The memories box

12 Giugno Giu 2017 1726 12 giugno 2017

Capitoli 11 e 12

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11

Andrea e sua suocera sono andati via e Giuliano dorme al piano di sopra. In un’altra occasione sarebbe stata la persona più felice del mondo al pensiero che la donna con la quale non ha nulla in comune a parte il figlio, la abbia lasciata finalmente sola, per mesi, perché non si sarebbe fatta viva prima di Natale.
Di norma sarebbe stato così ma non quella sera. Deve spostare la scatola, quel posto non è sicuro. Comincia a girare per la casa, guardandosi intorno. L’unica soluzione è metterlo in garage.
Prende lo scatolone tra le braccia, lo sigilla nuovamente e esce dalla porta lentamente richiudendola. Apre la saracinesca ed entra. Di quel posto dovrebbe occuparsi Andrea, ma a parte qualche ripulita una volta ogni tanto, non lo tocca e con il tempo si è riempito di polvere e cianfrusaglie.
Guarda le scaffalature di alluminio e cerca qualcosa della casa, qualche angolo che appartenga a lei e dove il marito non metterebbe mai le mani. Vede un vecchio vaso ancora incartato, un regalo di nozze che non è piaciuto a nessuno dei due e che non è stato mai messo in casa. E’ un po’ in alto ma cerca di prenderlo.
Ci riesce ma le cade addosso qualcosa. Guarda a terra e le vede, sono sue cartelline. Le apre e trova incartamenti medici. Tutti gli esami, le ecografie, il ricovero, il raschiamento. Tutto è racchiuso in quelle pagine.
Era incinta di cinque mesi quando l’ha persa. Era femmina, la sua principessina. La amava anche se non la conosceva ancora. Non aveva programmato quella gravidanza, era stata un meraviglioso imprevisto, frutto di una notte troppo spensierata.
Ricorda ancora quando ha fatto il test. Lei e Andrea attendevano con ansia quei pochi minuti per vedere quelle due righine rosa. In fondo sapevano che era incinta ma volevano togliersi ogni dubbio. Quando lessero il risultato si baciarono. Sembravano due bambini contenti di un nuovo giocattolo.
Al contrario della prima gravidanza che era stata più burrascosa, la seconda si prospettava meravigliosa. Fin dall’inizio cominciò a creare un legame indissolubile con quell’esserino che popolava la sua pancia.
Andrea avrebbe voluto un altro maschio ma lei preferiva la femminuccia. Le sarebbe piaciuto rivedere in lei qualcosa di se stessa. Erano felici e anche Giuliano, per quanto un po’ tramortito da tale notizia, si stava abituando all’idea. Sapevano che la gioia attuale si sarebbe trasformata in gelosia soprattutto i primi tempi ma erano pronti ad affrontare tutto. Con il loro amore.
Anche Clara sembrava essersi ammorbidita alla notizia che sarebbe arrivato un altro nipote. Quando glielo dissero le sembrava di aver visto addirittura una lacrima che le rigasse il volto e che lei fu repentina ad asciugare.
La felicità regnava sovrana, sembrava come se ogni cosa stesse nel posto giusto, che ci fosse stato un disegno ben definito, che nulla fosse stato lasciato al caso.
Ma probabilmente Dio non ha voluto così, pensa. Riprende in mano le cartelline e le ripone in un altra scatola, dove sa che ci sono le prime cose che ha comprato per lei. Non c’è molto. Solo qualche vestitino che non era riuscita a non comprare.
Rimette tutto al suo posto, non è venuta lì per questo, deve posare lo scatolone prima che torni Andrea. Il rumore di un’ auto fuori la spaventa, pensa sia suo marito, ma per fortuna sente che prosegue, è stata solo una macchina di passaggio.
Ripone il tutto in uno scaffale alto, aiutandosi con la scala. Esce di fretta dal garage, e torna in casa.

12

Si era ripromesso di non farlo e invece eccolo lì. Di nuovo nel vialetto di fronte casa sua. Vede la macchina di Andrea che va via, con una donna al lato passeggero ma non è lei. Elena è alla porta con il bambino.
Saluta ed entra. Dopo poco una luce si accende al piano di sopra. Forse lo sta mettendo a letto.
Potrebbe andare via, oppure andare da lei, approfittare del fatto che sia sola. Per un attimo ha messo la mano vicino la portiera, intenzionato ad aprirla, ma non lo fa. E’ ancora presto per questo.
Poi la vede, è uscita di casa e ha uno scatolone in mano, il suo. Non si guarda intorno stavolta, pensando che nessuno a quell’ora della notte possa notarla mentre porta in garage un vecchio scatolone, forse con qualcosa da conservare.
Apre la saracinesca, entra e la richiude alle sue spalle. Chissà cosa sta pensando mentre cerca di nasconderlo, lo avrà aperto di nuovo prima di allontanarsi da quei ricordi o no? Probabilmente il male supera il legame che ha con gli oggetti.
Anche per lui non è stato facile prendere quella scatola. Erano anni che la conservava. E non la aveva più aperta. Tuttavia la teneva con sé, e la aveva portata da una casa all’altra. Era una parte di lui, non riusciva a farne a meno.
Una volta la aveva vista in mano a Daniela. Non era aperta ma lei la guardava, con aria curiosa, cercando di capire cosa contenesse.
“Stavo mettendo in ordine lo sgabuzzino ed è spuntata. Non ricordo cosa ci sia” non era arrabbiata, solo molto curiosa.
“Nulla di importante, sono vecchi documenti di lavoro che ho dovuto conservare”. Gliela prese dalle mani e la rimise al suo posto. Non poteva spiegarle quello che significava ogni piccolo oggetto per lui, lei non avrebbe mai capito. Quella era una vita che a lei non apparteneva, era una parte di lui che non conosceva affatto.
Basta, doveva andarsene. Mette in moto e parte, sfrecciando nel buio. Di certo lei lo ha sentito, si sarà anche spaventata. Per un attimo avrebbe voluto che lo vedesse, ma questo non è possibile.

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