Vita da precaria

30 Marzo Mar 2014 1619 30 marzo 2014

I bambini con le fragoline in gola

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E’ nato tutto da un tweet. Io avevo scritto: ”Voglio una Scuola disabile, una scuola che ascolti, che si fermi e che guardi”. Ha risposto una mamma, e tweet dopo tweet, mi ha raccontato la sua storia. La storia di suo figlio e di tanti altri figli: ”I bambini con il mutismo selettivo”. Questi bambini non sono malati, non hanno nessun deficit, ma hanno qualcosa di grande, grande, grande. L’ansia. "Non parlare" non è un comportamento oppositivo, non c'è intenzionalità, anzi questi bambini vorrebbero parlare, ma l'ansia impedisce loro di farlo. Si sentono "un fallimento" perché, a scuola non riescono nemmeno a rispondere all'appello in classe. Un’ansia così grande che vieta alle loro parole di essere ascoltate. Un’ansia così grande che quando devono parlare si sentono “come una fragolina nella gola”, e questa fragolina più non va giù, e più si sentono osservati e la loro voce diventa silenzio insieme ai loro suoni. Per loro diventa abitudine rimanere silenziosi. Si dovrebbe far cadere questa abitudine prima che si cronicizzi, ma bisogna farlo con molta gradualità. Come scriveva Twain:" Non si può gettare un'abitudine dalla finestra; bisogna farla scendere per le scale, un gradino alla volta". Attraverso la voce della sua dolcissima mamma, ho conosciuto il suo calvario, un calvario che dura oramai 18 anni. Questa stella che riserva la sua voce alla sua famiglia, ai suoi amici, alle persone che stabiliscono con lui un rapporto sereno, rassicurante, ha frequentato l'asilo nella sua città, e incredibilmente mai nessuno si è accorto che questo piccolo e timido bambino non avesse voce. Sembra impossibile che non ci sia stata mai una recita di Natale dove tutti cantavano, e lui non si sentisse, o una recita e per lui una parte, un capitombolo e un suo grido, una lite, un capriccio, niente: questo bambino all'asilo oltre che muto era diventato anche invisibile. Come nelle favole, lui viveva felice e contento con la sua mamma e la sua famiglia, e nessuno sapeva che al di fuori di questo ambiente, lui era un bambino senza voce. Quando incominciò le elementari, le maestre ravvisarono subito in lui qualcosa che non andava. Chiamarono la mamma e le dissero quello che lei non conosceva, le fecero una descrizione di un bambino che non era il suo. Il suo bambino era muto. Il suo bambino capiva, scriveva, faceva i conti ma non aveva mai pronunciato nessuna parola. Per una mamma è difficile, è troppo difficile avere sentenze come queste, ineluttabili, senza preavviso e rimanerne indenne. Così per il bambino con la voce che si doveva conquistare e la sua mamma, iniziarono anni di psicoterapia, e tra una visita e un incontro, tra lacrime coperte da preghiere, lui, il bambino con la fragolina in bocca, riuscì a frequentare le elementari. Certo non fu facile, le maestre soprattutto quelle che conoscevano la sua storia lo compresero, studiarono tutte le strategie e con l'aiuto della loro passione, del loro amore e il frutto di infiniti dialoghi con la madre, riuscirono a formare un piccolo ometto pronto per la Scuola Media. Ma il cambiamento per un bambino così timido e insicuro è come arrampicarsi su una montagna a piedi nudi. Si ha paura di scivolare. E per il bambino con il dono di ascoltare e la voce nascosta sotto la paura di sbagliare, incominciarono tre anni da conquistare ogni giorno, da spiegare ogni giorno, da difendere ogni giorno, giustificando lo stato di un' esistenza senza parole. La scuola si sa, è presa dal collo da una politica elettorale, ma mai da una politica presente, compensativa, reale; vive più di precariato che di un team stabile in tutte le classi, e non tutte le insegnanti riescono a capire un bambino che a ricreazione gioca, e parla con i suoi amici, e poi, quando torna in classe, non risponde neanche all'appello. Come scrive Eraclito in un suo famoso frammento: «Per quanto tu cammini per ogni via, i confini dell' anima non li troverai». Ma il bambino con la voce che sapeva amare, con sacrifici e con i suoi silenzi che raccontavano la sua anima, e una mamma pronta a dargli la voce quando ne aveva bisogno, arrivò all'Esame di terza Media: con tante prove scritte, con l'ausilio di ricerche, tutto quello che potesse nascondergli la voce e con lo sguardo della mamma nella sua timida voce. Ma l’arrampicata della sua vita,questa volta a piedi nudi e bendato era arrivata: la Scuola superiore. Finora, anche se con sofferenza e tanto orgoglio, il bambino dalla voce difesa, era diventato un uomo, un ragazzo normale come tutti i figli di una diversità che li fa ancora più belli e sensibili. Un uomo dove tutto l'amore, la voce al suo essere, le sue idee, la sua rabbia, la sua gioia, la sua tristezza erano riposte negli occhi di una mamma innamorata di quel figlio. Un figlio che senza di lei sarebbe stato dimenticato dal mondo. Anni difficili, anni lottati con la convinzione che si dovrebbe cambiare la Scuola, rivoltarla, farla diventare quella Scuola tanto amata dal Maestro Lodi, quella per pensare , quella per dare il tempo all'ascolto e al silenzio, dare il tempo per guardare e meditare, il tempo per giocare e far volare l’anima nello spazio e farla correre, ballare, cantare e renderla leggera. Ora il nostro uomo con tante fragoline nella gola sta per affrontare l’Esame di maturità, e un programma Ministeriale. E il programma ministeriale non prevede un ragazzo che vive, ascolta, pensa ma a cui hanno legato le mani e i piedi. Gli hanno bendato gli occhi e levato la voce ma non il suo cuore e la sua magia. Sarebbe bello comprendere tutti i perché dell’anima dal silenzio ma nel mondo di chi parla più forte, di chi osa di più, di chi mente di più, l’anima per qualcuno non ha senso. E i sensi e l’emozioni sono tutto ciò che abbiamo. La sua mamma lo sa, e sa che avere un figlio certe volte è come guardarsi allo specchio con gli occhi degli altri, e gli altri non sono sempre preparati a vedere il mondo con occhi di bambino, a respirare aria pulita, ad incrementare i loro sorrisi. I bambini con gli occhi parlano parole adulte, hanno sguardi incrociati per annuire il silenzio, è una lunga attesa, ricca di speranza ma la perseveranza, il sogno può realizzarsi. E così da un tweet incominciano le mie telefonate con questa Signora e così come il tweet casuale, un giorno casualmente, ho chiesto ad una mia collega: ”Tu conosci il mutismo selettivo?”, e lei mi ha risposto: ”E tu come fai a conoscerlo?”. Ecco che qualcosa, qualcosa di stranamente magico era avvenuto. Lei è la responsabile del Veneto di questa fobia, organizza convegni e riesce a far parlare questi bambini “Una volta che incominciano, mi ha detto , parlano fin troppo, basta metterli a loro agio, basta crederci senza farlo vedere, parlare sapendo aspettare. E quel momento arriva, ed è così meraviglioso che capisci che questi bambini non sono confinati nelle loro case e nei loro corpi, ma vivono al di sopra delle montagne come spiriti liberi che accarezzano la terra”. Ora Signora, puoi crederci veramente nel sorriso di tuo figlio, si può alleggerire del peso di non essere compresa, può sperare che tutti si specchieranno nell'anima di suo figlio, perché tante volte, il corpo fa solo ombra alla luce. "Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi." Essere capace e interrogare chi non è capace; avere molto e pure cercare di apprendere da quelli che hanno poco. E soprattutto, non deve essere il bambino a cambiare, ma l’adulto, e bisogna accettare il ragazzo per quel che è: finché non cambia la prospettiva dell’adulto non si otterranno risultati. Cara mamma di cui non faccio il nome perché tu mi hai detto che non ci sei solo tu ma tante mamme come te, grazie di quello che mi hai dato e ripeti sempre le parole che diceva Rodari:” Se io avessi una botteguccia di una sola stanza vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. “Speranza a buon mercato!”. Per un soldo ne darei ad un solo cliente, quanto basta per sei. E alla povera gente, che non ha da campare, darei tutta la mia speranza, senza fargliela pagare”La speranza si incontra se la cerchi. Con tenacia, con amore e contro il vento. La trovi in questo sito dedicato ai vostri ragazzi www.aimuse@.it . E la trovi anche in un tweet.

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