Uomini e mouse

23 Agosto Ago 2012 0726 23 agosto 2012

Facebook, o la Borsa o la vita

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Agli investitori Facebook inizia a non piacere molto. Il titolo è in caduta libera. E con la scadenza del primo lock-up, l’obbligo che imponeva ad alcuni tra i soci più importanti di non vendere per un certo periodo, in molti hanno iniziato a liberarsi delle proprie azioni. E la corsa al ribasso del social network in Borsa non sembra intenzionata ad arrestarsi.
Forse Zuckerberg adesso comincia a preoccuparsi davvero. La sua "creatura" non era stata programmata per essere perdente. Ma per sorridere. Sempre e comunque. Era nata per gioco, certo, ma questo gioco presto si era rivelato vincente.

ZUCKERBERG, IL MARCHIONNE DE "NOANTRI". Dopo il flop in Borsa sono venute a galla le prime, importanti, criticità. La tenuta finanziaria della società, la sua capacità di produrre utili, la possibilità di sopravvivere in un mercato di squali e speculatori dall'occhio lungo. E, soprattutto, il dubbio sulle competenze di un giovane non ancora 30enne che ama vestire casual come il "nostro" Marchionne. E che vorrebbe, con un piglio da imprenditore navigato ancora da costruire, traghettare un colosso 2.0 nell'Olimpo del business.

QUANTO E' SCOMODA LA TIMELINE. Di certo, gli utenti del social network non sembrano essere toccati dalle stesse preoccupazioni degli azionisti. L'unico cruccio che in questi giorni attanaglia i "Facebook-addicted" ( i drogati da amicizie virtuali) è piuttosto la trasformazione, progressiva e definitiva, dei propri profili nella tanto criticata Timeline, il "diario digitale" che promette di raccontare la storia di ogni individuo. Anno per anno, mese per mese, giorno per giorno. Dove tutto resta registrato e lascia traccia. Nostro malgrado. Nemmeno la Timeline però sembra farci desistere dall'accedere a Facebook sistematicamente ogni volta che accendiamo il Pc, o di aver installato la versione mobile sul nostro cellulare.  Giusto per "fare un giro", per controllare cosa fanno gli altri, per sbirciare tra qualche album ed erogare senza richiesta perle di saggezza con un post.

CHE TRISTEZZA UNA VITA SENZA SOCIAL. La verità è che nessuno, o quasi, riesce più a immaginarsi una vita senza Facebook. Nessuno immagina di poter accedere al web e navigare senza incorrere nella pagina dal logo blu. La creatura di Zuckerberg ha cambiato alcuni dei nostri equilibri e delle nostre priorità: ha accorciato le distanza con chi ci era lontanissimo e allungato (e virtualizzato) quelle con chi ci è vicino. Un messaggio, una chiaccherata in chat e si evita una chiamata di rito. E poi c'è l'imbarazzo. L'imbarazzo di conoscere vita, morte e miracoli di una persona che non abbiamo mai conosciuto dal vivo, ma con cui abbiamo un paio di amici in comune. Poi, quando un giorno ce la presenteranno in carne e ossa, sarà come conoscerla per la seconda volta e occorrerà saper fingere per non sorridere sotto ai baffi.
Certo, ci sono i "puristi". Quelli che Facebook lo abolirebbero perché non vogliono amicizie di plastica ma rapporti reali e tangibili. Quelli che preferiscono la privacy e non rendere pubblici i fatti loro. Quelli che temono di diventarne schiavi.

IL FLOP SUI MERCATI? UN ERRORE DI CALCOLO. Ma Facebook c'è. E si sente. In barba a Wall street, agli azionisti e a un titolo in caduta libera. D'altronde il fatto che la gente vada sul social network "solo" per chiacchierare e non per fare affari è la dimostrazione del fatto che il social network sia davvero significativo per la Rete. E per gli utenti. Che quando in ballo ci sono i "fatti loro" non vogliono certo vedersi confusi con dei consumatori.
Forse il vero errore di Zuckerberg è stato di mero calcolo: l'amicizia vale più dei soldi. E gli investitori non sono così fedeli come gli utenti. Loro si stancheranno solo quando non avranno più nulla da dirsi. O da spiare.

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