Vita da precaria

27 Febbraio Feb 2014 1912 27 febbraio 2014

Il merito della passione

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"Premi a chi si impegna, chi si aggiorna, chi studia. Tutti i mestieri che si rispettino prevedono premi. Valutazione e autonomia delle scuole, sul serio. Le scuole devono diventare università: gestire, scegliere". Il neo Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini sembra non aver dubbi. Le prime forti parole fin troppo prevedibili della Segretaria di Sc, che fino all'anno scorso ha bollato insieme all'uomo dei Monti la classe docente come fannullona, debitrice alla Società degli onesti di ore in più di lavoro da consegnare gratuitamente alle casse dello Stato, racchiudono nella loro disattenzione il giudizio più infelice che una rappresentante di un bene comune come la Scuola pubblica, potesse esternare. Premiare il merito: ma il merito è diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, al proprio impegno, alle nostre qualità, al nostro valore, per cui il merito per l'insegnante è una medaglia al valore che ci siamo già dati quando abbiamo deciso di entrare in un sistema che non ci rispetta, non ci stima, non ci riconosce, e non ci ricompensa per quanto stiamo dando a questo sporco mondo. Un mondo in cui la velocità ha preso il posto del pensiero, della riflessione e del dolore. La Scuola da identità culturale, sta diventando un evento commerciale mascherato da coraggio politico. Insomma, sempre meno cultura reale, faticata, e sempre più luoghi comuni, formule, dogmi, furberie espressive. Il merito, cara Ministro, non si misura ma si sente, si percepisce, lo annusi nell'aria la mattina con la voglia di andare dai nostri allievi per farli parlare, portare in noi il loro mondo per poter, insieme, scoprire come arginare i dolori, le sofferenze e la difficoltà di essere loro stessi in una società che porta avanti solo chi già è premiato dalla vita. Tutti i ragazzi sono uguali, non esistono differenze: le diseguaglianze le creiamo noi quando ci voltiamo dall'altra parte per non sentire la puzza della sofferenza, la fa il mondo quando ti dà una carezza o uno schiaffo appena apri la bocca. Dipende quasi sempre dal cognome che porti e dal potere illusorio che la prima serata riesce a camuffare come cultura. I genitori che ci hanno delegato a levigare i loro figli, ci hanno regalato anche la loro età più bella, i loro momenti di felicità che sono solo attimi di luce, il loro sorriso quando ti vedono, il pensiero che diventa parola e la parola che diventa musica. Il merito bussò alla porta della scuola ma quasi nessuno rispose, perché la passione e le emozioni le avevano nascoste tra le cose da non far vedere in giro, non l'avevano distribuita insieme ai test a crocette e a vecchi programmi che non tengono conto che i ragazzi oggi vivono come fossero adulti ma forse con più maturità e con più sofferenza. L'emozione e la passione l'avevano nascoste dietro a direttive dove si deve potenziare tutto il cognitivismo possibile, ma non il pensiero intelligente, lo spazio creativo, l'idea divergente. E quando ti trovi a manipolare così le intelligenze dei ragazzi senza alimentarli con la passione e l'emozione, non si potrà mai trovare il merito. Perché il merito è l'amore per quello che fai, quello che ti ha sussurrato una tua insegnante buttando all'aria tutte le circolari e gli ordini perentori di chi la scuola non l'ha mai vissuta da dentro, dal basso, dalle viscere. Il nostro merito è continuare a venire a scuola nonostante la scuola non possa abbracciare tutto quello che vorresti dare per poter far diventare le loro incertezze in piccoli ricordi quando la strada diventa in salita. Il merito è di quei ragazzi che ti fanno diventare insegnante incespicando con loro e aiutandoti ad asciugarti le lacrime che qualche volta ti rigano il viso che porta addosso tutte le pieghe dei sacrifici, delle lotte e della passione. Il merito è passione, la passione che non sceglie e non gestisce, ma è padrona della tua coscienza e non dice bugie, non si camuffa da manager, da feticci impossessati dal potere con la camicia bianca che puntano alla centralità della Scuola solo per poterla dissanguare ancor di più della dignità che ci hanno rubato per giocarsela come un bancomat quando le monete non bastavano più. La passione e il merito è quella che sto sentendo nella stanza accanto: un giovane e come lui tanti, ma lei non può saper quanti, che sta studiando la "Ciaccona" di Bach, già diplomato, laureato, perfezionato, e studia ancora, perché la Musica è la sua passione. Forse non avrà futuro, come lei ha detto: "Solo chi se lo merita andrà avanti", e allora lui e tanti altri usciranno dalla porta di servizio della vita, senza che nessuno si sia accorto di loro. Daniel Goleman uno psicologo, scrittore e giornalista statunitense parla nel suo libro "Intelligenza emotiva", della conoscenza di sé stessi, della persistenza e dell'empatia e diventano elementi che nascono dall'intelligenza umana, e sono quelli che probabilmente influenzano maggiormente la vita dell'uomo. Spesso queste capacità, che vanno a costituire l'intelligenza emozionale, sono sottovalutate, ignorate o non considerate come elemento rilevante nel computo del noto quoziente intellettivo. E invece l'intelligenza legata al QI tende a stabilizzarsi intorno ai 16 anni (per incominciare lentamente a declinare negli anni della maturità), mentre l'intelligenza emotiva può essere migliorata nel corso di tutta la vita. La vera Educazione permanente, quella della passione, quella della condivisione, dell'ascolto, delle relazioni, della scoperta, del fare e dis-fare, della collaborazione e dello scontro, l'audacia delle scelte, la creatività. Il sentimento che ci dà l'energia per non rinunciare, per continuare a elaborare, per raggiungere un risultato, per loro, per i loro compagni, per noi insegnanti. E questo, noi insegnanti, lo facciamo con molta serietà: perché la vita è mutevole, la realtà è così furba e veloce che non ti deve trovare impreparato a rifugiarti nell'angolo più scuro per far finta di non esistere, o peggio ancora far largo a chi ha la voce più grossa di te. Diamo un'altra competenza ai nostri ragazzi: quella del riconoscersi, ogni volta che si sentono travolti dalla paura , dalla vergogna, dall'idea, dal loro entusiasmo e dai loro vissuti, quando si sentono protagonisti di una vita forse già persa a tavolino. Socrate diceva: "Non si può far bene se non lo si conosce". Noi insegnanti della scuola quella della passione tracciamo nei nostri limiti umani di costruire, formare e conservare una memoria. Disegniamo come un pittore i segni più profondi della cittadinanza, della libertà e della loro vita. La scuola merita atti concreti, non slogan che servono solo a mettere a nudo la nostra remissione quotidiana e rivestirla di falsità. Diamo motivazioni a questi ragazzi e non solo tabelle Ocse che non rivelano l'anima di chi noi vediamo ogni giorno dietro a banchi pieni di vita e malati d'amore. Il mio traguardo, non sono premi e cotillon ma varcare la soglia di una Scuola Pubblica e scrivere sulla lavagna: "Siete i piccoli uomini che faranno grande la mia attesa, e in quell'attesa voglio vedervi sfilare con il merito di rimanere sempre voi stessi, di continuare a giocare e di sentire l'emozione far parte del vostro divenire". Signor Ministro, i suoi premi li riponga nel cestino dei diseguali, dove voi sapienti del vuoto ci troverete i vostri inganni e la vostra indifferenza.

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