The memories box

11 Maggio Mag 2017 1507 11 maggio 2017

Capitolo 5

  • ...

5

“Era tutto buonissimo” esclama Eleonora mentre si avvia verso la porta con in mano un cartoccio di cibo avanzato per il suo cane.
“Grazie” risponde Elena con un tono poco convinto. Sa benissimo che quello che ha servito quella sera ha ben poco a che vedere con il suo reale modo di cucinare.
Sistema le ultime cose prima di andare a dormire e entra in camera di Giuliano, che ha messo a letto dopo essere crollato sul divano.
Osserva il suo respiro ritmato e quei lievi movimenti delle palpebre. È il suo ometto. Nella testa scorrono le immagini della sua breve vita, dal giorno in cui glielo hanno sistemato sulla pancia e lui per miracolo ha smesso di piangere. Il primo cambio del pannolino, il primo bagnetto, le pappe. Sono ricordi vivi nella sua mente.
È tutto sistemato come i pezzetti di un puzzle che si compone lentamente ma dove nulla è fuori posto. E in tutti questi ricordi si fa strada anche quel maledetto incidente.
“Non vieni a letto?” la voce di Andrea la riporta alla realtà.
“Certo arrivo, sistemo le ultime cose di sotto e ti raggiungo”. E’ una bugia, avrebbe solo aspettato che lui crollasse dal sonno e avrebbe fatto quello che doveva. Non si sarebbe minimamente accorto della sua assenza. Quando si addormenta non sente più nulla. Ci sarebbe potuto essere anche un uragano ma lui non si sarebbe spostato di una virgola, dalla sua posizione ormai nota, a pancia in giù, la stessa di Giuliano.
Prepara una tisana alle erbe che spera possa calmarla, anche se sa bene che non basterà.
Apre la maniglia del bagno e per un istante spera che lo scatolone non ci sia, che sia stato solo un brutto incubo e che miracolosamente tutto sia sparito.
Invece eccolo lì, nella stessa identica posizione, segno che nessuno lo ha toccato. Lo prende cercando di fare il minimo rumore. Si avvicina al divano e si siede.
Lo apre e guarda al suo interno. E’ la scatola dei ricordi, i suoi ricordi. Vecchie fotografie, ritagli di giornale, pupazzi, piccoli oggetti che ha vinto al luna park.
E’ tutto sistemato meticolosamente, con un criterio, di colore o di grandezza. Non è opera sua, lei non è mai stata così. Ha sempre amato l’ordine ma nella maniera giusta, senza che questo potesse sfiorare l’ossessione.
Comincia a prendere ogni oggetto e lo riconosce. C’è il fischietto che ha usato durante la partita di pallavolo della scuola, quando le è stato chiesto di fare l’arbitro perché aveva male al piede. Il biglietto del cinema di quel meraviglioso film di animazione che ha visto con suo padre. E poi c’è un quaderno, il ricettario di sua madre. Da lei aveva preso la stessa passione.
Erano prevalentemente dolci, ma spuntava anche qualcosa di salato. Lo sfoglia velocemente, ricorda quando lei glielo ha dato. Aveva appena sette anni ma le disse che era sicura che sarebbe diventata una bravissima cuoca. Si era cimentata nella realizzazione della torta di compleanno del padre. Ed era riuscita perfettamente.
Con quel quaderno avrebbe imparato tanti trucchi, tantissime nozioni che le avrebbero permesso di migliorare sempre più, le aveva detto.
Togliendo altri oggetti cade una pallina, di stoffa, piccola, morbida, una di quelle antistress. Non le dice nulla, non ricorda in quale occasione la abbia ricevuta. Tutto le indica qualcosa, tranne quello.
Forse è sua, è di chi le ha inviato quel regalo. Ma come poteva avere le sue cose. Sono ricordi, i suoi ricordi, che avrebbe dovuto custodire da sola, in un angolo remoto della memoria. Non dovevano essere reali, dovevano essere stati distrutti. Certamente non potevano trovarsi in uno scatolone.
Erano ricordi di una vita, una vita di tanti, troppi anni prima. Una vita che non le appartiene più, che forse non le era mai appartenuta veramente. Quella era una Elena che non esiste più. Che nessuno conosce, ma a quanto pare non è così.


Correlati