrittura, che aiuta a mettere ordine, a dare forma all’indicibile, a ricostruire paesaggi esistenziali dotati di nuovo senso.

Il coraggioso racconto autobiografico di Aldo Nove è ora uno spettacolo teatrale di grande intensità, all’Elfo Puccini di Milano fino a sabato 6 luglio (e diventerà presto un film diretto da Roberto de Maria, con Clement Metayer e Isabella Ferrari). Messo in scena da Nicola Russo, attore, autore e regista, che lo ha fuso con brani tratti dal racconto San Giuliano Ospitaliere di Flaubert in una scrittura estremamente convincente. I due testi si intersecano, si sovrappongono, dialogano tra loro, dando luogo a insospettate risonanze.

È un viaggio nell’autodistruzione, la storia di “un’iniziazione all’abisso” originata dalla perdita tragica e repentina di entrambi i genitori, quando Antonello (il vero nome di Aldo Nove)  era appena adolescente. Una autentica discesa agli Inferi, nell’indifferenza di tutti: droghe e psicofarmaci, i tentativi di suicidio, la disperazione, le esperienze avvilenti di sesso mercenario ed estremo, l’esplosione della casa, la vita in un istituto. La pornografia e la scoperta della poesia: in entrambi i casi, la realtà della vita in frammenti. Sul palco per oltre un’ora di performance serrata, insieme a Nicola Russo, sensibilissimo interprete, c’è Clara Galante, che con la sua elegante femminilità e un formidabile dominio della voce dà vita a una sofisticata “mistress” sadomaso.

Il gioco delle parti è chiaro: è lei che dà i tempi e conduce la narrazione all’interno di un ambiente che si configura come un set psicanalitico, e che alla fine avrà pertanto svolto un ruolo paradossalmente liberatorio, di cura. La recitazione è sostenuta da una palese sintonia simbiotica tra i due attori.

Clara Galante e Nicola Russo in 'La vita oscena'



La scrittura drammaturgica e la regia riescono a trovare la giusta distanza e la misura necessaria per evitare ogni rischio di deriva morbosa, concentrandosi – addirittura empaticamente – sulla vicenda umana. Un velario tra gli attori e il pubblico è la “quarta parete” che protegge e attenua: è una soglia che filtra, più che dividere, su cui vengono proiettate immagini video di grande suggestione.

“Le storie vengono da un luogo lontano dove siamo già stati… Raccontano di prove. Di padri e di madri. Come si esce dal fuoco”. E raccontano di come il mondo sia, precisamente in questo istante, del tutto incomprensibile e bellissimo. Almeno per chi ce l’ha fatta, fortunatamente, a uscire a riveder le stelle.



LA VITA OSCENA
di Aldo Nove
con libere incursioni da San Giuliano Ospitaliere di G. Flaubert
Drammaturgia e regia: Nicola Russo
con Clara Galante, Nicola Russo
scene e costumi: Giovanni De Francesco
luci: Cristian Zucaro
assistente alla regia e organizzazione: Isabella Saliceti
video e progetto grafico: Liligutt studio
una produzione MONSTERA
realizzata in residenza al teatro Elfo Puccini

1-6 Luglio 2013
19h30
TEATRO ELFO PUCCINI
corso Buenos Aires 33
www.elfo.org
www.monstera.it

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