Vita da Papa

11 Ottobre Ott 2012 1702 11 ottobre 2012

Vaticano II, la Chiesa e il ricordo del suo cambiamento storico

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Concilio Vaticano II



La Chiesa Cattolica – e il mondo intero – si ritrovano nel fare memoria del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II avvenuta il giorno 11 ottobre 1962. Un appuntamento entrato nella storia grazie all’ispirazione avuta da Giovanni XXIII, ora beato, che pur in età avanzata – e per alcuni un Pontefice di tradizione – volle innervare la Chiesa Cattolica di nuova linfa, capace di parlare “in modo rinnovato e più incisivo” –come ha ricordato Benedetto XVI in occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 10 ottobre 2012- mantenendo però intatti i contenuti perenni della fede. Come è noto i lavori si protrassero per tre anni e vennero ufficialmente chiusi dal successore di Papa Roncalli, Paolo VI. Joseph Ratzinger vi partecipò – giovane professore presso l’Università di Bonn – come consulente del Cardinale Josef Frings, Arcivescovo di Colonia ed una delle figure che più diede un’impronta ai lavori conciliari. L’immagine della Chiesa cambiò in maniera plastica. Le funzioni divennero autenticamente “popolari” essendo introdotta la lingua volgare del luogo, gli altari vennero girati verso i fedeli, il popolo di Dio venne sempre più coinvolto nella vita della Chiesa, si aprirono scenari sino ad allora inediti e impensabili di dialogo ecumenico e interreligioso.  Davanti all’universale  riconoscimento che nulla è stato più come prima per la cattolicità l’opinione differisce tra quanti – classificabili impropriamente come conservatori – pensano che sia stato compiuto un passo in avanti azzardato dalle conseguenze infauste e chi invece – fronte progressista – pensa invece che i voleri dei Padri Conciliari non siano stati pienamente attuati. Due scuole di pensiero che vedono agli antipodi da una parte – in Italia e non solo –  i discepoli di Marcel Lefebvre –  Vescovo scomunicato – e la Scuola di Bologna fondata dal Professor Alberigo e che ora trova come punta di diamante Alberto Melloni.  In mezzo un popolo di Dio che sempre più si è assottigliato nei paesi di più antica tradizione cristiana. In Europa i segni più evidenti, basti solo pensare alla Francia, all’Olanda, alla Germania, alla Spagna sino a giungere alla stessa cattolica - sulla carta – Italia. Chiese sempre più desolantemente vuote, un burocraticismo che ha pervaso le stesse Diocesi locali con un affastellamento di documenti, Consigli, proposte e quant’altro, un crollo verticale delle vocazioni. Una sconfitta quindi per il Concilio Vaticano II? Tutt’altro. La Chiesa di allora raccolse la sfida lanciata da un anziano Pontefice che seppe cogliere il segno dei tempi. E’ pur vero che a fronte di segni evidenti – come il dialogo con gli ebrei e con le altre confessioni cristiane – la collegialità delle decisioni a livello episcopale rimane un miraggio con un’autorità assoluta del Pontefice.  Su temi delicati quali ad esempio la riproduzione la chiusura è stata secca con la celebre presa di posizione – seppur sofferta – di Paolo VI. Decisione riconfermata più volte da Giovanni Paolo II prima e da Benedetto XVI oggi. Sul celibato dei preti la questione è stata definita chiusa da Giovanni Paolo II  e sul rapporto dei divorziati e separati all’interno della Chiesa a fronte di una comprensione e vicinanza umana ai fedeli che si trovano in questa dolorosa situazione, la posizione non cambia e non vi è l’accettazione alla partecipazione eucaristica. Qualcuno – il compianto Cardinale Carlo Maria Martini – ha più volte invitato a pensare a un Concilio Vaticano III dedicato a pochi temi specifici come inizialmente erano state pensati questi momenti della Chiesa Universale, volti a correggere errori ed eresie. Joseph Ratzinger si trova a guidare la barca in un mare in tempesta causato più che dai nemici esterni, da quelli interni. Le questioni brucianti e urgenti non mancano e per molti osservatori manca invece una guida solida. L’autorevolezza del Pontefice è fuori discussione come la sua altissima preparazione teologica che ne fanno uno dei più fini studiosi e interpreti degli ultimi secoli. Ma a fronte di queste capacità intellettuali la Sposa di Cristo pare essere fermata da troppi dissidi interni alla stessa Curia e le Chiese locali stentano a trovare indicazioni e sproni per dare un nuovo slancio alla fede nel mondo. Papa Benedetto XVI in occasione del Cinquantesimo Anniversario dall’Apertura del Concilio ha voluto indire ed aprire un anno dedicato proprio alla Fede. L’augurio tra il popolo di Dio è che esso sia propizio di una nuova primavera.

Edoardo Caprino

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