Vita da precaria

26 Marzo Mar 2014 1937 26 marzo 2014

La scuola Pubblica l'ultima difesa che abbiamo

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In un Paese dove la capacità di reagire a tutti i malesseri, a tutti i disagi che stiamo vivendo insieme alle nostre famiglie, è nascosta tra le promesse dell'ultimo Premier che promette, va nelle scuole e non sempre trova bambini inconsapevoli strumentalizzati, ma anche delle mamme, oggi quelle di Scalea, che hanno esposto uno striscione con la scritta “Le mamme sono indignate, chiedeteci perché”. E il loro "perché", sono le condizioni precarie in cui si trovano le scuole la presenza di rifiuti per le strade e le promesse disattese. E non bastasse ciò noi insegnanti troviamo anche l’On. Toccafondi e il Cardinale Bagnasco che interferiscono nella laicità e in dipendenza di insegnamento nella Scuola Pubblica. Il primo, uomo di economia capitato non so per quale gioco politico ad essere sottosegretario all'lstruzione, evidentemente non ha capito bene cos’è l’Istruzione, la didattica, i suoi attori e il compito fondamentale che ha la Scuola nei confronti dei suoi protagonisti. «Non c'è giorno che passa in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione, per altro protetta dall'articolo 30 della Costituzione. Penso all'ultimo episodio di Modena in cui si pretendeva che Vladimir Luxuria entrasse a parlare al liceo classico Muratori senza nemmeno un contraddittorio. Non si può usare la scuola così, come un campo di battaglia ideologico. Oltre al governo quindi tutti dovranno fare un passo in avanti per fermare questa invasione di campo».Così ha tuonato ai microfoni di Tempi.it e ha anche aggiunto : «Occorre che i genitori si riprendano il loro posto e che le scuole glielo diano», plaudendo alla «mamma milanese che si è rifiutata di apporre la sua firma sul modulo che la indicava come "genitore 1"» Non è tardata la risposta dell'Inquisitore, il Cardinale di viola vestito che ha lanciato un'anatema contro un'Istituzione nata laica per Costituzione, ma cresciuta sotto le gonne dei vari prelati regnanti. Bagnasco punta il dito ma non vede la sua mano inanellata che splende in questa follia che sta colpendo quella magico organismo che era una volta la Scuola. I due sono legati a doppio filo nel loro lavoro ai fianchi di una società che non aspetta il momento migliore per discriminare, evidenziare la diversità, rendere colpevoli ragazzi che si devono partorire molte volte prima di trovare la propria identità. Toccafondi e la sua visione di un mondo contorto, perverso e contro natura, è arrivato a bloccare gli opuscoli anti-omofobia che dovevano essere consegnati agli insegnanti per svolgere quello che in didattica e in pedagogia si chiamano inclusione, integrazione, divulgazione, informazione, ascolto, sviluppo armonico di una coscienza. Ma forse a loro va bene che i nostri studenti si ammazzino in una notte dove non riescono a trovare il coraggio di essere quello che sentono. La Scuola è proprio il luogo più adatto a parlare di valori da rispettare, di solidarietà e di fratellanza. La Scuola dovrebbe essere il luogo dove tutti sono uguali davanti a tutte le religioni, alle scelte politiche, alle risorse economiche di un cittadino: che si tratti di uomo, donna, omosessuale o transessuale. La Scuola non è nata per giudicare, ma piuttosto per legittimare decisioni importanti e sicuramente dolorose, proseguendo il nostro lavoro di educatori per un progetto di vita permanente e non promiscuo, vero e non coperto da falsi moralismi, libero e consapevole. Ma a questi uomini di tanta fede e poca carità che fino a pochi anni fa vedevono Luxuria in Parlamento votare per il nostro Paese e promuovere leggi contro l'omofobia dov'erano? Questi uomini di tanta fede e poca carità come si permettono di giudicare una persona per la loro sessualità? Da che pulpito parlano i nuovi folgorati sulla via di Damasco per offendere, pensare che un transessuale non possa entrare in un Liceo a parlare della loro esperienza senza contraddittorio? il contraddittorio sicuramente sarebbero stati i ragazzi, i genitori, gli insegnanti a cui il confronto sereno e non di parte è sempre piaciuto. Anche Papa Francesco si è umiliato di fronte ad un giudizio superficiale, bigotto e surreale ingigantito dall'ignoranza e dall'intolleranza. Aspettiamo le inchieste che fanno notizia per sapere quanti uomini politici e prelati frequentano persone a cui dichiarano guerra quando c'è il sole e li cercano quando l'ombra meschina si cala su di loro. Aspettiamo che tutta la democrazia che la Scuola sta dando a mani spiegate da quando è nata, ci venga riconosciuta: ma tutto ciò non lo si può fare incitando i genitori a colpirci, a denigrarci, a calpestarci ogni giorno. Aspettiamo che la Scuola sia gestita da uomini diversi, in modo che capiscano cosa non deve esistere nei ricordi di ragazzi a cui teniamo la mano subito dopo i loro genitori. Aspettiamo che la Scuola sia aperta veramente a tutti e che ci sia giustizia: non Divina ma umana, quello che non sembra rispettare il Sottosegretario ad una materia che non si gestisce come si gestiscono le azioni in Borsa. No, caro Sottosegretario, noi comprendiamo, stimoliamo, aspettiamo, cogliamo, giochiamo con le emozioni, con la passione, con tutti i colori di una tavolozza che non finirà mai di riempirsi di colori. Perché siamo così tutti fantasticamente unici, così diversi, così fragili nell'incespicare nei tranelli di una vita che sbarra le carezze con i pugni chiusi. Aspettiamo che gli insegnanti di religione non siano pagati dallo Stato, ma da chi dipendono e aspettiamo proprio da loro un segno, un gesto per non abbandonarci nelle mani becere di chi non conosce un'aula di una Scuola di periferia o di una Scuola di Roma dove il bullismo sta aiutando questa generazione nata già defraudata della loro stessa vita, trovi il sistema per non dare più fastidio, trovi il modo di parlare a bocca chiusa, trovi il modo di travestirsi da qualcosa che non sono."La vera morte sta nel non essere più compresi", diceva quel profeta di Pier Paolo Pasolini. Caro Sottosegretario Toccafondi, nella sua scuola quel poeta sarebbe morto ancor prima che il destino lo uccidesse. Nell'oscurità di un'ignoranza nata da persone che puntano il dito e non conoscono la differenza. Quella che ci rende liberi.

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