Vita da Papa

25 Marzo Mar 2013 1314 25 marzo 2013

Allam e l'uscita dalla Chiesa più veloce al mondo

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Magdi Cristiano Allam



Il battezzo e (forse) sbattezzo più veloce del mondo. Magdi Cristiano Allam batte ogni record ed annuncia – a neanche cinque anni dall’ingresso in pompa magna nelle file dei fedeli di Santa Romana Chiesa – che ora è deluso,  non crede più nella Chiesa. Motivo nel contendere il riconoscimento – non certo una novità, forse per lui – da parte della Chiesa Cattolica dell’Islam come vera religione. Allam, già vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, da attento ed apprezzato opinionista di mondo mediorientale e  islam – diventato celebre dopo l’attacco alle Torri Gemelle avvenute l’11 settembre 2001 – aveva deciso di avviare un cammino che lo ha portato a uscire da Via Solferino, buttandosi in politica ed ergendosi come autentico araldo e difensore dei valori della cristianità in Europa. La sua conversione non è avvenuta in un’oscura parrocchia di provincia, ma al contrario in mondovisione nel corso della Viglia di Pasqua 2008 officiante Papa Benedetto XVI e padrino il deputato PDL Maurizio Lupi.  Il detto evangelico “non sappia la mano destra quello che fa la sinistra” in questo caso non venne preso molto in considerazione. Il cammino di conversione di Allam è stato lungamente raccontato dal protagonista partendo dalle scuole cattoliche da lui frequentate in Egitto. Tutto bene ma, come ricorda qualche anziano parroco, “Dio ci scampi dai convertiti”. Il perché è presto detto: come delle autentiche pire  qualcuno che scopre la fede si sente ardere nel petto e vive la sua nuova dimensione come un’autentica missione volta a richiamare chi il dono della fede lo ha da quando è nato- per cammino familiare- o l’ha scoperto in precedenza  ed è – ai suoi occhi – un po’ freddo. Ecco allora giungere le rampogne, i concioni e i continui richiami; Allam non ha mai taciuto che la sua conversione era una battaglia contro l’Islam nemico dell’occidente e contro quella che lui non considera un’autentica fede religiosa. Buon per lui, ma forse doveva accorgersene prima perché al netto delle tensioni manifestatesi dopo il celebre discorso di Ratisbona pronunciato da Benedetto XVI che provocò più di una tensione con i fedeli di Maometto, la Chiesa di Roma ha sempre avuto dialoghi interreligiosi più che avviati con l’Islam. Si pensi solo agli incontri di Assisi, ai rapporti diplomatici che la Santa Sede ha con diversi paesi dove la religione prevalente è quella islamica, ai rapporti continui tra autorità religiose. Un conto sono le derive estremiste islamiche che trovano sfogo nel terrorismo e nell’intolleranza, un conto chiudere i ponti con la seconda religione più importante al mondo. La Chiesa è per Allam fisiologicamente buonista e questa nuova fase generata dall’elezione di Francesco è - per l’ex giornalista - autentica “papalatria”.  Se non fosse che questi passaggi esistenziali meritano assoluto rispetto, Allam pare forse  un po’ confuso su cosa sia  Chiesa, quale sia la sua funzione nel mondo. Non stiamo parlando di un partito politico, di un’organizzazione sovranazionale, di un semplice Stato (o sovrastato): stiamo parlando di una realtà che riunisce i fedeli di Cristo riprendendo l’ insegnamento “quando due o più sono riuniti nel mio nome io sono con loro”. E’ una realtà millenaria ricca di luce ma anche di ombre, di gesti santi e di grandi povertà umane ed errori che hanno visto protagonisti gli stessi Pontefici. Ma la Chiesa non è un supermarket buono per acconciarsi ai desideri di ognuno. La guida della Chiesa è salda nelle mani del Vescovo di Roma, il Pontefice. Metterla in discussione vuol dire non aver capito nulla di cosa sia il cattolicesimo. Le parole di Allam trovano smentita nello storico incontro tra Papa Bergoglio e il suo predecessore Papa Ratzinger a Castelgandolfo. Un incontro basato sulla continuità tra queste figure, sull’amicizia, sull’unica fede e sull’umiltà. Nulla è diverso – nella fede come nel dialogo nelle altre religioni- tra Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Nessun rischio di sincretismo, ma solo invito alla misericordia e al dialogo. Accusare gli altri di “papalatria” è cosa che non regge. Siamo, al contrario, di fronte all’ entusiasmo di fedeli – e no – per una Chiesa che ha saputo dare un colpo d’ala e stupire il mondo in un momento in cui tutto sembrava essere negativo per lei. Benedetto XVI è stato un autentico rivoluzionario perché con il suo gesto ha posto al centro una riflessione –da lui mai nascosta- sulla figura e funzione del Pontefice -, un gesto che trova ora ideale continuazione nelle parole di Francesco sul ruolo del Vescovo di Roma. Gesti e decisioni che forse inquietano i settori più tradizionalisti e conservatori all’interno della Chiesa ma che al contrario offrono grande speranza al mondo dei fedeli, e non solo. C’è da augurarsi che questo gesto di Allam non sia un tentativo di riconquistare luci mediatiche perse anche alla luce dei deludenti risultati politici. Sarebbe un vero peccato, più che altro per lui. Perché la conquista del dono della fede è un risultato troppo importante per essere svenduto per qualche obiettivo o lancio di agenzia. Forse Allam farebbe bene a meglio riflettere sul concetto di Chiesa al netto delle sue “guerre sante” contro l’Islam. L’intero mondo è preoccupato delle derive fondamentaliste e terroriste ma tutto occorre meno che creare ulteriori muri e climi di sospetto. Bene fa la Chiesa a essere ponte di pace e di dialogo.

Edoardo Caprino

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