Vita da Papa

15 Luglio Lug 2012 1740 15 luglio 2012

Non è tempo di benedizioni per la ridiscesa in campo del Cav

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Benedetto XVI - Silvio Berlusconi



I conti sono stati fatti senza l’oste. Si può riassumere con
questa  frase popolare  l’attuale reazione del mondo cattolico all’
annunciata ridiscesa in campo del Cavaliere. Non siamo al richiamo al “Padrino
IV” come perfidamente ha fatto Die Welt – testata tedesca non certo di
sinistra- , ma nelle Sacre Stanze la prima impressione è che tutto si sarebbe
sperato sull’orizzonte politico italiano meno che il ritorno di Berlusconi. Con
l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti e con i rapporti sempre più stretti tra
il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Pontefice Benedetto XVI –
come testimoniati dallo stesso Capo dello Stato in occasione di una sua
intervista con L’Osservatore Romano – Oltretevere pensavano di aver finalmente
riconquistato quella sobrietà che era venuta a mancare con l’uomo di Arcore.
Certo, il Cav dalla sua aveva Gianni Letta, Gentiluomo di Sua Santità e uomo
stimatissimo nel mondo ecclesiale, ma nulla ha potuto il plenipotenziario di
fronte a situazioni e vicende che ormai avevano debordato i confini. Con il
Professore della Bocconi la musica è cambiata. Monti è di solida formazione
cattolica – avendo studiato tra i Gesuiti presso l’Istituto Leone XIII di
Milano e non manca mai alla messa domenicale – ma allo stesso tempo ha un
profilo “degasperiano” che lo ha portato a porsi nei confronti della Chiesa
Cattolica sì nel rispetto che l’Istituzione millenaria merita – come
evidenziato anche con la chiamata nell’Esecutivo di figure non certo estranee
Oltretevere come i Ministri Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi –ma senza evitare
le questioni scomode come ICI/IMU. Pur facendo ingoiare il boccone amaro, Monti
agli occhi delle Eminenze è rimasto l’interlocutore serio  attraverso il quale realizzare un proficuo
rapporto di sviluppo tra le due sponde del Tevere. La sobrietà è diventata
quindi la cifra distintiva e la nascita di un Governo che vede al proprio
interno le tre principali forze politiche che siedono in Parlamento – PDL, PD e
UDC – è stata colta come l’occasione di una “pacificazione” politica tanto
invocata in ambito cattolico negli ultimi periodi dell’Esecutivo Berlusconi. Al
diffondersi delle prime voci sul “rieccolo” (la celebre formula coniata da
Montanelli per indicare i vari ritorni di Amintore Fanfani alla guida dell’Esecutivo
o della DC) di Berlusconi su Radio Vaticana si sono levate voci critiche. Si
badi bene che direttore dell’emittente è Padre Federico Lombardi,  Portavoce di Benedetto XVI.  Certo, il mondo cattolico italiano non appare
fornire consolanti scenari per il futuro politico italiano. A parte accademici
dibattiti sull’impegno dei cattolici in politica – aperti con un appassionato
intervento sulle colonne del Corsera dal Professor Dario Antiseri –  non  vi
sono conseguenti passaggi in prima persona di personalità cattoliche nell’agone
politico. il paesaggio è desolante: Todi II è fallita in partenza come già la
sua prima versione, la CEI invoca una nuova stagione di impegno dei cattolici
nel mondo sociale ma sembra una voce che grida nel deserto. Le associazioni che
più si sono impegnate nel politico negli anni passati – vedi alla voce CL  - sono in una fase di profonda rivisitazione
interna proprio per evitare errori o male interpretazioni. Il partito di
cattolici – l’UDC- stenta a fare da asse pigliatutto nei confronti dei cattolici
moderati di centrodestra e Casini pare non  avere l’appeal dello statista. Uno scenario
sconfortante che non porta certo rassicurazioni rispetto alle elezioni che si
terranno nella primavera 2013. Ma questo vuoto non può essere colmato – per molti
osservatori d’Oltretevere  - con un
ritorno del Cav anche in versione più “papista” rispetto al passato . Anche perché
la politica della corda è stata troppo utilizzata nei confronti della Chiesa
Italiana e del Vaticano. Quando infatti la temperatura saliva oltre il livello
di guardia a causa di scandali e tensioni era facile cogliere segnali di
promesse a favore delle realtà di più stretto interesse delle Gerarchie
cattoliche in primis le scuole paritarie. Ma alle promesse poco o nulla è
seguito. E quindi la fiducia non è stata certo ben riposta. L’Italia è il paese
cui il Vaticano – per ovvie ragioni di vicinato – tiene più di tutti. Non
potrebbe essere diversamente. Per il bene della Nazione vengono guardati con
favore i risultati concreti e d’immagine conquistati da Mario Monti e da
Giorgio Napolitano. Un credito che potrebbe rischiare di essere eroso con il
ritorno del Cavaliere visto con il fumo negli occhi da diverse Cancellerie
occidentali. Ha lasciato inoltre dubbi l’atteggiamento tenuto con Angelino
Alfano, il giovane segretario del PDL. L’ex Ministro della Giustizia –
cattolico a tutto tondo, ex studente dell’Università Cattolica ­– aveva infatti
cominciato a tessere una tela nei confronti di diverse organizzazioni
cattoliche italiane avviando un lento cammino di avvicinamento in ottica post
berlusconiana. Ora tutto è stato gettato all’aria. Ma per il Cav sono ben
lontane le benedizioni: l’unto del Signore non è atteso.

Edoardo Caprino

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