Vita da precaria

31 Marzo Mar 2014 1400 31 marzo 2014

La Passione non ottiene mai il perdono

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"Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto. Spesso penso alle persone che ho conosciuto nella mia vita e alle donne che ho incontrato in tanti anni. Credo che il momento sia molto brutto oggi, e non solo per noi donne. Noi donne anziane, però, abbiamo una missione: continuare a dialogare con le giovani per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è". Così diceva Franca Rame che certo nella vita non ha mai lesinato aiuto alle ragazze madri, a donne violentate, a donne e uomini nella bellezza delle loro parole. E ancora la rimpiangiamo, ne ricordiamo la sua spontaneità, la sua schiettezza e il suo coraggio. Per questo suo denunciare ed essere sempre in prima linea per difendere le persone più deboli, o persone accusate senza motivi e prove, fu violentata Il 9 marzo 1973, fu costretta a salire su un furgoncino da cinque uomini appartenenti all'area dell'estrema destra, dai quali fu poi stuprata a turno e malmenata. Il procedimento penale si concluse solo nel febbraio 1998, comportando la prescrizione del reato e persone altolocate nella sfera militare esultarono alla notizia del suo annientamento morale e fisico per fortuna momentaneo, contenti che una donna fosse eviscerata della sua anima. E per questo che quando leggo le ultime dichiarazioni del Cardinal Bagnasco, rabbrividisco, non voglio né che i miei figli, e neppure i miei allievi leggano o debbano ascoltare parole non degne di un'umanità in cui in Gran Bretagna i gay si possono sposare liberamente, mentre in Italia sono vietati gli opuscoli anti-omofobia da distribuire nelle scuole.Secondo le nuove disposizioni della Conferenza episcopale italiana i vescovi non sono «pubblici ufficiali» e dunque non sono obbligati a denunciare all'autorità giudiziaria casi di abusi sessuali nei confronti dei minori che sono di loro conoscenza. «Questa questione - ha aggiunto Bagnasco - rientra in un contesto più ampio, in cui il punto fondamentale è la cooperazione con l'autorità giudiziaria. Il Vaticano prescrive di rispettare le leggi nazionali, e sappiamo che la legge italiana non riconosce questo dovere» di denuncia. Però, «ciò che è più importante è il rispetto delle vittime e dei loro familiari, che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi, non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere "messe in piazza", brutalmente parlando». I vescovi non sono pubblici ufficiali ma si permettono di entrare a gamba tesa nelle politiche laiche della Scuola, di non rispettare le leggi fiscali italiane, di attirare ragazzi verso scuole private cattoliche dove prima di iniziare le lezioni, prima della mensa (perché la loro è ben fornita, non come quelle delle scuole pubbliche), e alla fine delle attività, si deve recitare una preghiera, ma non in musulmano, in ucraino o in kosovaro, ma in Italiano. Come fossimo i depositari delle verità di un Cristo che oggi, sicuramente lo troveremo nelle file dei precari che hanno scelto di non promuovere un pensiero unico, ma pluralista, di stare dalla parte di tutti i colori del mondo e non di chi ha negli occhi il timbro del dollaro, di chi non si fa sfruttare dalle scuole private facendosi pagare con l'elemosina che i vescovi prendono in un minuto della loro eminente Messa. Dove tutti sono promossi se seguono le rette vie indicate dalla porpora e non dal mio Cristo, quello che percorre le strade insieme agli ultimi e che proprio un ultimo porta con se' nell'ultimo viaggio. Tutti quei ragazzi violentati negli oratori, o da lascivi preti che tutto dovevano fare tranne mettere le loro sporche mani su ragazzi innocenti e che subito dopo ti assolvono in confessionale e distribuiscono la comunione, quelli voi non li denunciate? Come mai una Chiesa che finalmente ha un Papa più progressista del politico più a sinistra del Parlamento Italiano, può appoggiare l'omertà, lavare i panni sporchi nella propria parrocchia e sublimare la sofferenza e il dolore di ragazzi che dovrebbero vivere la loro vita senza aver paura di una mano più sudata delle altre? Lei Card. Bagnasco ha oltrepassato il limite forse perché non sa cos'è il dolore, quello vero, quello che non ti fa dormire la notte, quello che ti fa abbandonare la vita per abbracciare tutta insieme la follia, l'emarginazione, la vergogna, la gogna. Lei pensa che non distribuendo gli opuscoli anti-omofobia abbia contribuito a costruire civiltà o ignoranza? Cosa vuol dire per lei amare, amore, passione, emozione?. Sa queste cose non hanno un sesso ben definito, in po' come voi prelati definite il sesso per i disabili :"Il sesso degli angeli". Ma qui in Italia, nessuno è un angelo, siamo uomini e donne, ragazzi che si aprono alla vita, e noi insegnanti abbiamo il dovere di accompagnarli a non nascondersi dietro a pregiudizi costruiti ad arte da persone che non entrano nelle Scuole pubbliche da anni, e preferiscono godere della loro immensa ricchezza e guardare la vita seduti sopra ad uno scranno. Voi avete l'altare ma noi abbiamo una cattedra, ed è lì che giornalmente combattiamo per far credere ancora alla vita, alle sue sorprese e alle sue gioie. Che non hanno un sesso definito, un sesso degli angeli, un sesso segreto da non violare. Perché se tutti sono figli di Dio, lei Card. Bagnasco, deve rispettare tutti e deve lavare i piedi agli ultimi. Questo lo ha fatto quel Signore che è morto per la nostra salvezza. Ma evidentemente a lei , della nostra salvezza, preferisce di gran lunga rimanere sul suo trono dorato e coprire con un paramento le vergogne, gli assassini morali che perpetuate in silenzio. L'ora del silenzio è finita da un pezzo, Cardinale, ora è suonata la ricreazione. Nel suo spettacolo, "Lo stupro", Franca Rame aveva ben descritto quello che lei oggi dichiara così leggermente: "Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani." La lezione di Franca, è servita e servirà se noi insegnanti continueremo a ricordarla ai nostri allievi. Denunciateli, oggi, domani, sempre. Perché la vita non può respirare di peccato e morire di moralità. Almeno per i figli di qualsiasi Dio che ci accompagna durante la nostra strada.

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