Vita da Papa

21 Agosto Ago 2013 1526 21 agosto 2013

Quanto manca un Casaroli alla diplomazia vaticana

  • ...

IL Cardinale Agostino Casaroli firma l'Atto Finale di Helsinki



Il 9 giugno di 15 anni fa veniva a mancare il Cardinale Agostino Casaroli. Il prossimo anno – 2014- ricorreranno i 100 anni dalla nascita. Il Presule di origine piacentine è stato l’ultimo, grande interprete della diplomazia pontifica. Già collaboratore di Giovanni XXIII e Paolo VI  fu chiamato da Giovanni Paolo II a guidare la Segreteria di Stato vaticana dal 1979 al 1990 Casaroli è stato l’uomo cui è legata l’apertura del dialogo – nell’ultimo anno di Pontificato di Papa Roncalli – tra la Chiesa di Roma e i paesi del Patto di Varsavia.  L’uomo cresciuto nelle file della diplomazia pontifica è stato il fine tessitore, l’instancabile uomo del dialogo, della pazienza, dell’avvio di una politica diplomatica entrata nel mito e nella storia: l’Ostpolitik. E’ bene quindi rileggere le sue memorie stampate postume nel 2000 da Einaudi con il titolo “Il Martirio della Pazienza”. L’uomo che ha collaborato con i due Pontefici – Giovanni  XXIII e Giovanni Paolo II – che presto verranno elevati beati (Papa Francesco annuncerà la data il prossimo 30 settembre 2013 come si apprende da Radio Vaticana) raccontò in quelle pagine con finezza e precisione lo stile della diplomazia pontifica, non a caso presa ad esempio da tutte le cancellerie nel mondo.  Casaroli ricordava le parole di un Pontefice anch’egli  cresciuto nella Segreteria di Stato – Paolo VI – e ingiustamente  oggi dimenticato e incompreso.  Montini indicava infatti ai futuri diplomatici d’Oltretevere che: “se la diplomazia pontificia dovesse sparire nel mondo, il Corpo diplomatico resterebbe privo di una specie di modello che indica gli scopi, controlla i metodi dei quali, forse inconsapevolmente la diplomazia”. Per il successore di Giovanni XXIII: “La diplomazia vaticana è l’arte della pace”. Ed è quello che Casaroli ha compiuto per tutta la sua vita di servizio alla Chiesa, basti solo pensare al capolavoro della firma del Vaticano – a fianco dei paesi dell’est Europa  oltre che degli altri paesi – dell'Atto finale della Conferenza di Helsinki che non a caso accolse alcune delle istanze che più stavano a cuore del Vaticano, in primis la libertà religiosa. Rileggere le pagine di Casaroli, quanto la Segreteria di Stato vaticana ha compiuto in quegli anni sino al suggello della vittoria contro il comunismo raggiunto con l’incontro del  Capo dell’Unione Sovietica Gorbaciov con Giovanni Paolo II in Vaticano, gli impegni continui su diversi fronti – protratti anche dopo Casaroli attraverso il suo successore Cardinale Angelo Sodano - basti pensare ai tentativi per sventare la “Guerra del Golfo” del 1991 – e compiere un veloce confronto con l’attuale stato della diplomazia vaticana il quadro che ne esce è sconfortante. E’ pur vero che oggi non vi è più la “guerra fredda”, ma i fronti caldi in cui l’impegno della diplomazia vaticana potrebbe essere più intenso non mancano. Specie  considerando come la diplomazia americana – per non parlare di quella europea- vive una fase di profondo impasse. Basti solo pensare a Siria e Egitto. Ma diplomatici non ci si improvvisa e su questo aspetto conta la mancanza di esperienza  sul campo dell’attuale Segretario di Stato Tarcisio Bertone il quale sottolineò   insidiandosi sulla poltrona numero 2 di Oltretevere - che avrebbe cambiato il modus operandi. Non è un caso che per molti questo atteggiamento ha generato i primi malumori che hanno poi portato la tempesta che ha preso forma nell’ultima fase del Pontificato di Benedetto XVI. Spesso la Segreteria di Stato sotto Bertone non si è rivelata un valido aiuto per Papa Ratzinger ,il quale diverse volte è dovuto intervenire in prima persona per risolvere alcune complicazioni create proprio dai suoi stretti collaboratori. In altre circostanze – vedi Ratisbona – non venne  compresa a dovere la portata di quel discorso e le potenziali reazioni che avrebbe potuto generare (e che generò) nel mondo islamico. La verità è che la Segreteria di Stato – come tutte le élite che si rispettino- deve compiere una dovuta selezione dei suoi uomini, formarli. In questi ultimi tempi per un attento osservatore come Vittorio Messori questo aspetto così importante  si è  forse perso per strada. Perché? Crisi delle vocazioni, ma non solo. E’ pur vero che ancora oggi vi sono ottimi diplomatici al servizio della Segreteria di Stato vaticana ed è augurabile che presto Papa Francesco dia quei segnali di rinnovamento della macchina molto attesi in tutto il mondo ecclesiale. Basti pensare alle recenti parole in tal senso del Cardinale di New York Timothy Dolan. E’ in ogni caso  nello stile di Oltretevere non lasciare solo il fratello in difficoltà – situazione che vive ormai da diversi, troppi mesi Bertone – e Papa Francesco ha dato segnali di vicinanza cristiana con il pranzo di ferragosto con il suo Segretario di Stato e con il Cardinale Sodano, ma ormai i tempi si sono fatti troppo lunghi. Occorre un cambio di passo perché la Segreteria di Stato recuperi quello splendore vissuto in passato. Splendore non tanto per roboanti gesti compiuti o per mosse sullo scacchiere e pugni sul tavolo, ma per i gesti continui, infaticabili, minuti ben riassunti nel titolo delle memorie di Casaroli “Il martirio della pazienza”. Qualche pseudo osservatore di  cose vaticane maligna che Bertone chieda qualcosa in cambio dell’abbandono della Segreteria di Stato. Falsità: l’uomo è ben oltre i 75 anni, tempo previsto per le dimissioni da incarichi pubblici all’interno della Chiesa. Ha pochi o nulli margini per cercare di portare avanti suoi eventuali uomini visto ed è probabile che anche per alcune delle figure a lui più vicine in Vaticano si avvicini l’epoca del cambio. Ed è ancora peggio che qualche giovane trentenne chiamata a ricoprire un prestigioso ed importante ruolo di servizio in Vaticano si sia lasciata andare in un recente passato ad accuse di corruzione rivolte a Bertone a mezzo Twitter. Una leggerezza che forse verrà pagata. Cose che Papa Bergoglio non può certo tollerare. Il bilancio di Bertone alla guida della Segreteria di Stato sarà tracciato dagli storici. Quello che è certo è che egli   si è posto come un “corpo estraneo” a quel mondo  chiamato a guidarloe non è riuscito a incidere come invece aveva fatto Casaroli. Su questo forse ha pagato il suo carattere decisamente forte. O forse si è trovato a gestire una realtà che poco o nulla gli apparteneva nel dna.

Edoardo Caprino

Correlati