Vita da precaria

23 Marzo Mar 2014 1207 23 marzo 2014

Un Professore picchiato, un'Italia umiliata

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E mentre il Veneto secessionista brinda ad un referendum anticostituzionale che lo vuole staccato dal resto dell'Italia con lo slogan "L’autodeterminazione del popolo veneto è una battaglia di civiltà", proprio nelle stesse ore in questo Veneto civile, che ne ha le "palle piene" di pagare le tasse per tutti, che non vuole né stranieri, né accattoni che possano disturbare la loro vista e la loro coscienza, in un campo di Atletica di una città veneta dove si svolgevano i Giochi Studenteschi, un professore viene preso a pugni, offeso e insultato perché aveva cercato di sedare una lite tra le squadre avverse. Ma andiamo con ordine. I giochi studenteschi si svolgono tutti gli anni, è un modo per stare insieme per rendere lo sport un mezzo di coinvolgimento, unione e solidarietà. Dove il colore della pelle e tutti i pregiudizi inconsci diventano un momento di condivisione per un progetto comune. Un progetto di pace e di fratellanza. In questa città veneta si sono affrontate due Scuole medie, accompagnate dai professori che devono sorvegliare, essere pronti ad accompagnare gli allievi che si fanno male sull'autoambulanza messa a disposizione dalla Croce rossa e soprattutto vigilare che in tutta quella confusione non ci sia nessuno convinto che la scuola sia solo nelle classi, o solo un luogo chiuso con banchi e lavagne. I giochi si stavano concludendo, quando dopo la staffetta finale, un gruppo di ragazzine inneggiano con urla e striscioni verso la loro squadra facendo innervosire i ragazzi della scuola avversaria. In un attimo scoppia la rissa e un docente pronto e vigile subito è accorso per calmare gli animi, le parole e non solo. Questo povero insegnante, con il suo intervento deve aver dato una spallata involontaria ad una ragazzina, e questo gesto deve aver innervosito ancor di più gli animi dei bulletti di turno, tanto che all'indirizzo dell'insegnante sono piovuti insulti, bottigliette e qualche sassata. Ma sembrava fosse tutto finito. Invece doveva ancora tutto iniziare. I ragazzi tornano a scuola e nel frattempo tre ragazzini, tra cui la ragazza coinvolta allarmano i genitori i quali si fanno trovare a scuola ad aspettare l'insegnante colpevole di aver salvaguardato la loro sicurezza e il fine del progetto educativo. E quando il Professore scende dalla corriera che trasportava i ragazzi trova i genitori, quelli che magari vanno a messa ogni domenica, o sono del comitato genitori o del consiglio pastorale. Viene insultato, preso a pugni, gli rompono un labbro senza fargli dire una parola, senza pensare che i loro figli avessero torto, che avessero esagerato, che comunque era tutto un gioco, che la vita è un gioco, che la follia non si annida nelle persone che vivono la vita camminando di schiena, ma nella normale borghesia di una cittadina che vuole staccarsi da un'Italia da dimenticare , ma non sanno quanto noi vorremmo dimenticarli. Ora si stanno avviando tutte le indagine del caso, la Preside segnelerà all'USP della città l'accaduto, ma è più preoccupata di ristabilire relazioni serene al'interno della scuola stessa. In un'Italia dove si discute sulle quota rosa, sulle unioni omosessuali, dove la politica non dà certo esempio di rettitudine e di questioni morali, questi genitori si trovano a loro agio, trovano il terreno fertile per rappresentare tutto ciò che noi in classe cerchiamo di far dimenticare. Ma se una famiglia tradizionale, quella meno sospetta, quella che ti ha cresciuto, ti ha dato le basi per poter aver degli strumenti da usare al meglio in una vita certo non facile, pensa che tutto si possa risolvere con un pugno in faccia , io insegnante e veneta mi rifiuto di essere accomunata con delle persone con cui ogni giorno faccio una lotta dentro e fuori dall'aula scolastica. Non critichiamo poi quando esplodono casi di baby squillo, ragazzi che non trovano più la loro identità, il loro colore, il loro viso, la loro voce. Non stupiamoci se il mondo va esattamente al polo opposto della verità, dove le donne cadono ogni giorno e bambini vengono giustiziati dalla mafia. Papa Francesco ieri ha supplicato in ginocchio ai mafiosi di convertirsi, ma forse oggi la mafia si traveste anche in giacca e cravatta, in genitore perfetto e in pezzi di società che nel 2014 confondono la primavera araba con la primavera veneta. Ecco la civiltà e l'autodeterminazione di quel popolo veneto ma che per fortuna annovera tante brave persone che riescono ancora a scegliere, a capire ed avere sempre il ricordo dei loro avi emigranti in terre straniere dove solo il ricordo delle loro montagne e della voce dei propri figli li manteneva in vita. Non facciamoci sconfiggere dall'ignoranza ma dalla civiltà. Quella che noi insegnanti siamo tenuti a tener alta ogni giorno dentro e fuori dalla Scuola. "La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari" diceva Gesualdo Bufalino e forse per questo che con tutti i mezzi stanno distruggendo la Scuola pubblica

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