Vita da Papa

9 Giugno Giu 2012 1254 09 giugno 2012

La scure di Scola su CL

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Cardinale Angelo Scola



Da Milano partono le prime conseguenze alla fuga di documenti dalle ex Segrete Stanze vaticane. L’Arcivescovo Angelo Scola ancora una volta ha voluto marcare la sua discontinuità da Comunione e Liberazione prendendo una decisione che assume caratteri dirompenti. A seguito della pubblicazione da parte di Gianluigi Nuzzi nel suo ormai pluricelebrato volume “Sua Santità” – ed anticipata da Marco Lillo su “Il Fatto”- della lettera di Julian Carron - numero uno di CL -all’allora Nunzio in Italia Giuseppe Bertello nella quale indicava proprio Scola quale suo unico nome per la successione a Dionigi Tettamanzi alla guida della Cattedra di Ambrogio il Presule ha comunicato al Consiglio Presbiteriale della Diocesi  - una sorta di “Senato” dei sacerdoti operanti in Milano – di aver incaricato il neoVicario Generale Mario Delpini di convocare in Curia sia il successore di Don Giussani che i responsabili del Movimento Ecclesiale operanti in Diocesi per i necessari chiarimenti. Una posizione netta, ferma, equiparabile al richiamo degli Ambasciatori stranieri da parte del Ministero Affari Esteri quando occorre promuovere un’azione di protesta per  atti compiuti contro la Nazione. Un gesto senza precedenti che evidenzia la tensione venutasi a creare a Milano dopo la pubblicazione di una lettera di protesta firmata da 550 personalità laiche e religiose contro la citata missiva di Carron. In essa il sacerdote spagnolo ripercorreva gli ultimi trent’anni di vita della Diocesi ambrosiana tracciando un quadro alquanto negativo della gestione di Carlo Maria Martini prima e di Dionigi Tettamanzi dopo. Tra le note dolens un indicato collateralismo politico della Curia ambrosiana con il centrosinistra e contestuale messa in un angolo di politici cattolici operanti nell’altro schieramento, il richiamo a senso unico della Dottrina Sociale della Chiesa, le critiche al nuovo Lezionario da poco introdotto, le riserve sull’insegnamento teologico oltre che alle iniziative di dialogo interreligioso e interculturale (vengono qui alla mente tra l’altro le storiche “Cattedre dei non credenti” istituite dal Cardinale Carlo Maria Martini), il giudizio critico sulle parrocchie e sui rapporti sin qui tenuti con i Movimenti ecclesiali. Una visione definita “arrogante” da realtà come “Noi siamo Chiesa” ma che non si può definire inattesa. Le tensioni tra CL e Curia di Milano si perdono nella storia. Partono da Montini, attraversano il Cardinale Giovanni Colombo  - sua la decisione di “normalizzare” la presenza nei seminari ambrosiani di seminaristi fedeli a Don Gius –e giungono a Carlo Maria Martini. La punta massima di scontro al calor bianco si raggiunse con l’Arcivescovo emerito quando – a seguito di una pubblicazione sul settimanale ciellino “Il Sabato” di un articolo molto duro contro l’allora Rettore dell’Università Cattolica Giuseppe Lazzati – si aprì un processo da parte del Tribunale ecclesiastico della Curia contro Antonio Socci e Roberto Fontolan. La crisi rientrò, ma le ferite rimasero. La tensione – seppure più latente- è continuata sotto Tettamanzi. Milano è la “capitale” di CL. Tutto ha avuto inizio nella città di Ambrogio dove ha sede il celebre Liceo Berchet presso il quale insegnava religione Don Luigi Giussani.  Per Comunione e Liberazione la decisione di Scola assume forme pesanti; è pur vero che la lettera di Carron era assolutamente privata e confidenziale e rispondeva a una richiesta pervenuta dal Nunzio in Italia in occasione del consueto giro di consultazione che viene effettuato con ecclesiastici, sacerdoti ed eventualmente altre figure impegnate nel mondo ecclesiale per la sostituzione di un Vescovo e che alcune critiche –dal Lezionario alla crisi delle vocazioni passando per le parrocchie e le Unità Pastorali provengono da diversi fronti – sono condivise anche da diverse altre realtà,  ma quello che ha colpito i firmatari della petizione contro questo documento sono i toni duri e perentori oltre che i giudizi senza appello. Scola da quando si è insediato a Milano nel settembre 2011 non ha mancato un’occasione per richiamare e sottolineare che la sua azione di guida della Diocesi è in perfetta continuità con i predecessori, in particolare Martini e Tettamanzi. La sua libertà di giudizio si è vista anche in occasione delle prime nomine effettuate in occasione del Giovedì Santo promuovendo la scelta di diverse figure che sono state in passato stretti collaboratori di Carlo Maria Martini oppure suoi discepoli. L’ex Patriarca di Venezia ha reso ancora più evidente in questa occasione quanto da lui già dichiarato: da più di vent’anni non frequento CL, gli appartenenti che conosco hanno più di sessant’anni, non sono collaterale al Movimento. Prova di questa autonomia si era già avuta in occasione sia presso la prima Diocesi da lui guidata – Grosseto –che in Laguna. Nessun favoritismo, nessun occhio di favore.

Edoardo Caprino

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