Vita da Papa

29 Luglio Lug 2013 1758 29 luglio 2013

Bergoglio a tutto campo con i media. Ma a suo modo, con il suo stile

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Papa Francesco sulla scaletta dell'aereo per il Brasile



Bergoglio a tutto campo nel corso del viaggio di ritorno dalla GMG di San Paolo del Brasile. Con i settanta giornalisti del seguito papale non si è tirato indietro rispetto a nessuna delle domande che gli sono state poste. Francesco sembra aver letto il messaggio che autorevoli vaticanisti hanno fatto passare commentando il suo semplice saluto – senza risposta ai quesiti – nel corso del viaggio di andata verso il Sud America. O meglio, ancora una volta il Pontefice ha dettato la linea e in questo si vede la sua abilità gesuitica. Per evitare di finire impigliato in qualche domanda insidiosa capace di “dettare la linea” dell’intero viaggio, Bergoglio ha deciso di rimandare il momento stampa al ritorno con i risultati vincenti – oltre ogni umana attesa – raggiunti in pieno. 3 milioni di fedeli da tutto il mondo che affollavano la splendida spiaggia di Rio, il dialogo intenso con i Vescovi brasiliani – e indirettamente con tutti i Presuli del mondo – invitandoli a non aver paura e di uscire nella notte dell’uomo, capaci di trasformare la Chiesa in un movimento pronto a riprendere quanti si sono allontanati. La Chiesa  barca e non transatlantico ma capace lo stesso di solcare i mari del mondo. Il mondo è rimasto commosso dalle parole, dai gesti, dai sorrisi, dall’empatia continua che il Papa ha stabilito con gli abitanti della favelas da lui visitata. La semplice auto che l’ha guidato sulle strade di San Paolo – anche nel caso degli errori dell’organizzazione nel corso del primo giorno – è stato il segno del suo stile, del suo Pontificato così prossimo, così vicino, così alla ricerca dell’uomo. Come per un fedele -  ma anche per un laico attento –l’annuncio di Cracovia 2016 è l’accensione di una luce che riporta alla figura di Giovanni Paolo II perché la Chiesa è continuità, è azione che non si ferma. Quante volte le parole “non abbiate paura” sono riecheggiate in queste giornate brasiliane e quanto esse sono patrimonio del Pontefice polacco che sin da subito le ha avvicinate a un altro invito: “aprite le porte a Cristo”. Nel “fare casino” che Bergoglio ha lanciato ai giovani vi è un punto fisso del suo Pontificato: non fermatevi allo status quo, non accontentatevi delle formule di maniera, dei barocchismi, delle corazze e dei recinti. Andate oltre, fatevi sentire. Il Pontefice che rifiuta di andare nel Palazzo Apostolico perché vuole stare in mezzo alla gente per non perdere il contatto con la realtà, è lo stesso che non si vergogna di dire chiaramente come la pensa. Sulla sua pronuncia che sta facendo rumore sui gay ha semplicemente detto una cosa banale, che nella Chiesa esiste già nella pratica. Chi mai può giudicare un omosessuale che onestamente e con cuore puro cerca la sua fede? Se ne tira fuori come Pontefice e come uomo. Cosa infatti si dovrebbe dire di grandi figure come Giovanni Testori e della sua esperienza di vita e di fede? Quante comunità a livello base – e in accordo con i Vescovi – esistono e operano formate proprio da omosessuali che vogliono dare compiutezza alla loro fede? Basta girare per una Parrocchia e leggere gli avvisi affissi. Francesco punta al sodo: a lui non colpisce che esista una “lobby gay” Oltretevere. Colpisce che esista una lobby, un gruppo di potere, di ricatto e pressione che rende nauseabondo certo clima ovattato e ipocrita che è servito per lotte che di religioso avevano poco. Che poi sia una lobby massonica, economica, etc non interessa. Rispetto a certe formule bizantine usate ai tempi di Monsignor Marcinkus e Monsignor De Bonis come suonano sciabolate le pronunce odierne dedicate a Monsignor “500 Euro” : non è certo uno stinco di santo. Ma lo stile di Francesco è essere di questo mondo, cercare il contatto più vicino, assoluto con l’uomo ma mantenendo una visione e un pensiero profetico. Profetico anche nei gesti apparentemente semplici e banali come la borsa nera lisa dalla quale non si separa. Gesti quotidiani, di tutti noi. E quindi anche del Successore di Pietro. Parlare di Misericordia, di riscoperta del senso del perdono non è un vuoto invito a “coprire” e “volemose bene”. E’ – in prospettiva  cattolica –dare un’altra chance, senza per questo cancellare l’errore. Quello spetta a Dio. Poi sui casi di specie forse certi dossier in Segreteria di Stato dovrebbero essere predisposti con più attenzione e premura, ma questo Francesco non lo ha detto. Giusto per evitare certi imbarazzi a Bergoglio. Il Pontefice sta riscaldando i cuori del mondo, capace di creare un’empatia e un contatto con tutti –credenti e non – che non si accontentano del vuoto cosmico che li avvolge. Un vuoto globalizzato, che sterilizza e che spersonalizza. Francesco dà la scossa a un mondo che vive nel torpore. Lo fa usando tutti i mezzi di comunicazione, ma non si fa soggiogare e dettare i tempi. Tutto può far parte della liturgia, ai social network può essere dedicata una stazione della via crucis. Ma nulla per Bergoglio sostituirà mai un sorriso, una carezza, un abbraccio come abbiamo visto nella favelas o nell’incontro con gli indigeni brasiliani. In questo suo stile di vita si vede la perfetta ripresa degli Esercizi di Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, del suo ordine. Ogni giorno il Pontefice è capace di regalare una sorpresa al mondo. Una sorpresa che genera forza e attesa per il cambiamento rispetto al clima plumbeo che si vive da troppo tempo.

Edoardo Caprino

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