Uomini e mouse

18 Giugno Giu 2012 2229 18 giugno 2012

Usi e abusi della penna (e della tastiera)

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"Parola Poco Pensata Porta Pena. Quindi Prima Pensa, Poi Parla". Una massima che non riesco a togliermi dalla testa. La filosofia tutta sicula delle "10 P" che sostituisce la più famosa regola delle "5 W" del perfetto giornalista di stampo anglosassone. E che, anzi, dovrebbe essere presa in considerazione da molte penne e pennette d'oggi. Cartacee e digitali.
Ormai, però, la regola sembra essersi completamente ribaltata e sui giornali vige la prassi opposta: prima si scrive, poi si pensa. E non sempre. Con una controindicazione più grave delle altre: non ci si dà il tempo di valutare le conseguenze di parole, frasi e giudizi.
Forse è la diretta conseguenza dei mezzi che abbiamo a disposizione. Una penna e un taccuino, o anche una macchina per scrivere, ci impongono di prenderci del tempo per pensare e per trasformare il pensiero in parole. Anche solo per evitarci il fastidioso rituale della cancellazione e della riscrittura (che su un mezzo non virtuale tutto è tranne che una procedura indolore né tantomeno, appunto, virtuale). La tastiera cambia il processo del pensiero dai polpastrelli alla testa: un anticiclone del ragionamento. Cosa ne sarà di noi quando saremo il prodotto di ciò che pensano le nostre mani?
Intanto non consola pensare che le conseguenze (negative) per il giornalismo nostrano sono già iniziate da un bel po'. Troppe mani su troppe tastiere, e troppo pochi cervelli in giro. Una moderna carestia.

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