Vita da Papa

19 Giugno Giu 2012 1406 19 giugno 2012

Per Bertone la verità è che i giornalisti giocano ad essere Dan Brown

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Cardinale Tarcisio Bertone



“I giornalisti giocano a imitare Dan Brown: troppe menzogne, si cerchi la verità”. Ed ecco fornita la spiegazione dell’enigma da parte del Cardinale Tarcisio Bertone.  Per il Segretario di Stato vaticano corvi, polveroni, guerre intestine alle Sacre Stanze: tutto si riassume in “troppe menzogne”. Ma questa volta – più che in passato – vi sono documenti, lettere, memoriali. Tutto scritto, niente smentito. La cosa migliore è quella di scaricare su altri la colpa del disastro. Ma le parole in quelle missive, in quegli appunti contano, sono nero su bianco. Sono atti di accusa o sospetti dove è chiaro il mittente e anche il destinatario.  Il problema nelle Sacre Stanze pare essere riassumibile nell’aver violato la segretezza del Pontefice. Certo. Ma allora perché quando si è avuta la pubblicazione a livello globale dei Wikileaks da parte di Julian Assange e soci è stato perseguito il diffusore e non le testate – in testa il New York Times – che hanno fatto da megafono?  Perché minacciare da parte vaticana rogatorie internazionali che andrebbero solo a creare pericolosi precedenti? Dobbiamo pensare a Gianluigi Nuzzi come l’autentico Diabolik oppure come un giornalista che ha fatto il suo dovere dopo aver verificato la fondatezza dei documenti ricevuti?  Ad esempio, a seguito della pubblicazione delle lettere inviate dal Direttore di Tv2000 Dino Boffo al Cardinale Angelo Bagnasco nelle quali richiedeva un gesto di “riabilitazione” di fronte al mondo cattolico e indicava un preciso mandante delle azioni di cui è stato vittima nel direttore de L’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian (e non solo lui) è possibile pensare che nulla accada e che entrambi restino al loro posto come nulla fosse? La vera domanda cui non risponde il Cardinale Bertone è su quanto è emerso con la pubblicazione dei documenti. Qui i giornalisti non hanno inventato nulla: è tutto scritto. Il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi dalla guida dello IOR è questione “chiara” per il Cardinale Bertone. Nessuna diversa visione sulla trasparenza da adottare all’interno dell’Istituto ma “deterioramento dei rapporti a motivo di prese di posizione non condivise”.  Certo, leggere di perizie psichiatriche rispetto alla personalità dell’ex numero uno della Banca vaticana non è cosa da tutti i giorni, come la schiettezza – poco in uso nelle Segrete Stanze -  per non dire la brutalità del comunicato stampa che ha accompagnato alla porta Gotti Tedeschi. Ma anche qui i giornalisti giocano ai piccoli imitatori dell’autore del Codice da Vinci. Giorgio Bernardelli – giornalista di Mondo e Missione e un passato ad Avvenire – su “Vino Nuovo “ del 13 giugno 2012 al riguardo della vicenda IOR ha posto diversi interrogativi proponendo che l’Istituto dia autentica testimonianza alle parole di Benedetto XVI pubblicate nell’Enciclica Caritas in Veritate al riguardo della finanza che nel suo insieme non può dimenticare il bene comune e alle responsabilità del risparmiatore stesso in questo processo.  E rispetto alle voci sui rapporti  di JPMorgan e Deutsche Bank con IOR Bernardelli mette il dito nella piaga chiedendosi “ma dove sta scritto che per gestire il suo patrimonio una banca medio piccola come lo IOR debba passare attraverso i colossi della finanza internazionale che portano sulle loro spalle responsabilità enormi rispetto alla crisi che stiamo vivendo?” E per rincarare la dose il giornalista si pone un interrogativo che merita una risposta: “voi stareste con la coscienza tranquilla se sapeste che il rendimento dei soldi con cui poi finanziano le missioni è ottenuto con un tasso d’interesse  reso possibile anche da manovre speculative sul debito greco?”. Lui risponde di no. E per chi pone la coscienza come primo tribunale del proprio agire – in primis dovrebbe essere per i Prelati – il responso è automatico. E’ questo un problema che il Vaticano dovrebbe affrontare come anche le altre sorte con la pubblicazione dei documenti oppure merita solo riservatezza e silenzio salvo poi richiamare ai massimi principi morali gli operatori economici e finanziari?  Gli scontri in Vaticano e tra le più elevate Eminenze? Tutto inventato, tutto frutto di fantasia. L’augurio è che un’operazione chiarezza si abbia al più presto e che a pagare non resti solo il maggiordomo del Papa. Fuori i nomi dei traditori e di chi ha ordito complotti. Anche alle più alte sfere. Non basta dover attendere cancellazioni dagli annuari pontifici di Vescovi o Cardinali. Recentemente Sandro Magister ha pubblicato una sfilza di nomi di eccellenze ed eminenze che negli ultimi anni sono state depennate per la loro indegnità. Non è possibile pensare che i laici siano solo docili pecorelle a cui propalare una versione che chiude ogni interrogativo. Qualcosa è successo ed è autenticamente grave. La Chiesa di oggi rispetto al passato ha ancora di più i riflettori puntati. Non tanto e non solo per la ricerca affannosa di scandali, ma perché è un’Istituzione come tutte lea altre che passa sotto le lenti d’ingrandimento. Invocare trasparenza richiede testimonianza di trasparenza. E come – insegnavano nelle scuole di giornalismo- “è la stampa bellezza”.

Edoardo Caprino

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