The Marketing Box

26 Luglio Lug 2014 1237 26 luglio 2014

Il (tangibile) valore dell'intangibilità

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Frasi come “faccio il backup e arrivo!”, piuttosto che “ti mando la foto con il numero di telefono così non lo perdiamo”, erano impensabili fino a qualche anno fa e soprattutto non avrebbero avuto alcun senso. E ciò non tanto per il significato intrinseco di certe parole (tipo backup) o per l’apparentemente folle idea di scattare una foto ad un foglietto con un numero di telefono (un tempo le foto erano per le occasioni speciali!). Il vero motivo per cui avrebbero fatto uno strano effetto è legato al concetto di sicurezza che attribuiamo a questi gesti “digitali”.

Per coltivare la passione della poesia e cercare di smettere di bere, nel marzo 1971 Jim Morrison si trasferì con la compagna Pamela Courson a Parigi.
Il 3 luglio dello stesso anno morì in circostanze mai chiarite del tutto nella casa in cui la coppia alloggiava da pochi mesi, l'ampia camera di un palazzo Beaux Arts del XIX secolo situato al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere de Le Marais. Secondo la versione ufficiale, Jim Morrison fu trovato privo di vita nella vasca da bagno da Pamela (nella foto il quaderno degli appunti di Jim Morrison).

Sembra di parlare di preistoria, ma solo qualche anno fa, quando le varie tecnologie e i social network sì c’erano, ma erano sicuramente meno diffuse, pervasive e anche evolute rispetto a come lo sono ora, guardavamo a tutte queste “novità” con un occhio di perplessità. Il modo più sicuro per ovviare ad un vuoto di memoria di una nostra password erano l’agenda cartacea o il blocco di post-it colorati troneggianti sulla nostra scrivania. Adesso l’agenda è per inguaribili nostalgici (o per chi litiga strenuamente con il calendario digitale, rifiutandosi di capire come funziona) e i post-it sono collettori di quei numeri di telefono di cui prima e che poi verranno fotografati con uno smartphone…

WhatsApp è stata comprata da Facebook per 19 miliardi di dollari.

Prima temevamo che il mondo virtuale potesse sottrarci preziose informazioni qualora avessimo deciso di affidarle solo a lui. Il mondo reale, fatto delle sue ben conosciute “cose” tangibili, ci dava sicurezza: se lo posso toccare allora esiste e almeno in qualche misura lo controllo! …Andate a dire, magari ad un ragazzo adolescente, che il suo account Facebook non esiste solo perché intangibile! Potrebbe reagire in modo sconsiderato.

LinkedIn assume più uomini che donne.

Le nostre informazioni, le nostre immagini, i nostri stessi pensieri vengono sempre più affidati all’online, sia per comunicarle più agevolmente agli altri, sia per “archiviarle” per noi stessi. La quintessenza di quanto è accaduto è fornita dalle foto: per diverso tempo anche dopo la decaduta delle macchine analogiche e l’avvento di quelle digitali, molte persone andavano regolarmente a far stampare le proprie foto, per esempio dopo le vacanze o dopo le feste (se non altro quelle più belle). La fotografia cartacea dava senso a ciò che raffigurava e servita a “salvare” un bel momento che altrimenti sarebbe rimasto nascosto nella macchinetta. Adesso la foto acquisisce un senso nel momento in cui a) è stata applicata l’auto-ottimizzazione dell’iPhone (!), b) è stata condivisa sui social network (Instagram, Whatsapp, Facebook, Twitter, un blog,…). Le foto non finiscono più nelle cornici, ma sui profili. Non sono più sane e salve nel momento in cui vengono fissate su carta, ma nel momento in cui finiscono in rete (perché si sa, quello che è sul web non si cancella…).

Prima avere una foto solo sul cellulare era considerata un’attività imprudente che caratterizzava individui con altra propensione al rischio: e se cambi o perdi il telefono?, e se per sbaglio la cancelli?,… Con gli smartphone che ci consentono di essere perennemente connessi, i telefoni sono diventati il veicolo per far sì che le foto vengano eternate. Basti pensare quante volte scegliamo di scattare una foto con lo smartphone anziché con la macchina fotografica (che offrirebbe anche una qualità superiore), perché così la si può mandare nelle chat di gruppo, piuttosto che postarla sul proprio profilo Facebook e soprattutto è già nel rullino foto, che è la raccolta che alla fine viene sempre con noi.