Vita da Papa

30 Maggio Mag 2014 1637 30 maggio 2014

Socci, i due Papi e quel livore di troppo

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“Tutore dell’ordine pubblico delle idee”, “zelante”, “guardie svizzere”. Non ci è andato leggero Antonio Socci su “Libero” di giovedì 29 maggio 2014 con Andrea Tornielli, celebre vaticanista de “La Stampa”. Quale la colpa di quest’ultimo? Aver criticato – o meglio, per Socci “scomunicato” – una ricerca del giornalista scrittore firma del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – in data 14 febbraio 2014 una sua inchiesta sulle dimissioni del Papa che dimostrava come di Successori di Pietro la cattolicità ne avesse due. Andiamo alle conclusioni: al netto della rinuncia Ratzinger rimaneva il legittimo e sorgeva quindi la questione sul ruolo di Bergoglio. Socci non esita a definire la sua inchiesta come l’incipit che “provocò un’enorme bagarre”; a diversi mesi di distanza dalla penna del cronista toscano si coglie un filo di risentimento rispetto all’articolo – annunciato in prima pagina del Corsera di mercoledì 28 maggio 2014 – a firma del celebre scrittore cattolico Vittorio Messori che riprendeva la questione già sollevata dal giornalista toscano citando l’opera di un celebre canonista italiano da poco pubblicata. Si badi bene: l’articolo del celebre scrittore cattolico sulla testata di Via Solferino non arrivava certo a dire che Francesco è una sorta di “usurpatore” di un ruolo che – volente o nolente –spetta ancora a Benedetto XVI al netto della sua rinuncia. Lo studio citato poneva al contrario l’accento – ripreso da Socci – che Ratzinger ha lasciato “solo il suo potere di governo e di comando sulla Chiesa”. Se questo è poco, viene da dire. Socci riprende ancora una delle parti dello studio citato da Messori: “il munus, l’ufficio papale …non è revocabile”. Bene. A mente fredda verrebbe da dire “nulla di nuovo sul fronte Occidentale”. Perché’? Sin da subito Benedetto XVI è stato definito “Papa emerito” . Padre Federico Lombardi – portavoce del Santo Padre sia con Ratzinger che con Francesco – lo chiarì il 26 febbraio 2013, quindici giorni dopo il clamoroso annuncio della rinuncia. Egli disse chiaramente che ci si poteva rivolgere a Benedetto XVI con il titolo di “Sua Santità” essendo “Papa emerito” o “Sovrano Pontefice emerito” vestendo la talare bianca semplice, senza mantellina (un segno di distinzione rispetto a Francesco). L’anello non sarebbe più stato quello “del Pescatore” ma ne avrebbe utilizzato un altro. Tutto chiaro, evidente, sin da subito. Quello che colpisce nella pagina di Socci è il tono, il livore verso Tornielli il quale è –universalmente riconosciuto – tra i più bravi e competenti vaticanista, non solo su piazza italiana. Prolifico scrittore –molto più di Socci- Tornielli sforna libri con una capacità sorprendente. Tra le cose sorprendenti nel testo di Socci oltre la citazione –sdegnata – di un commento pubblicato da “Vatican Insider” de “La Stampa” proprio a firma di Tornielli - nel quale tra l’altro non si ritrova il nome e cognome “Antonio Socci” –vi è la ricostruzione della lettera che Papa Benedetto XVI ha fatto avere a Tornielli a chiarimento di alcune questioni formulate da quest’ultimo. Richiesta – definita da Socci – come “petulante” cui il Pontefice emerito non poteva sottrarsi (chissà poi perché….). Ora ,attraverso la penna toscana, abbiamo finalmente l’esatta interpretazione di quello scritto di Benedetto XVI: esso non si occupava di diarchia e la sola, unica notizia – per Socci – si rinviene nel momento in cui Ratzinger mantenne titolo – Sua Santità – e veste bianca; egli lo fece perché “non c’erano a disposizione altri vestiti”. In questa risposta Socci coglie una “strepitosa ironia” che aveva gabbato “Vatican Insider”. Perché – Socci docet- “è ovvio che una risposta simile significava che il papa non poteva o non voleva parlare né spiegare i motivi di quella scelta”. E giusto per assenza della giusta dose di livore – l’editorialista di “Libero” scrive nero su bianco che “ci vuole poco per capirlo”. Come dire che “Vatican Insider “ – uno dei prodotti più originali nello stantio panorama editoriale italiano – e i suoi vaticanisti sono tutti una mandria di fessi. E per smentire l’analisi di Tornielli Socci cita Don Georg, il Segretario di Benedetto XVI che a decisione ancora calda dichiarò al Corrierone che il titolo di Papa emerito Ratzinger se lo era “preso” perché “ritiene che questo titolo corrisponde alla realtà”. Il finale è ancora più “pirotecnico”: Tornielli viene inquadrato da “pompiere” dello scoop di Socci a involontario incndiario, Messori un ingenuo per il finale del suo articolo in cui si dichiara felice di due Papi nel “recinto di Pietro”. E quindi ecco le domande finali: che dimissioni sono quelle di Ratzinger e quindi chi è il Papa? Forse Socci non ha a mente che nella storia della Chiesa questa non è stata la prima rinuncia di un Pontefice. Si ricordi solo il caso del famoso Celestino V che si spogliò delle vesti papali e tornò a fare il monaco. La Chiesa ha proseguito la sua azione senza scossoni e pare che il velo del Tempio non si squarciato. Più calma, meno livore farebbero bene anche a un prestigioso scrittore come Antonio Socci.

Edoardo Caprino

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