Vita da Papa

1 Dicembre Dic 2014 1852 01 dicembre 2014

Bergoglio e i due mesi che stanno rivoluzionando la Chiesa

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Nell’arco di due mesi – ottobre e novembre – Papa Francesco ha compiuto tre atti che entrano di diritto nella storia di questo Papato e quindi della Chiesa. Si pensi al dibattito pre, durante e dopo Sinodo sulla famiglia. Per chi se lo fosse perso -o meglio desiderasse riviverlo con la dovuta attenzione - viene in aiuto l’agile volume redatto dal vaticanista di Panorama Ignazio Ingrao “Amore e sesso ai tempi di Papa Francesco” edizioni Piemme. A bocce ferme leggendo il libro emerge come nella Chiesa sia risoffiato quel vento che aveva caratterizzato il Concilio Vaticano II, anche al netto di chiusure, lotte, incomprensioni, votazioni che stridono rispetto a posizioni già acclarate all’interno della Chiesa. Basta vedere il risultato di certe votazioni sul documento finale. Con la sapienza gesuitica che caratterizza Bergoglio i padri sinodali – compresi i laici invitati a partecipare – hanno avuto modo di discutere liberamente su ogni aspetto, e non solo sul punto controverso legato ai divorziati risposati. L’unico neo rispetto a questo avvenimento è forse stata la decisione di non dare la possibilità di assistere in streaming a tutti i lavori. Una pubblicità che non avrebbe certo nuociuto al netto del grande lavoro di sintesi che la sala stampa guidata da Padre Lombardi ha condotto in quelle giornate così intense. Le parole finali del successore di Pietro sono state delle autentiche frustate verso quanti hanno giocato di rimessa, spesso incapaci di accogliere la sfida che il Papa ha loro proposto. Ma lo sono state anche nei confronti di quanti forse hanno lanciato il cuore oltre all’ostacolo. Nulla di nuovo rispetto alla vita della Chiesa; la novità risiede nella libertà di discussione che spesso e volentieri lascia interdetti anche alcuni media cattolici. Libertà – si badi bene – sollecitata e fortissimamente voluta da Bergoglio. Se per i media laici il successore di Benedetto XVI è spesso un’icona pop da utilizzarsi à la carte (ok per i richiami sociali ma rispetto ai forti moniti a difesa della vita nella sua fase iniziale e finale giusto il minimo necessario), ancora oggi la figura del Pontefice argentino e le sue decisioni lasciano spiazzati il mondo degli addetti ai lavori. Chi pensa di classificare, restringere in un campo, in un confine Bergoglio – con le trite e ritrite definizioni progressista/conservatore – si ritrova smentito alla prova dei fatti. La verità è che per Francesco la via maestra è una sola: Vangelo e Dottrina Sociale della Chiesa. Ma prima di ogni cosa viene – in ogni contesto- l’apertura, l’accoglienza, la misericordia, la volontà di superare barriere, la difesa degli ultimi. Lo si è visto a Strasburgo – ecco il secondo momento - dove – in piena continuità con i suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II- ha richiamato l’Europa alle sue debolezze, mancanze, alla sua perdita di ruolo, alla sua schiavitù verso conti e obiettivi economici che hanno portato a perdere di vista l’uomo. Discorso alti, autentici atti d’amore per una terra che Bergoglio sente come intimamente sua. Da parte del Papa non vi è stato solo un vago richiamo a principi e valori; al contrario egli ha indicato una via che passa necessariamente per la riscoperta delle proprie radici, del dna, dell’humus che da sempre alimenta il Vecchio Continente. Un invito a abbandonare i tecnicismi economici per riporre l’uomo al centro, nella perfetta tradizione della Dottrina sociale della Chiesa (altro che comunismo…). Un richiamo ad abbandonare gli egoismi che spesso sono stati il fil rouge che ha animato le pavide azioni dei governanti europei, si veda solo la questione legata ai profughi. Saranno capaci questi signori di dare seguito all’invito loro mosso? In verità le speranze sono veramente poche. Ma questo messaggio all’Europa trova la sua continuazione nei gesti e nelle parole pronunciate in Turchia. Ed eccoci al terzo, storico momento: un viaggio forse più importante rispetto al recente Pellegrinaggio in Terra Santa. Lo si è visto nel dialogo interreligioso con l’Islam – chi ha voluto vedere nei gesti compiuti nella Moschea blu come un atto di sottomissione del capo della Chiesa Cattolica ai fedeli a Maometto dimostra quanto è fuori strada- con gli inviti a fare di più contro gli estremisti islamici, con le incessanti richieste di reciprocità nei rapporti, di difesa dei cristiani e degli yazidi. Il muro di gomma dell’establishment turco (vedi alla voce Erdogan) è un caso a parte rispetto all’accoglienza che le parole di Bergoglio hanno trovato nella società turca. Ma nevralgico per la vita della Chiesa è stato ed è il dialogo – e più ancora i gesti- tra Francesco e Bartolomeo I. Commovente quel bacio sulla testa del Pontefice da parte del capo della Chiesa ortodossa di Costantinopoli, più ancora la preghiera rchiesta per la Chiesa di Roma, le liturgie officiate. Per alcuni l’unità è ancora in là a venire –vero- ma lo spirito ecumenico soffia forte. In quei gesti si è colta la profezia dell’abbraccio di Atenagora e Paolo VI in Terra Santa giusto cinquant’anni fa. Gli ostacoli ci sono, nulla è semplice. Ma questo Papa dimostra nella sua profonda semplicità che il vero cambiamento, la grande rivoluzione parte dall’intimo di ciascuno. Dal cuore toccato da un gesto, da un abbraccio. Più e prima ancora di dichiarazioni solenni. Quell’abbraccio, quel bacio tra vegliardi è preludio di una nuova vita per la Chiesa. E quindi per l’umanità. Ecco perché i due mesi appena vissuti sono storici per l’intensità e le emozioni vissute.

Edoardo Caprino