Vita da Papa

26 Maggio Mag 2012 1341 26 maggio 2012

Ratzinger, Dio e il Grande Sconosciuto

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“In un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande
Sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato non ci sarà
rilancio dell’azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della
nostra fede e della nostra preghiera”. Queste dolenti, drammatiche parole di
Benedetto XVI rivolte ai Vescovi italiani in occasione dell’udienza loro
concessa in occasione della 64° assemblea generale giovedì 24 maggio 2012
riportano alla mente i toni angosciati di un altro predecessore di Papa
Ratzinger, Paolo VI che in una confidenza al grande pensatore francese e suo
amico Jean Guitton ricordava la domanda evangelica: “quando il Figlio dell’Uomo
tornerà troverà di nuovo la fede sulla terra?”. Dio il grande Sconosciuto è un’immagine
funesta ma che dà l’idea di come la società viva la presenza del Divino. Dolore
su dolore per il Pontefice nelle giornate in cui nubi sempre più dense vengono
a porsi sopra il Cupolone. Corvi, guerre sotterranee, defenestrazioni inattese,
sospetti e intrighi. Quanto la Chiesa immagine di Dio in terra è autentica
testimone del suo amore? Non è una domanda scontata e buona sola per le
sacrestie. Vi è una Chiesa presente nel mondo, impegnata verso gli ultimi,
capace di annunciare il Vangelo in situazioni di difficoltà, a fronte di rischi
di morte e martirio. Ma vi è una Chiesa “istituzionale” incardinata nella Santa
Sede che sta mostrando sempre più i limiti umani di persone chiamate a
guidarla. Ha perfettamente ragione Vittorio Messori quando indica un neo nell’attuale
personale scadente presente in Segreteria di Stato (e non solo) quando invece
essa, in passato, era considerata  un’élite
della diplomazia mondiale, un fiore all’occhiello della Chiesa. Tutto questo è
dovuto al crollo delle vocazioni come indicato dal grande scrittore cattolico?
Probabilmente sì, ma l’avanzare di una fetta- piccola o grande che sia - di
carrieristi ecclesiastici dotati di sonore mediocrità è spesso un’immagine
evidente. Per chi dovrebbe essere chiamato a servire e non a essere servito
spesso appare che la rincorsa alla porpora è il primo obiettivo della vita. Cose
mai successe? Certo che no. La storia della Chiesa è una costellazione di casi
emblematici, senza esclusione di alcuni Pontefici indegni di essere Vicari di
Cristo in terra. La Chiesa è andata oltre per la forza del suo messaggio;
questa è una certezza. Ma al contempo non si era in un’epoca in cui la
comunicazione globale permette una conoscenza di ogni minimo particolare nel
volgere di pochi secondi grazie al web e ai tradizionali mezzi di
comunicazione. Continuare a indicare come untore chi pubblica documenti
ricevuti fa sorridere in quanto richiama alla mente la parabola della pagliuzza
e della trave. La trave – se lo sono – è chi – uno, cinque, dieci, venti – ha copiato
documenti e li ha diffusi all’esterno. Ma lo “scandalo” – si badi bene- non
sono solo “il” o “i” corvi. Sono anche alcune lettere, alcuni pensieri, alcuni
documenti, alcune frasi che tutti hanno avuto modo di leggere. Da parte di chi
dice di aver avuto la chiamata a vivere la propria vita al servizio del Vangelo
e della Chiesa ci si aspetterebbe altro contegno. Si dirà: sono uomini come
tutti. Certo, ma ora più che mai occorre che la Chiesa al suo interno compia un
autentico cammino di pentimento e purificazione. Non è un caso che Papa
Ratzinger abbia deciso di indire un “Anno della Fede” che prenderà avvio l’11
ottobre 2012. Il perché lo ha spiegato lui stesso: “ per riscoprire e
raccogliere questo dono prezioso che è la fede”. Una battaglia persa in
partenza? Certo che no. La forza però del messaggio viene anche dalla
credibilità dei suoi testimoni. Benedetto XVI è un uomo provato che si trova a
dover avere a che fare con collaboratori – in alcuni casi – considerati non
certo all’altezza e che si sono rivelati spesso più dei creatori di problemi
invece che essere dei risolutori. Sarebbe auspicabile un segnale di cambio di
rotta al di là dei corvi e degli intrighi. Serve una Chiesa capace di tornare
ad essere faro morale per il mondo. La forza del messaggio evangelico non è per
nulla scalfita. Ma non è più accettabile che il Vaticano sia ridotto a una
barca non adeguatamente governata e gestita da persone probabilmente inadatte.
Lo chiedono i fedeli disorientati, lo si deve al Papa teologo che sta soffrendo
per le mancanze e le colpe di tanti.

Edoardo Caprino

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