Uomini e mouse

19 Luglio Lug 2012 1200 19 luglio 2012

Borsellino, la morte fa più paura della mafia

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 Era successo di nuovo. Nessuno aveva digerito ancora l'immagine di quel pezzo di autostrada sventrato dal tritolo. Soprattutto chi da lì passava tutti i giorni e quello, per fortuna, no. Soprattutto chi sapeva già cosa fosse capace di fare la mafia, chi conosceva qualcuno che conosceva il povero Falcone, chi bazzicava per le strade di Palermo perennemente con l'ansia che qualcosa stesse per succedere.
A Borsellino, in quel momento, non pensava nessuno. Si era tutti troppo concentrati sulle spine rimaste conficcate nello stomaco dopo la morte del giudice Giovanni. E nessuno pensava che a tanto dolore se ne potesse aggiungere subito dell'altro.

PRONTI A COGLIERLO IMPREPARATO. Lui, però, lo sapeva. Sapeva che la mafia ha tempi che gli altri non possono capire. Sapeva che non aveva intenzione d'aspettare e che voleva coglierlo così, ancora stordito dalla perdita del suo amico e collega. E con lui era consapevole la sua famiglia. Non riesco neppure a immaginare cosa si prova da figli nel vivere ogni giorno la condanna di un padre. Nel salutarlo tutte le mattine come se potesse essere l'ultima volta. E non per un motivo che si riesce facilmente a capire. Morire per malattia, agli occhi di un figlio, è certo più comprensibile che morire di Stato.
Noi, in Sicilia, da maggio a luglio abbiamo continuato a vivere come sempre. Apparentemente. Solo un po' più spaventati, solo un po' più ritirati. A Parlermo si cercava di non andare se non per motivi importanti. Dopotutto era come essere in guerra e non sai mai se puoi esploderti una bomba vicino, non sai mai se è "giornata d'attentati" o di arresti.

LA CRUDELTÀ DEL FINE SETTIMANA. Falcone è morto di sabato (al pomeriggio), Borsellino di domenica (anche lui al pomeriggio, prima di andare da sua madre). Così mi ero convinta, nella mia testa di adolescente, che la mafia amasse i fine settimana per fare del male. Perché così poteva essere doppiamente crudele. Con le sue vittime e con gli altri. Colpire nel fine settimana significava rovinare la festa, distruggere la pace e la tranquillità del weekend a tutti. Significava colpire quando si era più deboli e quando il doppiopetto e la cravatta non facevano da scudo nemmeno alla paura.

PRIMA IL SILENZIO, POI IL RUMORE. La notizia dell'attentato, come mi sia arrivata davvero non me lo ricordo. Mi ricordo solo una domenica pomeriggio rannicchiata sul letto con lo stomaco stretto e la paura di una cosa sconosciuta. Mi ricordo i "grandi" parlare fra di loro senza parole: qualche mugugno, respiri pesanti e il tg accesso senza volume. Bastavano le immagini di via D'Amelio..a che servivano le parole?
Dopo è iniziato il rumore: il funerale, i commenti, le manifestazioni, le lenzuola bianche fuori dai balconi e le "presentazioni ufficiali" fra l'Italia e la mafia. Ora chiunque sapeva cosa poteva succedere. Che si può morire col sole. A Palermo, di domenica pomeriggio. Anche se tu, prima, non hai ammazzato nessuno. Si chiama vendetta preventiva.

EROE O SEMPLICEMENTE MORTO. La mafia da allora è diventata il pallino di molti e la vergogna di tanti. Ha unito chi voleva combatterla con chi era costretto a convivere tutti i giorni con il suo lato peggiore: quello che non si mostra ma traspare, silenzioso, dalle piccole cose. Borsellino, però, nel frattempo era morto. Per sempre. E iniziava a diventare un eroe. Perché alla fine per esserlo bisogna sempre morire. Spesso mi chiedo se a riguardarsi in quella foto in cui sorride nonostante tutto avesse la minima idea di dovere diventare un eroe. Suo malgrado.
E poi via D'Amelio non era il posto ideale dove trasformarsi in eroi. Una strada "normale" e per giunta non molto distante dalla famosa via Libertà di Palermo. Un nome simbolico di cui la mafia ha voluto prendersi gioco facendo saltare in aria un uomo che si era goduto la sua giornata di libertà. Che semplicemente tornava da un pranzo di famiglia, che aveva appena fatto l'ultimo bagno nel "suo" mare e voleva accompagnare la madre dal medico. Un programma normale. Ma che è il tritolo ha fatto saltare. Di domenica pomeriggio.

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