Vita da Papa

27 Maggio Mag 2012 2118 27 maggio 2012

Gotti Tedeschi, se ha da dire parli subito

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“Il nostro maggiore desiderio è la trasparenza, abbiamo agito per trasparenza”. Non manca momento e dichiarazione in cui i membri del board
dello IOR motivano la clamorosa sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi richiamandosi
alla trasparenza. Sembra quasi di essere tornati all’epoca della Glasnost e
della Perestroika lanciati da Michail Gorbaciov quando queste parole erano un
autentico ritornello mondiale. Ma questa rincorsa affannata può far sorgere
qualche dubbio. Si sa che in questo caso il dubbio può essere nemico del bene,
ma per qualcuno può essere addirittura l’anticamera della verità. Il memorandum
con le motivazioni della cacciata di Gotti Tedeschi è un ulteriore, autentico schiaffo
alla sua persona. Inaffidabilità, imprudenza in occasione di alcune
dichiarazioni, mancanza di concentrazione sul suo lavoro, mancate informazioni
ai membri del board, non aver fornito giustificazione formale per la diffusione
di documenti in suo possesso – salvo però precisare da parte dei membri del
Consiglio di Amministrazione della Banca vaticana che non vi è nessun
collegamento con la vicenda legata al “corvo o ai “corvi” -, non aver difeso lo
IOR rispetto ad articoli di stampa inappropriati, aver creato divisioni all’interno
dell’Istituto e aver tenuto comportamenti incoerenti. Un autentico cahier de doléances che lascia senza
fiato quanti conoscono la professionalità di Ettore Gotti Tedeschi. La sua
immagine viene spazzata via con pochi tratti di penna, presentando una figura
che rassomiglia a una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Nessun cenno di
ringraziamento all’opera prestata, anzi. I membri del board IOR respingono con sdegno i sospetti di eventuali “suggerimenti”
esterni da parte di qualche Eminenza rispetto alla loro decisione. Tutto dovuto
a una situazione che era per loro insostenibile. Colpisce come la prudenza che
la Chiesa ha sempre esercitato in ogni cambio di passo in questo caso sia stata
lasciata in un cantuccio. Il cambio – per lo stile adottato- appare più degno
di un’epurazione  da paese dell’ex blocco
comunista, specie  per la virulenza con
il quale è stato condotto. Le accuse sono gravi ma nelle due pagine del memorandum
non sono circostanziate con riferimenti a fatti specifici. Viene indicato che
Gotti Tedeschi ha parlato per settanta minuti nel corso dei quali ha informato
i componenti del Consiglio d’Amministrazione sull’attività condotta ma non
viene dato conto di elementi specifici da lui riferiti. Ancora domenica 27
maggio 2012 l’ex numero uno dello IOR ha comunicato che non voleva commentare
nemmeno quanto pubblicato dai giornali con la diffusione del memorandum che lo
riguarda ma persone a lui vicine riportano che egli è ancora più addolorato. E’
da capirlo. Il banchiere ha detto che non intende turbare il Papa e aggiungere ulteriore
carico a una vicenda che fa il danno della Chiesa e del Pontefice. Posizione
ammirevole e –in ottica cattolica – il martirio è una forma –  estrema – di amore per la Chiesa  stessa. Ma dopo il caso Boffo si ha un
precedente di un uomo messo ingiustamente in croce, accusato con infamia che ha
preferito non parlare sino a quando non è avvenuta   la
pubblicazione di sue lettere private da parte di Gianluigi Nuzzi nel  libro “Sua Santità”. E’ bene – anche per
ristabilire quella fiducia da parte dei fedeli invocata dal Cardinale Carlo
Maria Martini sulle pagine di Corriere della Sera – che se Gotti Tedeschi ha
qualcosa da dire lo faccia. E’ un bene per lui, ma anche per la stessa Chiesa,
per il Papa e per i fedeli. Perché ormai le ombre e gli intrighi stanno
predominando e tutto questo appare in antitesi con il messaggio evangelico: “La
Verità vi farà liberi”. Mentre per ora sembra di essere prigionieri di un clima
torbido e in un certo senso demoniaco. Ci ripensi, Professor Gotti Tedeschi, se
ha qualcosa da dire – e pare che l’abbia- lo dica appena possibile.

Edoardo Caprino

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