Twittarola

23 Gennaio Gen 2013 1519 23 gennaio 2013

#Mot-diése è più chic di #hashtag

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Jean-Marc Ayrault, 62 anni, primo ministro francese. A lui risponde la Commission générale de terminologie et de néologie che vigila sulla lingua.



Che i francesi fossero sciovinisti anche sull'uso delle parole non è una novità. Che però il grado di influenza del made in France arrivasse a condizionare il più «democratico» social network per ora giunto sul mercato, nessuno finora lo aveva previsto. E invece è successo. Tanto che la decisione è così solenne da essere addirittura iscritta sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica francese: il termine hashtag, che è usato normalmente su Twitter per segnalare e stressare un tema, in Francia si chiamerà mot-dièse. E fine delle discussioni, in 140 caratteri e non.

UNA COMMISSIONE PER I NEOLOGISMI. L'affare è serio. Per vigilare sui neologismi e sulla deriva anglofona della terminologia tecnologica mondiale i francesi, da anni, hanno istituito un organo preposto: la Commissione generale di terminologia e neologia, che risponde all’autorità del Primo Ministro ed è incaricata di favorire l’arricchimento della lingua francese.
Pare di vederla la commissione al lavoro, con glottologi e puristi alla ricerca di una valida alternativa a quel triste e per nulla musicale hashtag. Ne è venuto fuori un suono aggraziato, che potrebbe stare bene in una canzone di Edith Piaf, ma anche di Carla Bruni, volendo. Il morbido mot-dièse che letteralmente significa «seguito significativo di caratteri senza spazio che comincia con il segno #(dièse), che segnala un tema di interesse ed è inserito in un messaggio dal suo redattore per facilitarne l’individuazione». Che fantasia e che chic. In italiano siamo arrivati al massimo a definire # con un misero e per nulla romantico «cancelletto».

TWITTER MAI NOMINATO Il capolavoro della Commissione è però un altro. Mai, in nessun passo che sancisce l'utilizzo di mot-dièse, viene citato il nome di Twitter. Quasi che questa parola si debba usare sempre, mica solo su quella roba social lì. La descrizione d'uso è naturalmente un capolavoro di diplomazia linguistica: «cliccando sul mot-dièse, il lettore ha accesso all’insieme dei messaggi che lo contengono. L’uso del mot-dièse è particolarmente diffuso nei social network che funzionano con micro messaggi». Chi vuol intendere, intenda. Ma non basta.
Se ci fossero dubbi sull'utilizzo e qualcuno pensasse di fare il furbo usando magari il plurale, la commissione ha messo subito le cose il chiaro: «il plurale è mots-dièse. Equivalente straniero: hashtag», si legge sulla Gazzetta Ufficiale. Sbagliare è vietato.

IN PRINCIPIO FU L'ORDINATEUR. A decretare che Mot-dièse diventi di uso comune lo dirà il tempo. E le abitudini dei francesi. Ma sicuramente darà del filo da torcere ad hashtag nel linguaggio comune, così come ha fatto in passato ordinateur, che è il termine francese per indicare computer. C'è da dire però che tra i giovani, soprattutto, computer è di uso comune ormai in Francia. E la stessa sorte è toccata ad altri termini tecnici alternativi all'inglese. Per esempio chat è diventato éblabla e tchatche. Ma in Francia è diventato normale usare tchatche per indicare i chiacchieroni.
Come dire: la lingua per legge si ferma, ma solo per un po.

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