Vita da Papa

19 Agosto Ago 2013 1651 19 agosto 2013

Il sessantesimo di una guerra tra nobili cavalieri e intrighi clericali

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Roger Peyrefitte Cavalieri di Malta



Chissà se nel silenzio di una Roma – e di un Vaticano – vacanziera Papa Francesco avrà avuto modo e tempo di leggere qualche libro di evasione. Uno fra tanti fa impallidire le opere più recenti di Gianluigi Nuzzi. Certo l’autore non è tra quelli più apprezzati nei Sacri Palazzi. Roger Peyrefitte è stato un personaggio controverso: diplomatico, scrittore, accusato – poi prosciolto- di collaborazionismo con il Regime di Vichy, di visioni politiche conservatrici ma allo stesso tempo sostenitore dei diritti dei gay, divenne famoso per aver accusato Paolo VI di inclinazioni omosessuali dichiarando che quando egli era Arcivescovo di Milano ebbe una relazione con lo scrittore Paolo Carlini (da qui – per Peyrefitte- la scelta del nome Paolo come Pontefice). Come si può immaginare sorse un polverone che portò a un intervento diretto dello stesso Montini; ne vennero  veglie di preghiera in tutto il mondo a sostegno del successore di Pietro. Lasciando un attimo da parte la biografia dell’autore, “Cavalieri di Malta” è un libro che non può lasciare indifferenti. Il sottotitolo è già tutto un programma: “Nobili Cavalieri contro intrighi clericali”. Peyrefitte nella prefazione è molto schietto; non ha voluto scrivere un libro per distruggere, ma per costruire. Vuole essere un omaggio all’Ordine di Malta e al Papa di allora, Pio XII, protagonista a suo modo della storia. L’autore rimarca come i nomi, le date e gli avvenimenti oltre che le circostanze nonché i documenti citati sono autentici. Effettivamente per alcuni che hanno vissuto quelle vicende poche sono le cose che non tornano. Oggetto della vicenda: la volontà del Cardinale Nicola Canali, uno dei più potenti Presuli sotto il Pontificato di Papa Pacelli, di unificare l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme- di cui era già Gran Maestro -con il Sovrano Militare Ordine di Malta. Stiamo parlando dei due ordini cavallereschi ufficialmente riconosciuti dal Vaticano, ancora oggi riconoscibili in alcune solenni cerimonie per la veste nera – l’Ordine di Malta – e per la cappa bianca il Santo Sepolcro. Una questione da Sacre Stanze e da nobili? Ne andava dell’autonomia dell’Ordine riconosciuto da diversi Stati a livello mondiale oltre che dell’autonomia dei suoi cavalieri e, non ultimo, dei beni che corrispondevano al patrimonio dell’Ordine stesso. Perché  - come in tutte le buone vicende che vedono protagonista certi augusti Prelati – lo “sterco del Demonio” non manca mai. Partendo da ardite operazioni speculative sul grano argentino aventi come protagonista uno dei più eminenti Cavalieri dell’epoca reggitori della cassa e successivamente allontanato, Peyrefitte racconta con grande abilità lo scontro che vide contrapporsi da una parte l’Ordine di Malta con il suo Gran Maestro Ludovico Chigi Albani della Rovere prima e successivamente –alla sua morte – con il Luogotenente Interinale Antonio Hercolani e il Cardinale Canali oltre che diversi eminentissimi operanti all’interno del Vaticano e fuori (tra cui il potente Cardinale di New York Spellman) Tra colpi bassi, trabocchetti –tutti ammantati di incenso e benedizioni e ispirate celebrazioni -  con Chirografo di Papa Pio XII del 10 dicembre 1951 venne istituito un apposito Tribunale Cardinalizio rispondendo così alla richiesta dell’Ordine di Malta che si opponeva a diversi provvedimenti adottati per volontà del Cardinale Canali volti alla – di fatto – soppressione dell’ordine. Interessante leggere i componenti del consesso chiamato a giudicare: i  Cardinali Eugenio Tisserant- all’epoca potente Decano del Sacro Collegio, Clemente Micara, Giuseppe Pizzardo, Benedetto Aloisi Masella e….Nicola Canali. Proprio lui, una delle parti- anzi l’attore – del contenzioso! Va da sé che il Collegio giudicante era composto da figure tutte più o meno vicine a Canali. L’Ordine si rivolse ad avvocati di prim’ordine tra cui in particolare lo stimato Giovanni Battista Ferrata. Non mancarono di essere coinvolti come Consulenti del Tribunale il Principe Carlo Pacelli fratello del Papa e indicato come membro della cosiddetta “trimurti” che tutto decideva della vita quotidiana d’Oltretevere. Fu uno scandalo che occupò le prime pagine dei principali quotidiani internazionali, una “guerra” di veline e di uffici stampa, una resistenza e una difesa dell’autonomia dell’Ordine di Malta. Non mancarono minacce di scomunica, di prese di possesso di uffici che godevano di extraterritorialità – con contestuale chiamata a difesa degli ingressi del Palazzo dell’Ordine sito in Via Condotti a Roma da parte dei Carabinieri –il tutto all’ombra del povero Papa Pacelli spesso tenuto all’oscuro dei fatti dai suoi stretti collaboratori. Finalmente, dopo una guerra strenua all’interno dell’aula del Tribunale Cardinalizio con una gestione dei lavori molto parziale da parte della Corte e una minaccia di abbandonare il giudizio da parte dell’Ordine di Malta – un fatto a dir poco inaudito –il 24 gennaio 1953 –nel corrente anno ricorre infatti il sessantesimo anniversario di questa storica decisione – il Tribunale riconobbe l’autonomia dell’Ordine di Malta sia nella sua veste di ordine sovrano che di ordine religioso. Pur dipendendo dalla Santa Sede i suoi insigniti dipendevano in primis dall’Ordine stesso. Il Cardinale Canali dovette abbandonare i suoi sogni e le sue ambizioni e con lui quanti avevano sostenuto il piano. Va da sé che oltre ai titoli, alle onorificenze e agli onori oggetto del contendere – ed emerge nel racconto romanzato di Peyrefitte – era anche la cassa e la contestuale autonomia decisionale su questo aspetto dell’Ordine. Tra le pagine del volume emergono ritratti impietosi, in primis dell’Arcivescovo di New York Francis Spellman. Le destinazioni dei soldi raccolti dai facoltosi americani eletti come Cavalieri di Malta dal Capo della Chiesa newyorkese per Peyrefitte si fermavano sui lidi dell’Oceano senza giungere ai diretti destinatari. Mentre i neocavalieri Yankee pensavano tutto il contrario….
Un caso forse come tanti, ma certo uno dei primi grandi scandali dell’epoca moderna per Oltretevere e bene farebbe Longanesi a sfruttare l’occasione e ristampare il libro ora introvabile.

Edoardo Caprino

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