Vita da Papa

17 Giugno Giu 2012 2031 17 giugno 2012

Nigeria, a quando l'ingerenza umanitaria?

  • ...

NIgeria - benedizione vittime di una strage



E’ ammirevole l’appello
lanciato dal Ministro Andrea Riccardi, dall’ex segretario del PD Walter
Veltroni, dall’ex Ministro degli Esteri Franco Frattini e dal vicepresidente
della Camera Maurizio Lupi  pubblicato
sulle pagine del Corriere della Sera di sabato 16 giugno 2012. “Difendiamo i
cristiani in Nigeria non aspettiamo la prossima strage” così i primi firmatari
della petizione accoratamente invitavano i lettori e si può dire che sono stati
facili profeti. Davanti a una comunità internazionale inerme – al di là di
formule di circostanza di condanna – si perpetua ogni domenica, giorno del
Signore per i cristiani, una carneficina, un martirio per nulla ricercato.
Cattolici, protestanti, anglicani, battisti: nessuna differenza, nessuna pietà.
Ai fedeli alla croce di Cristo non è risparmiato strazio e morte. Dal
Vaticano  il Portavoce  Pontificio Padre Federico Lombardi dichiara “Mentre
partecipiamo al dolore per le numerose vittime,bisogna augurarsi interventi
efficaci che riescano ad arginare ed eliminare il terrorismo per il bene di
questo grande Paese”. Ossia? Al di là delle formule diplomatiche cosa si
promette di fare Oltretevere? Non è forse questo il momento di proporre un’azione
comune con tutte le altre Chiese cristiane? Nessuna guerra di religione – ci mancherebbe
altro – ma un robusto richiamo sì alle coscienze dei governanti, ma anche un
accorato invito alle Istituzioni sovranazionali ad intervenire. Nazioni Unite
in testa. Se la Nigeria è incapace di garantire l’incolumità ai suoi cittadini
cristiani che esercitano una delle libertà fondamentali universalmente
riconosciute – il professare la propria religione – non è forse questo il tempo
di un’ingerenza umanitaria come già accaduto in passato, basti pensare all’ex
Jugoslavia? Oppure è bene continuare con la politica dello struzzo alla Neville
Chamberlain e rifarsi  solo a vuoti
proclami? Con Giovanni Paolo II gli appelli accorati in queste occasioni non
mancavano e la Segreteria di Stato agiva in tal senso. Ora pare che in Vaticano
l’azione sia più concentrata sulla decisione se scomunicare i corvi e i
diffusori dei documenti – evitando il giudizio su quanto in quelle carte è
stato scritto – che su azioni di larga scala a livello internazionale. Sarebbe
da augurarsi un colpo di coda, un segnale forte che vada oltre le parole di
cordoglio e di condoglianze alle vittime. E’ chiaro ed evidente che il nemico
numero uno della comunità mondiale è il terrorismo islamico che colpisce
indiscriminatamente tutti, compresi i fedeli a Maometto. La logica è vecchia
quanto banale. Ma i cristiani sono nell’occhio del ciclone in Nigeria come in
altre terre. Missionari, sacerdoti locali, semplici fedeli: nessuno è
risparmiato. Ed è pur vero che il martirio è la forma più alta di testimonianza
della propria fede. Ma non si può permettere che ogni domenica sia segnata da
sangue innocente con l’obiettivo dichiarato di fare piazza pulita dei
cristiani: un autentico Olocausto del ventunesimo secolo.  Certo il mondo sta attraversando una crisi
economica e finanziaria internazionale di proporzioni immense ma questa circostanza
non può essere una scusante per i governanti del mondo occidentale per non
intervenire. L’ora è scoccata per l’avvio di un’autentica ingerenza umanitaria.
Se le divise delle forze internazionali possono servire quale dissuasore dei
terroristi islamici e quale supporto tattico alle forze di polizia nigeriane,
che non si aspetti più un secondo. Perché vedere lordare di sangue luoghi di
culto senza fare nulla è un’autentica rinuncia alla testimonianza dei valori di
cui l’Occidente ogni giorno si riempie la bocca.

Edoardo Caprino

Correlati