Vita da Papa

1 Ottobre Ott 2013 1225 01 ottobre 2013

Bergoglio e l'anticlericalismo che supera Pannella

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Ormai non passa settimana che dalle parti di Via Cristoforo Colombo non si assesti un colpo mediatico fenomenale. “Repubblica” che in passato non è stata certo la lettura preferita di molti Prelati diventa il quotidiano imprescindibile per comprendere i pensieri del Pontefice. “Osservatore Scalfariano”, “Avvenire bis”: tutto vale per inquadrare il filone vincente che la testata diretta da Ezio Mauro ha intrapreso con il nuovo Pontificato. Ripensando le ultime vicende, non poteva che essere così. Rispetto a un terzismo che ha visto il “Corriere” come esempio principe in questi ultimi anni, la schietta laicità di “Repubblica” , del suo fondatore – Eugenio Scalfari – e di alcuni suoi collaboratori è cosa sicuramente più apprezzata ora Oltretevere. Lo si è visto nel carteggio Scalfari – Francesco che ha preceduto l’incontro intervista pubblicata martedì 1 ottobre 2013 come nello scambio epistolare tra Benedetto XVI e Piergiorgio Odifreddi. In quest’ultimo caso Papa Ratzinger ha rivestito ancora una volta la toga accademica e ha trasmesso un’autentica lezione al matematico, apprezzata anche da molti laici. Tra Bergoglio e Scalfari il discorso è diverso; il fondatore di Repubblica negli ultimi decenni ha dedicato molta della sua opera editoriale alle grandi tematiche che avvolgono l’uomo, il suo essere e – per chi crede- la sua fede. Spesso le sue riflessioni sono state fatte oggetto di scherno da “atei devoti”, ma Oltretevere con il nuovo inquilino hanno trovato un attento interlocutore. Se dopo l’intervista a Civiltà Cattolica i travasi di bile di cattolici tradizionalisti si erano sprecati – alcuni di questi era possibile coglierli leggendo le riflessioni pubblicate da “Il Foglio” il giorno successivo alla pubblicazione del lungo colloquio con il direttore della rivista che ha sede a Villa Malta chissà ora con le parole – dure come macigni- che Papa Bergoglio ha affidato a Scalfari. Colpirà che un Pontefice critichi alcuni suoi predecessori che “spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani”. Ma ancora di più la frase che segue: “la corte è la lebbra del palato”. Una sentenza violentissima, che fa strage di certo andazzo clericale che ha sempre dominato Oltretevere e che ha generato invidie, lotte interne,  azioni spregevoli che poco o nulla hanno a che fare con il vero cristianesimo e che hanno avuto la loro punta massima con i “Vatileaks”. Quando Bergoglio ha ricordato alla gendarmeria di combattere contro le malelingue che sono presenza del maligno quello che intendeva il Pontefice trova plastica evidenza in questa pesantissima denuncia. Ritornano così alla mente le parole di Paolo VI- Pontefice ingiustamente dimenticato e incompreso – che denunciava come il maligno si era ormai inserito nelle mura vaticane. Più ancora suona pesante il ceffone rivolto a certo clericalismo. Neanche Pannella sarebbe forse arrivato a tanto. Il clericale che fa diventare anticlericale Papa Francesco è quello che ha una visione “Vaticano –centrica” e si può aggiungere essere quello che ritiene che tutto quello che dice un Prelato è “Magistero” (ovviamente se gli torna utile per le sue mire) tagliando sul nascere ogni osservazione critica, che fa pesare sui laici la sua superiorità in tutto (come si è visto ogni volta che i preti maneggiano soldi fanno solo pasticci…ma per alcuni di questi la loro bravura è superiore a quella di laici preparati). Chi cercherà di difendere una visione “Vaticano-centrica” troverà in Bergoglio uno strenuo avversario. La visione, il pensiero, l’agire di Papa Francesco è in perfetta continuazione con le idee profetiche che aveva avanzato a suo tempo Carlo Maria Martini. Due volte Bergoglio cita il già Arcivescovo di Milano che nel corso della sua esistenza veniva visto come un pericoloso rivoluzionario, uno gnostico nemico della “vera” Chiesa.  Sulla Teologia della Liberazione si rende evidente il pensiero di Papa Francesco – come aveva già lucidamente analizzato il tutto Sandro Magister- ma allo stesso tempo il Pontefice ricorda con affetto una sua insegnante comunista colpita dal regime militare. Ancora più interessanti sono i particolari che Bergoglio racconta degli attimi successivi alla sua elezione a Pontefice. Emerge il suo stile, la sua educazione gesuitica, il suo tratto forse poco mistico ma capace di trasmettere con vividezza l’essenziale della fede. Anche nel dialogo più serrato con Scalfari Papa Francesco fa trasparire la sua umanità. Basti riprendere solo ove parla dell’anima e al fondatore di Repubblica ricorda come “la grazia riguarda l’anima” e di fronte all’obiezione “io non credo all’anima”  il Pontefice è secco “non ci crede, ma ce l’ha”. Queste parole fanno riemergere un ricordo in bianco e nero tratto dagli intramontabili “Don Camillo”. L’anziano medico – credente – che compra l’anima dell’operaio comunista non credente. Risentire quei passaggi per ritrovare la genuinità di Bergoglio .E’ probabile che con questo lungo dialogo Bergoglio attirerà a sé ancora più nemici e oppositori. I segnali non mancheranno.  Scalfari fa capire che ci sarà una continuazione con temi che spazieranno da Pascal al ruolo delle donne nella Chiesa. Quello che è certo è che dalle parti di Via Solferino è pensabile che la bile sia raggiunta oltre i livelli di guardia. Urge correre ai ripari. La rivoluzione della Chiesa per Bergoglio passa anche per Cristoforo Colombo. Amen.



Edoardo Caprino

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