The memories box

8 Maggio Mag 2017 1657 08 maggio 2017

Capitoli 1 e 2

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1

Elena apre la porta e lo vede. È uno scatolone di cartone, come quelli usati per i traslochi. Si guarda intorno cercando di capire chi possa averlo messo ma il vialetto è vuoto.
Dopotutto sono le sette del mattino e non è strano che lo sia.
Lo prende, non ci sono intestazioni.
E’ solo stato chiuso con del nastro adesivo. Entra e richiude lentamente la porta.
E’ tesa ma anche curiosa. Forse non sarà la scelta giusta ma è intenzionata ad aprirlo, dopotutto cosa potrebbe succedere.
Si siede sul divano e prende la tazza di caffè fumante che ha preparato.
Disigilla i lembi e guarda all’interno. Il respiro le diventa affannoso e sente il battito del suo cuore rimbombarle nelle orecchie. Le succede ogni qualvolta accade qualcosa di inaspettato.
Una mano le tocca la spalla e lei sussulta: è Giuliano, suo figlio.
“Mamma dobbiamo andare a scuola”.
“Certo tesoro sono pronta” dice quelle parole in maniera automatica ma pensa a tutt’altro, soprattutto a dove mettere la scatola.
La raccoglie dal divano, cerca di richiuderla alla men peggio e la porta nel bagnetto vicino alla cucina, dove si rifugia anche lei. Nessuno entra mai lì dentro, usano tutti quello al primo piano, ha più funzione di sgabuzzino.
Nessuno farà caso a quello scatolone che Elena cerca di mimetizzare vicino ad altri.
Si prepara velocemente, indossa un jeans e una felpa e corre dal figlio. Oggi è il suo primo giorno alle scuole medie e lei quasi se ne è dimenticata.
Osserva il suo letto, ancora sfatto e vuoto perché Andrea non c’è. È fuori per lavoro ma tornerà nel pomeriggio, in tempo per la cena.
Il percorso che la conduce alla scuola, situata a pochi isolati di distanza le sembra infinito. Ha il pensiero che la porta lontano, ma deve essere lucida. Giuliano ha bisogno di lei, per il resto c’è tempo.
È il momento dell’assegnazione della sezione, il cortile è pieno di madri e padri emozionati all’idea che il loro cucciolo stia crescendo e si stia affacciando ad una nuova realtà scolastica, un po’ più pesante della precedente.
“Ciao Elena”.
E’ Eleonora, la madre di Luca, grande amico di Giuliano e moglie di Federico, grande amico di Andrea.
“Anche tu stordita come me”.
Elena asserisce sperando solo che finisca tutto presto e possa tornare a casa quanto prima. Eleonora non si schioda da vicino a lei e non c’è verso di farla smettere di parlare. Solo quando i rispettivi figli si sono avviati nella loro classe si congeda.
“Allora ci vediamo stasera” le dice prima di salutarla.
“Stasera” Elena ha dimenticato la cena. Ha invitato Federico ed Eleonora per festeggiare il primo giorno di scuola e anche dare una sorta di addio all’estate.
Ma come avrebbe potuto dedicarsi a prepararla, la sua testa non le permette di pensare ad altro se non a quella maledetta scatola. È mattina e volendo avrebbe tutto il giorno per dedicarsi ai suoi meravigliosi manicaretti. Perché lei è una cuoca bravissima. Adora cucinare e sperimentare ogni volta piatti nuovi ma non oggi, non può.
E’ una decisione sofferta ma deve farlo. Parcheggia la macchina ed entra nella rosticceria situata poco distante dalla scuola. Non è solita comprare lì ma sa che la cucina è buona. Le basterà scaldare tutto poco prima dell’arrivo degli ospiti e nessuno se ne accorgerà.
Compra uno di tutto e spende molti soldi, forse troppi considerando quello che le buste contengono ma non può fare altro. Se solo decidesse di iniziare a cucinare rischierebbe di rovinare tutto, e come minimo gettare ogni cosa nel cestino.
E questo non può permetterselo, ne va della sua reputazione, sia di cuoca che di giornalista.
Ha studiato tanto per diventare giornalista professionista e c’è riuscita senza problemi. Ed attualmente, dopo anni trascorsi a scrivere di cultura e spettacolo, si occupa di cucina. Ha una rubrica su un giornale che le consente di lavorare da casa ed occuparsi totalmente di suo marito, e di suo figlio.

2

La guarda, è tutto come aveva previsto. I suoi gesti sono gli stessi ogni mattina. Prepara il caffè e con la tazza in mano si avvicina alla finestra del salone. Scosta la tenda e guarda fuori, forse per vedere che tempo si prospetta all’orizzonte.
Lo ha visto, lo scatolo è sullo zerbino ed è impossibile non notarlo da quella distanza. Si sta avvicinando alla porta, eccola, lo ha preso.
Ovviamente si guarda intorno per capire chi lo abbia messo ma non lo vede, non può vederlo. Ha messo la macchina in un vialetto di fronte e si è abbassato totalmente, non può in alcun modo essere osservato ma lui può osservare lei.
E’ sempre bella, con quella vestaglia che le cinge la vita sottile, quei capelli color oro che le cascano sulle spalle esili e gli occhi verdi e grandi. Non può ma sembra di sentire il suo odore. Quel profumo di fresco, paragonabile a quello delle rose in un giardino primaverile.
Quando chiude la porta lui chiude gli occhi. Nella sua mente immagina ogni suo gesto e movimento, lo stato d’animo, le emozioni che possa provare, e lo sgomento. Non può lontanamente indovinare cosa ci possa essere in quella scatola. Forse pensa ad un regalo, o ad un pacco recapitato ad Andrea, forse ad uno scherzo di cattivo gusto, ma mai potrebbe immaginare cosa ci sia, cosa quelle quattro pareti di cartone possano custodire.
Sa bene che sta per farla soffrire, che sta per farle del male, ma non può più aspettare. Non c’è più tempo ormai.

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