Vita da Papa

15 Luglio Lug 2013 1438 15 luglio 2013

Bergoglio e quel clero che non sopporta più

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“Fa schifo quel clero che non si mostra coerente alla sua Missione”  parole dure come macigni lette su Il Fatto Quotidiano di martedì 9 luglio 2013. Le ha messe nero su bianco Marco Politi, uno dei più autorevoli vaticanisti italiani. Autore dell’invettiva? Ovviamente Papa Francesco. Politi fa notare come quella frase – rivolta in occasione dell’incontro con 6.000 seminaristi, novizi e novizie in occasione dell’Anno della Fede – non si trovi nel testo pubblicato da Avvenire e- aggiungiamo – nel testo diramato dal VIS. Ma al netto dello schifo sono tanti gli spunti che Bergoglio ha lasciato ai suoi uditori, uomini e donne che hanno accolto la chiamata al servizio della Chiesa. Giusto per il Pontefice fare festa, ma poi – parole sue – quando finisce  “la luna di miele” cosa succede? Si lascia la scelta di vita che dovrebbe essere definitiva? Il successore di Benedetto XVI ben conosce la situazione di preti e suore che abbandonano l’abito. Una scelta definitiva ai nostri giorni – per Francesco – si rende più difficile. La colpa per il Pontefice è la cultura del provvisorio che ormai domina incontrastata.  Sulla stampa è stato rimarcato l’invito a non inseguire – da parte di preti e suore –l’ultimo modello di automobile. E se proprio non ti riesce – Francesco dixit – pensa ai bimbi che muoiono di fame.

Ma il discorso qui si fa più generale e va oltre i “monsignor 500 euro”. Va a toccare quei preti – anche ai livelli “medio bassi”- che non sempre valutano appieno alcune loro scelte. Legittime, si badi bene, ma che possono generare più di una domanda nei fedeli.

Perché non è vietato da nessuna parte per un sacerdote fare le vacanze in un posto esotico – Maldive o Tropici fate voi – “visto che le immersioni in quei paradisi sono una bomba”, ma quanti fedeli della sua parrocchia  possono permettersele specie in tempo di crisi? E’ necessario comprare l’ultima veste da cerimonia o aspersorio in argento da viaggio (per non parlare di importanti gemelli in oro) quando l’invito di Francesco è tornare all’essenziale? E più in generale è bene per alcuni sacerdoti nascondersi dietro alcune ambigue forme di falsa modestia o di ipocrisia per celare una vera e propria vena di carrierismo che li fa sognare un posto al sole in Vaticano per sfoggiare la fascia violacea o la conduzione di una Diocesi?

Francesco – nel cammino profondo e radicale di ripensamento della Chiesa – invita i futuri sacerdoti e suore a essere “testimoni gioiosi del Vangelo”. Parole che sono sempre risuonate nelle Parrocchie e nelle Cattedrali. Ma alla base, al netto dell’ipocrisia, Bergoglio invita non solo ad essere autentici, ma coerenti.  Coerenza, viene da dire, anche e soprattutto nei comportamenti e nelle decisioni. Perché la decisione di consacrare la vita al Signore è non solo apprezzabile ma da ammirare, ma allo stesso tempo non è stata ordinata dal medico.

Ergo- per il Successore di Pietro- il tuo stile di vita deve essere sempre coerente, richiamo continuo alla sobrietà e alla continenza.  Una Chiesa- quella di Bergoglio – non tanto affascinata dal soldo. Esso viene sempre  indicato come “lo sterco del demonio”, ma  per certe questioni il richiamo non manca mai. Basta leggere la triste vicenda dell’eredità di Mister Faac lasciata senza alcuna ombra di dubbio alla Curia di Bologna e che ha visto la denuncia del titolare della Diocesi felsinea Carlo Cafarra di pressioni per la conclusione di un accordo con i familiari del defunto.  Guarda caso pressioni provenienti da uomini di Oltretevere. Non sono bastate per ora le chiare linee di indirizzo pronunciate da Papa Francesco per capire che ormai è stata girata pagina su un certo stile?

Edoardo Caprino

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