Uomini e mouse

11 Luglio Lug 2012 2345 11 luglio 2012

Della morte, della Rete

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Della morte tutti sanno qualcosa. Chi sommariamente, chi nel dettaglio. Qualcuno per sentito dire, altri per esperienza diretta, quando quel "vuoto" riempie le giornate a cui bisogna ridare una forma che la tragedia ha cercato di togliere in tutti i modi.  La morte non è una sconosciuta ma, certo, non ci trova mai preparati. Neppure quando, digerito il colpo, proviamo a elaborarla con gli strumenti che ci sembrano più adatti.
E cerchiamo nella memoria e nei ricordi la nostra consolazione quando una persona ci ha lasciati. Per sempre.
Nella mente scorrono le immagini vivide di quello che era e che non può più essere. E nelle orecchie, magari, risentiamo i suoni che accompagnano i flash che rimontiamo in sequenza.

Ma c'è una cosa a cui non eravamo e non siamo ancora preparati: ritrovare in "vita" una persona morta e interagire con lei, o con quel che resta di lei, attraverso la Rete.
Alzi la mano chi non "conosce" almeno una persona morta che continua a vivere su Facebook. Fa paura, mette i brividi, ma non possiamo più farne a meno. E' la dura reltà del web 2.0. Che non sa cancellare né addolcire i ricordi.
Io di amici virtuali con i quali non posso più parlare ne ho già due. E non ho il coraggio di cancellarli dal social network. Mi sembrerebbe di farli morire per la seconda volta.
E ho capito che la sensazione che si prova nel leggere il loro ultimo "post" da vivi seguito, a distanza magari di pochissimi giorni o addirittura ore, dai commenti "a caldo" degli altri dopo la notizia, è un dolore che prende alla bocca dello stomaco.
Scrivi, e aspetti una risposta che non arriva. Riguardi le foto, quelle felici e col sorriso, e ti pare impossibile che si siano conservate intatte nonostante la morte per definizione deteriori tutto ciò che è umano.
Ci ho pensato tante volte e la paura mi ha quasi paralizzato...come sarà la mia vita virtuale quando le fila delle persone scomparse, ma ancora vive sul web, si ingrosserà? Avrò paura di navigare in Rete come se mi trovassi immersa in un parco di zombie? Oppure imparerò a convivere con la morte 2.0 che tende a riempire tutti i vuoti che lascia un corpo che non c'è più?
Sul social network oggi ci sono circa 900 milioni di utenti "attivi" ma, se le statistiche non tradiscono, ogni giorni qualcuno viene a mancare e, nonostante ciò, continua lo stesso a rientrare nel conto degli amici di Zuckerberg. E una bacheca diventa spesso canale di sfogo per il dolore collettivo: gli amici creano pagine in onore ai loro scomparsi, i fan si impadroniscono in Rete delle identità dei loro divi e trovano uno spazio "intimo" dove ricordarli senza la distanza che la notorietà crea nella vita reale.

Facebook è uno strumento pericoloso: ci fa diventare voyeuristi, desiderosi di inseguire la vita altrui, e poi ci porta ancora lì, a inseguire ogni giorno la loro morte.
Senza mai permetterci di elaborare davvero un lutto. E, forse, il timore peggiore è sapere che anche noi saremo in grado di sopravvivere a noi stessi. Almeno virtualmente. E senza il nostro consenso.

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