Vita da Papa

18 Marzo Mar 2013 1857 18 marzo 2013

Papa Francesco e quel saluto con Pietro Orlandi

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Pietro Orlandi con Papa Francesco



Emanuela Orlandi, un nome che dal 1983 è sinonimo di misteri che si intrecciano con il Vaticano. Trent’anni bui con al centro la scomparsa di una quindicenne cittadina dello Stato del Papa. Ombre, sospetti, intrighi domestici e internazionali, reticenze e complotti. Nulla è mancato rispetto a un caso che ancora oggi sembra lontano dalla sua definitiva conclusione. Quello che è certo è il dolore della famiglia Orlandi e la loro incrollabile sete di verità mai venuta meno. Da Papa Francesco – la cui personalità in poco meno di una settimana ha conquistato la simpatia e l’interesse di cattolici e non – sull’argomento si possono attendere segnali importanti. Nel casuale incontro avvenuto dopo la celebrazione della messa domenicale il giorno 17 marzo 2013 prima con la mamma di Emanuela e poi con il fratello Pietro qualcosa sembra già avvenuto. Quelle parole non dette, quel sorriso, quella stretta di mano che si è fatta sempre più vigorosa sono un segnale che il Pontefice ha ben in mente il caso di questa donna che oggi avrebbe (o ha) 45 anni. I familiari hanno più volte invocato un segnale  pubblico di attenzione sotto il Pontificato di Benedetto XVI ma la richiesta non ha avuto conseguenze. Gianluigi Nuzzi nel corso di uno speciale da lui condotto sull’argomento ha dimostrato – portando documenti a testimonianza – che Papa Benedetto XVI era a conoscenza di queste richieste:  una preghiera pro Emanuela, la segnalazione della presenza in piazza San Pietro dei parenti di Emanuela Orlandi e di quanti non hanno perso la speranza di vederla viva e di chiedere la verità ma nulla vi è stato.  Giovanni Paolo II non mancò di far sentire alla famiglia la sua vicinanza sia in occasione di diversi incontri privati che di appelli  pubblici ma, secondo gli stessi inquirenti italiani che hanno condotto per trent’anni le indagini, reticenze e omissioni vi sono state anche da parte della Santa Sede. O meglio, di personalità che ivi vi hanno operato. Insinuazioni ufficialmente respinte al mittente ma non mancano persone che - ben conoscendo le Sacre Stanze - immaginano che non tutto sia stato detto. Senza entrare nel merito della vicenda che vede l’intreccio con personaggi inquietanti – tra Banda della Magliana e interlocutori “americani” non ben chiariti che con un  semplice codice avevano direttamente accesso via telefono con l’allora Segretario di Stato Agostino Casaroli – ed ecclesiastici il cui ruolo – si pensi a Monsignor Piero Vergari ex Rettore della Chiesa di Sant’Apollinare in Roma finito nel registro degli indagati nel maggio 2012- è ancora oggetto di indagine della Magistratura. A onor del vero Monsignor Vergari il 5 marzo 2013 nel corso di un’intervista con Pino Nicotri per “Blitz Quotidiano” ha fornito la sua versione dei fatti. L’iscrizione nel registro degli indagati – per Don Vergari che cita a suo favore un comunicato stampa della Procura di Roma- è un atto dovuto per poter effettuare l’ispezione della cripta di Sant’Apollinare, ove era sepolto il corpo di Renatino De Pedis, il boss della Banda della Magliana e dove – per una fonte anonima – sarebbe stato nascosto il corpo della povera quindicenne. Don Vergari nel corso del colloquio puntualizza come lo stabile di Sant’Apollinare non ospitasse solo la scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi ma anche altri  uffici; le chiavi del portone oltre a Monsignore erano a disposizione di altri religiosi e laici, nella struttura era presente un servizio di portineria. Ha smentito inoltre di aver fatto da porta messaggi per conto del De Pedis. Monsignor Vergari ha inoltre chiarito la questione relativa all’interruzione – su invito di un Prelato – dell’iniziativa da lui promossa volta ad aiutare i giovani per un discernimento completo della loro vocazione sacerdotale. Una risposta a 360° sui dubbi che avvolgono la sua persona. Ma è un fatto che molti pezzi di questo intricato puzzle non combaciano.

Papa Francesco ha insistito su come la Misericordia divina sia la via che deve guidare l’azione di ogni uomo animato dalla fede. Misericordia che passa per la conversione e il perdono.  Uno dei passaggi più attesi del suo Pontificato è la riforma della Curia Romana. Vi è da stare certi che il compito che lo attende non è semplice, anzi al contrario, di proporzioni bibliche. “La verità vi farà liberi”: questo monito evangelico è parte dell’essere costitutivo di Padre Bergoglio e lo ha dimostrato nella sua azione di Arcivescovo di Buenos Aires. Con un cambio di linee operative sarà forse possibile – anche per il Pontefice – comprendere se non vi sono verità nascoste relative all’inquietante vicenda Orlandi. L’errore tragico sarebbe contrapporre la vitalità di Papa Francesco con l’azione di Benedetto XVI. Se  si è giunti a questi segnali di “primavera” occorre ringraziare proprio Papa Ratzinger. E’ a lui, con la sua assoluta libertà di decisione, che si deve questo cambio di passo. Senza quel gesto nulla di questi giorni sarebbe stato possibile, anche quella calorosa stretta di mano tra Pietro Orlandi e Papa Bergoglio.
Edoardo Caprino

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