Vita da Papa

6 Ottobre Ott 2014 1431 06 ottobre 2014

Sinodo, il vero banco di prova per Francesco

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Perché appassionarsi a un Sinodo Straordinario sulla Famiglia? E’ forse questa la domanda principale da porsi al netto delle – importanti - questioni sul tappeto.

E’ infatti interessante notare come l’argomento abbia ormai attraversato le Sacre Mura e gli addetti ai lavori che ivi vi operano. L’appuntamento che ha preso il via in Vaticano lunedì 6 ottobre viene colto – dal popolo dei fedeli e no- come un autentico banco di prova del Pontificato di Francesco. La forza di Bergoglio non sta nell’imposizione autoritaria ma, al contrario, nel coraggio di aver portato al centro del dibattito ecclesiale argomenti che sono non solo di strettissima, ma di drammatica attualità. Non era infatti più accettabile i – per il popolo dei fedeli –una gestione di delicate questioni – dalle coppie omosessuali ai figli delle stesse – lasciata alla sensibilità dei singoli Vescovi locali. La questione dei divorziati risposati – che tanto ha raccolto le attenzioni del pubblico e degli addetti ai lavori – si presenta tanto l’“articolo 18 della Chiesa” (riprendendo una felice immagine utilizzata da Maurizio Crippa de Il Foglio), ossia un punto certo importante e storico, ma per nulla risolutivo.

La famiglia per la Chiesa è tutto. E’ il focolare dove si alimenta la fede, è la cellula che “dialoga” con la Parrocchia e con le sue strutture con l’obiettivo di far crescere al meglio i figli. Si può dire che senza famiglia la Chiesa muore. La famiglia in questi ultimi anni è forse il soggetto meno rispettato e calpestato. Si pensi alle difficili compatibilità tra tempo –lavoro che spesso non permettono ai genitori di essere presenti al meglio con i propri figli. Vogliamo aggiungere uno Stato che spesso ignora l’importanza del sostegno al nucleo familiare? La famiglia è in crisi e ora – a fianco della presenza tradizionale con al centro un uomo, una donna e i loro figli – si parla di “famiglie” di diversa composizione. Al netto di giudizi personali, è un dato di fatto, una realtà da cui non si può prescindere. E’ in crisi l’istituto del matrimonio classicamente inteso e spesso le coppie che chiedono di unirsi in Chiesa hanno già alle spalle un cammino di convivenza. La Chiesa oggi è chiamata a dare una risposta ai propri fedeli e più in generale alla società. Sono fuori dalla realtà quanti pensano che si sia prossimi a una “gettata alle ortiche” dei fondamenti della fede e di quanto consegnato da Gesù agli uomini. Il “non separi l’uomo ciò che Dio unisce” resta e resterà. Ma il punto fondamentale sarà vedere se la Chiesa – dopo la splendida pagina di storia di dialogo all’interno della Chiesa che fu il Concilio Vaticano II – a cinquant’anni di distanza sarà capace di un passaggio sicuramente epocale e, per alcuni, sofferto. Avremo quindi un porre al centro del proprio agire il comandamento dell’Amore, della Misericordia e dell’Accoglienza oppure una visione legalistica dei Sacramenti? La prova dei fatti per Bergoglio sarà vedere se effettivamente i suoi primi collaboratori – i Vescovi – sono pronti a lasciare alle spalle difese e posizioni che suonano oggi più come segni di timore e di mancata aderenza alla realtà. Per essere ancora più schietti occorre superare impostazioni dogmatiche e sanzionatorie per puntare decisamente sempre più al cuore dell’uomo che proprio per sua natura può sbagliare e merita, dopo un cammino di conversione, di poter ritornare alla piena comunione all’interno della sua seconda famiglia, la Chiesa. E’ già un dato di fatto che alcune Diocesi sono più avanzate nell’accoglienza di questi cammini. E’ bene che i Padri sinodali avviino un dibattito secondo quanto indicato da Bergoglio: ascolto e libertà di espressione. E’ da augurarsi che questo sia un Sinodo che vada oltre a precedenti appuntamenti vissuti dalla Chiesa che sembravano più rispondere –nelle loro conclusioni –alle esigenze di Vescovi e Cardinali più che del Popolo di Dio. In un’intervista a Luciano Moia di Avvenire di domenica 5 ottobre Maria Voce – successore di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari – ha chiesto ai Padri Sinodali una cosa all’apparenza banale, ma che banale non è. Che il documento finale sia chiaro e facilmente comprensibile dal popolo di Dio. Proprio perché la famiglia ha poco tempo essendo presa da mille impegni e problemi, essa ha bisogno di strumenti chiari, facilmente riscontrabili e aderenti alla realtà quotidiana. Sarà così? C’è da augurarselo visto che Papa Francesco ha lasciato ai Padri sinodali di scrivere in completa autonomia il testo finale. E’ positivo il dibattito che ha visto coinvolte diverse figure di primo piano della Chiesa, specie dopo il contributo presentato nel precedente Sinodo da parte del Cardinale Walter Kasper. Questo dibattito è sicuro arricchimento per tutti. Peccato non vi sia stato prima per tante e diverse questioni…

Questa Chiesa sta affrontando – con la dovuta serietà – una riflessione epocale che, grazie a Dio, va oltre le discutibilissime tesi –e senza fondamento - di scrittori cattolici all’Antonio Socci che ormai percorrono cammini che neanche gli amici di un tempo riescono più a riconoscere.

Quello che è certo è che Bergoglio da questo Sinodo potrà toccare con mano e avere prova di quanto il corpo ecclesiale sia disposto a pienamente seguirlo. Al contrario, sul Popolo di Dio, il Pontefice, può sicuramente contare per la stragrandissima parte del gregge. Su una cosa si è certi: si è ben lontani da scissioni o scismi…gli amanti di Dan Brown sono avvisati

Edoardo Caprino