Vita da Papa

3 Settembre Set 2012 1838 03 settembre 2012

Martini e Lustiger: un parallelo tra due Profeti che mancano alla Chiesa

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Jean Marie Lustiger



Cinque anni prima della dipartita del Cardinale Carlo Maria Martini, sempre nel mese di agosto, un altro, autentico Principe della Chiesa raggiunse la Dimora Eterna. Jean-Marie Lustiger – Arcivescovo di Parigi – è una delle figure che più ha illuminato e influenzato la Chiesa francese e universale nel ventesimo secolo. Tra le due figure –Martini e Lustiger – è facile trovare diversi punti d’incontro non ultimo quello di essere stati creati Cardinali nello stesso Concistoro tenutosi il 2 febbraio 1983. Si potrebbe partire dalla guida di due tra le più importanti e prestigiose Diocesi a livello mondiale.

Martini giunse a Milano agli inizi dell’anno 1980 completamente a digiuno di esperienza pastorale, Lustiger arrivò sulle rive della Senna nel 1981 da Orleans e al contrario aveva maturato un cammino di formazione che lo aveva portato – tra l’altro – ad essere fra l’altro Cappellano alla Sorbona e responsabile della formazione dei responsabili delle Cappellanie negli anni della Contestazione. Ma il punto comune viene proprio dalla sfida cui erano stati chiamati: il Presule piemontese arrivò nella capitale ambrosiana allora ferita e sfigurata dal terrore offerto dagli opposti estremismi e le ridiede sia la forza, sia l’anima partendo dalla Parola e dalla Dimensione Contemplativa. Invece che arroccarsi in torri d’avorio di facile difesa di rendita di posizione Martini generò dialogo con il mondo, distinguendo solo – come amava insegnare Norberto Bobbio – tra pensanti e non pensanti. E i pensanti – solo allora – si potevano dividere tra credenti e non credenti. Duetto, dialogo. Parole che sono state l’alfabeto dell’Arcivescovo emerito di Milano. In una Milano che si stava sempre più allontanando dal Mistero e dalla Fede Martini lanciò un nuovo linguaggio, una nuova linfa, una nuova scintilla. Lo stesso avvenne per Lustiger che divenne Capo della Chiesa di Parigi – e della Francia – in un’epoca ben lontana dai fasti della “Figlia Prediletta” per la Chiesa Romano Apostolica. In molti davano infatti  la Chiesa francese quasi alla fine della sua esistenza – con Lourdes indicata come un caso a parte-  visto come il vento del post Concilio e la Contestazione avevano squassato le fragili radici. Lustiger – come Martini – ripartì dal basso, dalla Parola, dall’incontro, dall’apertura. Come Martini – rivoluzionario inventore della Cattedra dei non credenti presso la laica Università degli Studi di Milano – così Lustiger volle consacrare un luogo del dialogo e dell’incontro tra mondo laico e cattolico presso il Collegio dei Bernardini a poca distanza da Notre Dame. Uomini del ventesimo secolo sia Martini che Lustiger già agli inizi degli anni ottanta avevano ben chiaro l’importanza sempre più accresciuta dei mezzi di comunicazione sociale e si fecero propugnatori delle rispettive radio e tv diocesane non facendo mai mancare il loro contributo e una profonda parola di riflessione. Ma l’apertura ai mezzi di comunicazione sociale si rivelò da subito per entrambi a trecentosessanta gradi, attenzione che venne compresa e gradita dalle principali testate laiche dei rispettivi paesi. Martini e Lustiger per Milano e per Parigi – ma potremmo dire per la comunità cattolica dei rispettivi paesi e per il mondo- divennero autentici fari, autorità morali capaci di riunire intorno a loro al di là del credo personale e dell’opinione politica. Punto ulteriore di contatto l’ebraismo: per Lustiger parte viva della propria esistenza essendo egli stesso nato ebreo – con una mamma e sorella morte in un campo di concentramento – e successivamente convertito. Ma nella conversione mai Lustiger rinnegò le sue radici che tanto amò e che lo portarono ad essere una delle figure più importanti del dialogo ebraico – cristiano, diventando così un aiuto insostituibile e un consigliere attento per Giovanni Paolo II. Martini – finissimo biblista- avviò da subito a Milano un rapporto del tutto singolare con il Rabbino Capo della Comunità ambrosiana Giuseppe Laras ed entrambi furono pionieri di momenti di incontro e dialogo che fecero scuola in tutto il mondo e che aprirono una via che si concretizzò con la storica visita di Giovanni Paolo II presso la Sinagoga di Roma nel 1986.Martini – lasciata la guida di Milano – volle ritirarsi nell’amata Gerusalemme e lì avrebbe voluto concludere la sua esistenza. La città a lui più cara, la terra ove tutto era avvenuto e dove poter tornare agli amati studi. Ma il termine del cammino terreno non è stato come inizialmente sperato, ma accettato con quella fede e disarmante semplicità che lo caratterizzava. In ultimo sia Martini che Lustiger nei rapporti con la politica e le Istituzioni hanno dato entrambi un’autentica lezione di laicità e di profondo rispetto delle proprie sfere di competenza, ben lontani da facili intrusioni e invasioni di cambio. La parola era monito, richiamo alle coscienze, denuncia ma tutto nel pieno rispetto delle funzioni. Lustiger non a caso venne chiamato a far parte della commissione sulla “Laicité”  che dettò le regole per l’uso dei segni religiosi nei luoghi pubblici. Martini nei suoi Discorsi alla Città, nelle sue interviste sferzò una classe politica – vecchia e nuova –  e fu ascoltato – forse tollerato – ma sempre indicato da tutti come interlocutore imprescindibile e vera guida morale per la Città e per un Paese che, al contrario, mancava di Maestri e Padri. Ed ora più che mai la Chiesa appare orfana di figure capaci di andare oltre la ripetizione di facili cliché e routine e che al contrario appaiano pronte a mettersi in confronto con il mondo senza dogmi e difese di ufficio. Il muro contro muro con il mondo laico e con le altre religioni non dà alcun risultato. Apparentemente rinsalda le truppe, ma non accende i cuori. Martini e  Lustiger lo avevano ben chiaro. Al mondo d’oggi  mancano queste figure ed ecco quindi l’avanzare sempre più inarrestabile di un’aridità di valori veramente preoccupante. Anche all’interno della Chiesa.

Edoardo Caprino

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