Vita da Papa

14 Marzo Mar 2013 1827 14 marzo 2013

La Cina il primo vero banco di prova per Francesco?

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Padre Matteo Ricci



Francesco sembra già aprire scenari inaspettati nel dialogo tra Santa Sede e Pechino. E’ bastata la sua inaspettata elezione al soglio di Pietro per riaccendere la curiosità delle autorità e dei media cinesi, in primis dell’agenzia stampa Xinhua. Toni controllati, ma la chiamata di un gesuita a successore di Joseph Ratzinger genera curiosità. La diffusione del messaggio evangelico in quelle terre si deve all’opera dell’italiano Matteo Ricci, morto non a caso a Pechino l’11 maggio 1610. Membro della Compagnia di Gesù, matematico, cartografo e sinologo è ancora oggi la personalità italiana più conosciuta, studiata e apprezzata in Cina dopo Marco Polo. Da missionario volle vivere appieno gli usi e costumi cinesi e le immagini dell’epoca lo ritraggono nei costumi tradizionali di dignitario di corte. Un altro gesuita legato all’Oriente è Francesco Saverio  spagnolo e tra i primi seguaci di Ignazio di Loyola. Missionario, egli aveva come obiettivo – tra l’altro- proprio raggiungere le terre cinesi ed infatti la sua peregrinazione tocco Taiwan per poi sognare di raggiungere il Giappone. Il nome scelto da Jorge Mario Bergoglio – Francesco – è sì un richiamo al poverello di Assisi ma anche al Santo spagnolo canonizzato nel 1622 da Papa Gregorio XV. Da Hong Kong l’elezione di Francesco è stata salutata con parole di gioia da Joseph Zen, Arcivescovo emerito dell’ex colonia inglese. Il Presule – non entrato in Conclave in quanto la sua età è superiore ai canonici ottant’anni – nemico giurato delle autorità di Pechino ha dichiarato all’ANSA “Jorge Mario Bergoglio è l’uomo giusto per la Chiesa in questo momento. E’ un serio pastore, un uomo modesto, quando lo conoscerà la gente lo amerà come ha chiamato Giovanni XXII” ricordando che “ora tocca alla nuova leadership cinese”  ponendo l’accento sulla dolente questione legata alla Chiesa patriottica. E proprio come Roncalli che aprì una breccia con Mosca – si pensi allo scambio epistolare con l’allora numero uno sovietico Nikita Kruscev e la famosa udienza concessa a suo genero - a Pechino è facile che sia corso il parallelo con il Papa del Concilio. Subito Francesco è stato accostato a Giovanni XXIII: il suo richiamo agli uomini di buona volontà, la mitezza, l’apparente bonomia, la semplicità dei modi e dello stile. Non a caso proprio l’agenzia stampa Xinhua ha particolarmente sottolineato l’opzione per i poveri che il Cardinale Bergoglio ha sempre avuto come obiettivo della sua azione episcopale in Argentina. L’abitare in un modesto appartamento e girare in metropolitana a Buenos Aires, utilizzare una normale berlina per la prima uscita dal Vaticano, celebrare a lato nella Cappella Sistina pronunciando l’omelia dall’ambone in occasione della sua prima messa celebrata con i Cardinali elettori dell’ultimo Conclave, sono tutti segnali captati a Pechino ed ora oggetto di decrittazione. Proprio ora la nuova dirigenza comunista è impegnata in un richiamo attento e puntuale alla sobrietà dei suoi dirigenti e più in generale dei nuovi ricchi. I disequilibri tra ricchi e poveri in Cina diventano sempre più inaccettabili e stridenti per la classe politica comunista. Non un arretramento dalle riforme economiche avanzate in questi ultimi decenni, ma la volontà di introdurre criteri di equità e equilibrio. Per questo un Pontefice che sin dal nome sembra voler richiamare la stessa Chiesa – nello specifico la Curia Romana - a maggiore sobrietà riscontra, come detto, grande interesse nella nuova classe dirigente. In molti si augurano che dopo l’URSS e Cuba giunga ora il turno della Cina, paese –continente che vede un incremento costante della fede cattolica. Si spera che presto il Pontefice possa giungere a Pechino, pregare al celebre Santuario mariano di She San sito alle porte di Shanghai e non a caso eretto da padri gesuiti. Le attese generate in Cina sembrano quindi essere elevate. Lo sarebbero forse state anche nel caso dell’elezione dell’Arcivescovo di Manila il filippino Tagle figlio non a caso di una cinese. Ma l’uomo venuto da lontano, dal Sud America sembra avere la stessa forza nella mitezza che ebbe il coraggioso polacco Giovanni Paolo II, l’uomo che smosse le coscienze e che generò la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica. Un ultimo parallelo con Giovanni XXIII: Papa Roncalli venne eletto a 77 anni, Bergoglio a 76 anni. Quasi coetanei, apparentemente anziani, troppo anziani, ma animati al contrario da una forza e da una fede che sembra spalancare orizzonti nuovi e inattesi per la Chiesa nel mondo. E ancora una volta il vento gagliardo, lo Spirito Santo soffia disegnando scenari per ora non totalmente perscrutabili.



Edoardo Caprino

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