Vita da precaria

14 Marzo Mar 2014 1648 14 marzo 2014

Xiao e il suo piccolo grande papà

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Un papà che fa 29 km al giorno per portare e riprendere il figlio disabile a scuola. Lo porta in un cestino sulle spalle come un'appendice del suo corpo, come un grembo materno che si è sviluppato con la determinazione e l'orgoglio di un piccolo papà cinese. Lo porta e lo riprende tra i percorsi accidentati della Cina meridionale e gli tiene le mani in modo che non cada all'indietro, per sentire sempre il suo respiro che gli dà la forza di inerpicarsi con qualsiasi tempo e portarlo nel tempio della cultura. Quella scuola sulle colline di Yibin, dove suo figlio è il più bravo della classe e non arriva mai in ritardo. Xiao così si chiama il bambino, ha dodici anni e le gambe inesauribile di Yu Xukange il suo piccolo grande papà sono il suo futuro, il suo sogno, la sua vita. Un papà che non ha rivoltato la faccia davanti alla sofferenza, alla maledizione della natura e davanti ad un muro di pregiudizi fatto anche di sentieri e di foglie scivolose. No, lui vuole per suo figlio il riscatto da una vita povera, passata a lavorare e camminare, accudire e crescere una creatura considerata da occhi folli un malato. La sua vita consacrata al sacrificio compensata da un'intelligenza così difficile da trovare, per capire che solo l'istruzione potrà essere l'unica difesa che avrà il suo piccolo Xiao davanti ad un mondo che accelera sempre più il tempo, dove prendere per mano il proprio figlio e portarlo a fare una passeggiata è diventato un lusso. Un lusso che sarà pagato ad un grande prezzo da una generazione demotivata, ostile non per meriti propri ma per demeriti di chi li piazza davanti ad una televisione o peggio ancora non aprendo mai la porta dei loro pensieri. Ma quanti bambini, ragazzi, adolescenti ci sono nel mondo che di fronte al loro destino già segnato da dogmi crudeli, trovano la forza e la loro giovane incoscienza per sfidare bombe, mitra, mine, educazioni aberranti, selve buie piene di sorprese. Quanti genitori ci sono al mondo che li benedicono anche se non sono sempre sicuri del loro ritorno. Persone che hanno visto il buio della terra e sanno che la luce la si può vedere solo quando la si può riconoscere. Mi ricordo che mia madre il giorno dopo il suo matrimonio fatto di mercoledì e con nessuno accanto ma solo l'amore infinito di mio padre, lo salutò con un bacio. Fu precettato dal fascismo più torvo, imbarcato con l'amore nel cuore e una guerra che non voleva combattere. Ed a ogni licenza premio ritrovava il suo amore e nel momento della partenza, lo lasciava con un bimbo che sarebbe nato lontano dal suo cuore. I tre figli che mia madre concepì sotto le bombe , quando li vedo nelle fotografie quelle che hanno i bordi consumati dalle lacrime e dai baci riposti in quei visi giovani e inconsapevoli, li vedo sempre ben vestiti con la loro cartella, e le loro ginocchia sbucciate. Il sudore di una mamma quasi normanna e di un marinaio dagli occhi tristi hanno avuto la forza di credere nella Scuola e negli insegnanti. Solo attraverso la Scuola e i suoi protagonisti, oggi possiamo vedere e poi sentire l'Orchestra venezuelana dove Abbado aveva conosciuto El Sistema, un progetto educativo che salva i ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione, dalla droga attraverso la musica, e se ne era innamorato. La scuola fa miracoli quando vedi due piccoli alunni palestinesi di Hebron, che ogni mattina prestissimo, il papà e la mamma affidano a un gruppo di lavoratori pendolari palestinesi che in pulmino raggiungono il loro posto di lavoro a Betlemme. Superati check point e posti di blocco israeliani arrivano stanchi sui banchi di scuola ma felici di poter studiare e costruirsi un futuro migliore. Mentre mi commuovo leggendo queste storie, poi rimango impietrita dalle parole del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco dove afferma che nel Bel Paese studiare conviene meno che altrove. Avere una laurea in Italia, insomma, non rende molto, visti i salari dei lavoratori dipendenti laureati". Ma noi possiamo investire su noi stessi, sulle Scuole che fanno crescere e suoi insegnanti che la rendano vita per chi vuole tenersi per mano. Perché tenersi vuol dire mantenere, mantenere uno sguardo, un 'idea, un sogno, che non può vivere di peccato e morire di moralità con un libro dalle tante pagine inutili non sapendo che è sempre lo stesso. No, senza qualcosa in cui credere la vita perde completamente senso e se la vita insegna, oggi non ha insegnato in italiano, ma in cinese, in pakistano, in calabrese, nella lingua della nostra storia. Così come diceva Rosa Luxemberg :"Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene ".Xiao grazie ad un grande padre non avrà più catene ma solo tele da dipingere mentre il sole scava la sua tana dietro le colline di Yibin.

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