Vita da Papa

23 Dicembre Dic 2013 1656 23 dicembre 2013

Bergoglio e un Natale di attesa per la Chiesa Universale

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13 marzo 2013: la data che ha segnato una svolta al riguardo della presenza della Chiesa universale nel mondo. Quella sera dal Balcone centrale di San Pietro è stato annunciata al mondo l’elezione a Vescovo di Roma di Jorge Mario Bergoglio. Da quel semplice “buonasera” pronunciato con tono forte e deciso la cattolicità ha vissuto una nuova primavera. Una nuova stagione – si badi bene- avvenuta grazie al gesto profetico, immenso, autenticamente rivoluzionario delle dimissioni di Joseph Ratzinger. Senza di lui nulla sarebbe stato possibile. Il mondo ha avuto la dimostrazione evidente del gesto di più grande forza e allo stesso umiltà che sia mai stato compiuto nei tempi moderni. A distanza di nove mesi Papa Francesco si appresta a vivere il suo primo Natale da Pontefice. La Chiesa sotto la sua azione incisiva sta compiendo passi in avanti continui nel ripensamento e riposizionamento della sua azione evangelizzatrice nel mondo. I gesti, le aperture, i dialoghi sono agli atti di Bergoglio. Le sue quotidiane omelie di Santa Marta lo hanno reso il “Parroco del mondo” che ogni giorno tira le fila e trasmette una riflessione, uno stimolo, uno sprone a cambiare , a convertirsi. Quell’odore delle pecore richiamato nel corso della Messa in Coena Domini della Pasqua 2013 ha fatto comprendere a fedeli e non che il Vescovo di Roma prima di tutto voleva partire da una conversione di quanti operano nel nome di Cristo – sacerdoti, Vescovi e Cardinali – facendo loro riscoprire la gioia e la bellezza del loro impegno. Non ultimo sabato 21 dicembre 2013 nel discorso alla Curia Romana Bergoglio ha ricordato come “quando non c’è professionalità lentamente si scivola verso l’area della mediocrità”. Va da sé che per Papa Francesco è quindi facile cadere nei cliché, nella “comunicazione senza lievito di vita”. Le sue sono continue martellate contro le strutture -in primis della Curia – che possono solo creare ostacoli e incomprensioni nell’agire evangelico. Ai suoi stretti collaboratori d’Oltretevere ha ricordato come la Curia possa rischiare di diventare “pesante dogana burocratica, ispettrice, inquisitrici che non permette l’azione dello Spirito Santo e la crescita del Popolo di Dio”. Parole senza appello, senza rischio di incomprensione e malintesi. Ma la Curia non è solo romana, vale anche per le Chiese particolari. Quando si ergono steccati, quando la forma vale più della sostanza allora il rischio è perdere quanto è di più importante e vitale per la vita di fede. Bergoglio per il cambiamento della Chiesa – non una rivoluzione, si badi bene, ma una nuova via nella completa scia dei predecessori – non ha avuto bisogno (per ora) di convocare un Concilio Vaticano III. I temi di più stretta attualità sono stati posti tutti sul tappeto con le 38 domande del questionario diffuso a tutti i Vescovi nel mondo (e a tutto il popolo dei fedeli) strumento di preparazione per il Sinodo Straordinario della Famiglia convocato per ottobre 2014. Convivenze, coppie di fatto, unioni gay: nessuna questione è stata elusa. La Curia sta per essere rivista nella sua interezza grazie all’opera del Consiglio dei Cardinali chiamati da Bergoglio per coadiuvarlo nelle scelte da prendere. La trasparenza – che, si badi bene, già Benedetto XVI aveva fortemente voluto pur trovando dirette o indirette resistenze al proprio interno-sembra ora diventato l’autentico mantra d’Oltretevere. Lo IOR, la Banca vaticana, ha trovato una nuova guida sicura capace di rispondere ai requisiti richiesti da Moneyval. Sembrano lontani anni luce i tempi delle lettere di denuncia di Monsignor Carlo Maria Viganò sui “mercanti del tempio” che si annidavano nel Vaticano a causa di gestioni opache. Ora le principali case di revisione contabili sono state chiamate a operare all’interno delle Sacre Mura. Un’ulteriore certificazione della volontà di trasparenza che ormai ha preso il largo in Vaticano. Ma ha spiazzato l’incarico – affidato per concorso – a una delle primarie realtà di consulenza internazionale rispetto alla riorganizzazione del sistema di comunicazione della Santa Sede. La Santa Sede è un “mercato” del tutto particolare che necessita una particolare e assoluta conoscenza dei propri meccanismi oltre che una particolare sensibilità . Muoversi all’interno della City o di una quotata in Borsa non è lo stesso rispetto ai Palazzi d’Oltretevere. Per mettere a sistema il complicato sistema di comunicazione vaticano -senza ovviamente toccarne i contenuti ma solo la modalità operativa- forse bastava chiamare un bravo manager cattolico capace di dimostrare sul campo la sua sensibilità e conoscenza della materia, tenuto conto che negli scorsi mesi sono entrate a far parte dello staff comunicazione vaticano delle figure - un nome per tutte Greg Burke, ex Fox News – che ricoprono il ruolo di “advisor per la comunicazione della Segreteria di Stato vaticana”. Non poteva ad esempio essere lui l’uomo giusto per compiere questa operazione, forse anche a minori costi? E’ rinomato come le società di consulenze strategiche siano amate da alcuni manager come invise ad altri. Per i primi sono lo strumento cui affidare la buona riuscita della guida della società. Per gli altri una perdita di tempo dovendo loro spiegare i meccanismi interni e, solo dopo una piena comprensione, ottenere proposte e informazioni che non suonano sempre “rivoluzionarie”. Che questa abitudine sia entrata nelle stanze romane? Per una Chiesa che ha sempre agito in prima persona questo forse è un cambiamento che fa quantomeno riflettere. Un pensiero in più per Papa Bergoglio nella Notte Santa.


Edoardo Caprino

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