Vita da Papa

2 Giugno Giu 2012 1432 02 giugno 2012

Milano capace di farsi affascinare da Benedetto XVI?

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“Non è una gioia propriamente cristiana quella che Beethoven
canta, è la gioia, però della fraterna convivenza dei popoli, della vittoria
sull’egoismo ed è il desiderio che il cammino dell’umanità sia segnato
dall’amore”. E’ uno dei passaggi più intensi e vibranti del discorso di Papa
Benedetto XVI al termine del lo storico Concerto in suo onore tenutosi al
Teatro alla Scala. Il tempio della musica per antonomasia ha accolto il
Successore di Pietro; non è la prima volta, in quanto Giovanni Paolo II varcò per
prima l’opera del Piermarini. Ma Papa Ratzinger è musicista finissimo ed
autentico cultore della musica. E’ pensabile che abbia accolto con sollievo
questo saluto della città di Milano che lo ha portato ad evadere dalle tante
tristezze e miserie che si sono accumulate in questi giorni. Una serata intensa
aperta dalla dedica del Sovrintendente alla Scala Stéphane Lissner alle vittime
del terremoto in Emilia. Benedetto XVI ha avuto il primo incontro con la città
in Piazza Duomo;  è apparso sulla
scaletta dell’aereo alle ore 17.19 ed è giunto nel luogo nevralgico di Milano
alle 17.47. Ad accoglierlo migliaia di persone in rappresentanza di 153 paesi
partecipanti al VII Incontro Mondiale delle Famiglie in corso nella capitale
ambrosiana. Tante le bandiere di ACLI, Azione Cattolica e un cartellone
“WIlkommen” di Comunione e Liberazione. Ma Piazza Duomo transennata non si
presentava pienissima come forse qualcuno si aspettava. Senza apparire
irriverenti qualcuno ricordava più gente un anno fa per festeggiare la vittoria
di Pisapia. Una frase buttata lì, per nulla attendibile ma che dà il senso di
una città che non si è particolarmente entusiasmata -ad oggi- per la visita del
Papa. Al contrario in Piazza si riconoscono e colpiscono i tantissimi
volontari, molti giovanissimi, che con un sorriso e con una carica che genera
ammirazione non si negano a nessun compito. Per molti di loro li attendono
turni a dir poco stressanti.”Dalle 11 alle 23 e poi dalle 5 alle 14” dice una
ragazzina di Arcore presentando il suo ruolino di marcia tra sabato 2 giugno e
domenica 3 giugno 2012, ma lo presenta come nulla fosse. Con il sorriso. Forse
sono loro la vera immagine di questo appuntamento mondiale che ha visto
arrivare da tutto il mondo famiglie e rappresentanti ma –probabilmente  a causa di una crisi globale – ha visto
giungere nella Diocesi ambrosiana molta meno gente di quella attesa, in
particolare considerando le famiglie che generosamente si erano offerte. Ancora
pochi mesi fa si parlava di un milione di persone per la Messa di domenica 3
giugno al Campo di Bresso; poi si è passati a cinquecentomila ed ora qualcuno
indica la possibilità di trecentomila se non duecentocinquantamila fedeli.
Pochi o tanti? Milano è la seconda Diocesi più grande al mondo, ha
un’estensione di tutto rispetto e qualche timore che i numeri possano tendere alle
cifre non sperate si è reso evidente con l’ “invito” da parte del Cardinale
Angelo Scola a non celebrare messe nella mattinata di domenica 3 giugno in
tutto il territorio della Diocesi e nella decisione di lasciare libero accesso
– senza più necessità di previo accreditamento – alla messa domenicale.
Provvedimenti ispirati  dalla volontà di
favorire la partecipazione più alta possibile di fedeli ambrosiani. Il
confronto però con il predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, non può
mancare. Quando egli celebrò nel 1983 la Messa al Gallaratese sotto una pioggia
battente e in mezzo a una vera e propria palude parteciparono più di 200.000
persone. Per qualcun addirittura 500.000. E in quel caso non vi era un evento
traino a livello mondiale come il Family Day. Ma Milano si è dimostrata città
accogliente e aperta nelle parole del Sindaco Giuliano Pisapia. Un discorso
alto, laicamente ispirato, volto a riconoscere la volontà sua e
dell’Arcivescovo Scola di operare per il bene comune della città puntando
sull’accoglienza, sulla responsabilità e sul servizio, sulla volontà di
abbattere barriere. Un riconoscimento al ruolo delle famiglie quale colonna di
fronte alla crisi. Pisapia viene da una famiglia numerosa – sette fratelli- che
guardavano come il Pontefice e suo fratello il Commissario Rex. Lo ha confessato
di fronte alla piazza ed è stato un passaggio intimo del suo discorso. Scola ha
ricordato la tipicità della Chiesa ambrosiana la forza del suo volontariato e
il cuore pulsante degli oratori che a breve – per il periodo estivo
–accoglieranno più di 400.000 ragazzi. Il Pontefice a sua volta ha ricordato i
santi che hanno fatto grande Milano in particolare i Vescovi che si sono
succeduti e che sono saliti agli Altari o sono stati chiamati a guidare la
Chiesa universale. Unico laico presente in questo cahier Gianna Beretta Molla
autentico esempio di santità nella famiglia. Nel proseguo della visita papale
sarà importante cogliere se Milano si farà affascinare dal Pontefice teologo.

Edoardo Caprino

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