Uomini e mouse

18 Gennaio Gen 2015 2024 18 gennaio 2015

Je preferisco pensare prima di parlare

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Una vignetta di Charlie Hebdo.

Arriva un giorno in cui davvero non ne puoi più. Arriva un giorno in cui 'per caso' ti accorgi che i social network sono una bandiera politica e che tutti imitano tutti, seguono filoni e 'je suis' senza nemmeno - spesso - farsi delle domande, provare a capire, andare a fondo.
I social sono un mezzo di comunicazione 'emozionale', dove si segue l'onda delle sensazioni, che molto spesso - purtroppo - sono anche quelle degli altri.
Ci sono due casi emblematici delle ultime settimane: uno è il massacro al giornale Charlie Hebdo, l'altro la liberazione delle due italiane rapite in Siria.
In entrambi i casi social come Facebook si sono rimepiti di commenti e sentenze se non di "fedelissimi degli ideali" pronti a sposare la causa della retta ragione perlomeno di chi non ha resisto a partecipare al dolore e all'empatia collettiva.
In pochissimi minuti la mia bacheca (come quella di quasi chiunque altro) è stata inondata di frasi fatte, finte ideologie e commenti al vetriolo fra chi sostiene un caso e chi invece lotta contro chi sostiene questo caso.

Dove sta la verità?
Io non pretendo di saperlo, ma come me dovrebbero non pretenderlo molti che invece sono convinti di possederla la verità. Come chi dopo l'attentato a Parigi improvvisamente conosceva a perfezione cosa fosse e cosa facesse Charlie Hebdo, anche se magari non l'aveva mai sentito nominare prima.
Io non lo conoscevo, e non mi vergogno ad ammetterlo, anzi.
Tutti hanno postato il loro messaggio di lutto al motto di "Je suis Charlie", pochi hanno perso qualche minuto in Rete per andare a vedere cosa avesse fatto questa rivista negli ultimi tempi e in che situazione lavorasse.

Ed è proprio per questo "non serve sapere tanto in Rete tutti sanno tutto anche fingendo di sapere" che io sono un po' stanca di sentire accuse continue. Stanca di sentire la gente sentenziare senza sapere di cosa parla o, sapendolo, senza avere l'onestà intellettuale di ammettere che esiste una possibilità diversa o anche solo la curiosità di cercare di capire se la verità della superficie è la 'verità' assoluta.
Stanca di chi non ammette mai variabili o sfumatore e sentenzia su chi invece ragionavolemente avanza dei dubbi. Sono stanche degli 8 miliardi di "Je suis Charlie" pubblicati da chiunque e mi chiedo se questi chiunque piuttosto abbiano speso un paio di minuti a pregare per questi poveri trucidati. Certo che no, perché la preghiera non è social e non è radical chic. Meglio piuttosto seguire le reazioni di pancia del mondo.

Con le ragazze rapite in Siria e poi liberata dietro riscatto la stessa storia. Bisogna essesere a tutti i costi umani ("Stay human" se lo ricorderanno in molti), buoni, buonisti o coglioni. Bisogna per forza ripetere che ora che sono tornate a casa "l'Italia è un posto un po' migliore" o che "12mln di euro non sono nulla in confronto a due vite umane" perché "la vita non ha prezzo".

Sì, è vero, la vita non ha prezzo. Non c'è verità più grande. Ma anche la ragione a volte si trova in giro a cifre inaccessibili: non serve essere buoni per forza e indignarsi davanti ai "disumani" che con il loro veleno criticano il governo che ha pagato questo riscatto o offendono due povere rapite definendole stupide che hanno messo in difficoltà un'intero Paese.

Certe volte prima di parlare bisognerebbe contare non fino a tre, ma fino a un multiplo (potenzialmente infinito) di tre. Bisognerebbe avere il coraggio - e la voglia - di togliere dalla testa preconcetti e pregiudizi e guardare ai fatti come sono davvero. Perché nel mondo reale - ma anche questo non fa per nulla radical chic, meglio quello fatato - le cose non sono mai di un unico colore o a senso unico.

Spesso una storia nasconde tante sfaccettature, alcune meno belle e che per questo cerchiamo di non vedere. Ma se noi non vogliamo vederle non possiamo offendere chi ha deciso di provare a farlo. E in questo la Rete rischia di perdere la sua democraticità: non c'è democrazia se la libertà c'è solo al patto di sposare il pensiero comune.

Il web è grande, è la copia digitale del mondo. Non siamo costretti a stare con chi non ci è simpatico. Non serve ingaggiare una crociata contro i "malpensanti": forse basta solo rassegnarsi e ricordarsi che...chi si fa i "post suoi campa cent'anni"...
...Regola del buon vicinato digitale riadattata! (Che prendo subito in prestito).