Vita da Papa

13 Marzo Mar 2013 2308 13 marzo 2013

Francesco e il messaggio forte e inequivocabile della Chiesa al mondo

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Papa Francesco



L’Ecclesia semper reformanda questa volta ha dato autentica prova di sì con la chiamata al soglio di Pietro di Jorge Mario Bergoglio , Arcivescovo di Buenos Aires. La scelta a sua volta legata al nome Francesco è un richiamo a un preciso indirizzo che la Chiesa di Roma prenderà nei prossimi anni. Il poverello d’Assisi – attraverso la sua mitezza ma anche la sua forza d’animo e convinzione – riuscì a ridare nuova linfa e immagine alla Chiesa di allora. Così come avvenne con l’opera di un’altra grande Santa – Caterina da Siena – che convinse il Papa ad abbandonare Avignone per ritornare nella Città Eterna.  Il messaggio inaudito di Francesco d’Assisi ancora oggi accende gli animi di tanti uomini animati da buona volontà. Quella buona volontà richiamata non a caso nel suo primo saluto dalla Loggia da Papa Bergoglio. I 115 Cardinali riuniti in Conclave – illuminati dallo Spirito Santo – hanno dato un segnale ben preciso  ai fedeli, e non solo. La Chiesa oggi più che mai è autenticamente cattolica, universale, capace di andare oltre gli steccati europei. Papa Bergoglio – con la sua umiltà testimoniata da piccoli gesti come ad esempio girare la Diocesi con i mezzi pubblici – saprà dare nuova linfa all’evangelizzazione, alla trasmissione della fede portando quella gioia tipica del Sud America, terre che con le Filippine sono gli autentici polmoni verdi per la Chiesa di Roma. Sarà interessante vedere l’abbraccio che tra pochi mesi stringerà il nuovo Pontefice con i ragazzi che da tutto il mondo giungeranno per la GMG, Giornata Mondiale della Gioventù. E’ significativo come tutte le analisi, le congetture, i pacchetti di voti più o meno solidi, i retroscena che hanno popolato le pagine dei giornali – nessuno escluso – si sciolgano come neve al sole di fronte a questa chiamata al Soglio di Pietro. Bergoglio, il gesuita Bergoglio, nel Conclave del 2005 che vide la chiamata di Joseph Ratzinger, era stato indicato proprio come l’alter ego delle votazioni visto che l’altro gesuita – Carlo Maria Martini –era già minato dalla malattia. La sua finissima preparazione dottrinale e teologica ne fa un autentico fautore del dialogo ecumenico in ideale continuazione con l’opera dei suoi predecessori. Il suo continuo richiamo a ruolo di Vescovo di Roma è da intendere come una sottolineatura autentica del suo essere pastore, prima ancora che Romano Pontefice. La Chiesa, questa Chiesa di oggi, aveva e ha un tremendo bisogno di un pastore, di una figura con una specifica conoscenza delle complessità che ogni giorno le parrocchie e i curati devono affrontare con il loro gregge. Abbiamo quindi un pastore fuori dai giochi della Curia romana e per questo terzo nelle necessarie – e forse dolorose – decisioni che dovranno essere prese  proprio per il bene della Chiesa. Un Papa che deve fare i conti con la presenza del suo diretto predecessore Benedetto XVI cui sono andate le sue prime preghiere. L’umiltà dell’uomo si identifica nella richiesta di preghiera da parte del popolo riunito in Piazza San Pietro. Siamo lontani da un Pontefice regnante e ieratico come Pio XII. Nel tratto di Bergoglio – sarà anche l’età non più giovane – si riconoscono i lineamenti paterni di Giovanni XXIII, l’uomo che seppe dare una svolta storica alla Chiesa del Ventesimo secolo con l’indizione del Concilio Vaticano II. La cattolicità ha ora un Pontefice tenero figlio di Maria – come Giovanni Paolo II- che come primo gesto andrà giovedì 14 marzo 2013 ad omaggiarla. La carta d’identità per Bergoglio non pare essere un inciampo. L’uomo è nel pieno del vigore e nella piena capacità di incidere nel profondo la vita della Chiesa Cattolica. Nel preConclave 2005 si discusse anche della possibilità di un’indizione del terzo Concilio Ecumenico. Le problematiche a distanza di otto anni si sono accresciute. Dalle prime parole di Papa Francesco è possibile cogliere la volontà di puntare su una maggiore collegialità nelle decisioni di governo della Chiesa e un coinvolgimento più stretto dei Vescovi. Se ne parla da decenni, è un dibattito aperto, ma forse ora più che mai un’esigenza non più rimandabile.

Il segnale dato al mondo è chiaro e inequivocabile. I Cardinali riuniti in Conclave hanno colto appieno il segno dei tempi e più ancora il messaggio straordinario contenuto nella rinuncia del Governo della Chiesa da parte di Benedetto XVI. Allargare i confini è un simbolo di forza , di apertura al mondo e alle sfide che esso pone. La Chiesa con Papa Bergoglio saprà stupire, come gli occhi di quei bimbi che in Piazza San Pietro partecipavano alla gioia dell’annuncio. Perché è la fede dei semplici, dei puri di cuore che ha permesso alla barca di continuare a navigare. Ora Roma ha ritrovato il suo Vescovo, il mondo la sua guida spirituale.
Edoardo Caprino

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