Vita da precaria

21 Settembre Set 2014 1532 21 settembre 2014

La buona novella

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Ho iniziato l'anno di scuola più impegnativo della mia vita. Sono sempre stata circondata da ragazzi che avevano bisogno di me e, con la mia musica trasformavo le loro luci già spente in emozioni palpabili, intense: quelle che ti fanno piangere quando regali la consapevolezza della loro identità. Ora inizierò un altro cammino; attraverserò mari di ipocrisia, dovrò abbattere alberi secolari di timori,di giudizi, dovrò scalare le montagne ripide che, ad ogni decreto, divengono sempre più scivolose e prive di appigli, Ma, soprattutto, dovrò tenere stretta la mano dei miei ragazzi e difenderli dalla cattiveria che striscia in questo mondo. Mondo di mancate verità. E il loro percorso sarà difficile quanto il mio: intimoriti dai giudizi, cercando di tirare dentro la pancia, nascondere i brufoli, domare i capelli. Dovranno anche tremare di fronte a chi non ama il loro lavoro, chi è lì solo per marchiarli con un numero o un nome. Ma io, al loro pari e non sopra di loro, farò di tutto perchè questo possa essere un anno sereno di progressi e gioie dettati dalla loro sete di conoscenza che non verrà frenata dalla paura, Ma coltivata dall'amore; l'unica cosa che conta. La scuola inclusiva deve partire da noi, dal nostro essere, dalla nostra apertura al mondo. L'Italia vera, sta denunciando l'immagine della precarietà del mondo disabile, nella nostra terra che è riuscita a fare spettacolo anche con questo. Le secchiate in testa per i portatori di SLA sono l'ennesima superficialità di un popolo nassacrato, di una classe politica ammalata, una classe politica che avrebbe bisogno di insegnanti di sostegno per far capire cos è la centralità della Scuola Italiana. I ragazzi. Ma questo sembra conti meno della crescita del PIL. Non ho sentito nulla nè visto nessuno che si buttasse addosso acqua gelata per tutti quei portatori di disabilità a cui vengono date quattro ore, sei ore, quando le loro quattro ore sono il buio della mente, il buio della vita, una vita che altri giudicano indegna di essere vissuta. La scuola è aperta a tutti e deve abbracciare tutti: non può voltare il capo quando l'innocenza di occhi che guardano un universo diverso, forse più bello ma che non trova risposta se non nella trasparenza dell'essere. Essere trasparenti, chiusi nel silenzio dei loro ricordi, nel mutare del giorno e della sera senza sapere, senza sperare, senza essere significanti, senza essere risonanza per il pensiero di una voce che non ti ascolta. Io avrei voluto: 'La buona novella' di Fabrizio De' Andre', il testo per noi insegnanti comprati, venduti, presi in giro, in cui attingere le nostre forze, il nostro insegnamento , le nostre giornate. E invece 'La Buona Scuola' è il solito trattato di economia domestica agghindato da parole che ci insegna un'altra volta l'oscurità. In Italia si fa fatica a trovare lavoro e la motivazione dei giovani nei confronti dell’istruzione. Gli esempi che trovano a casa, nelle istituzioni, in questo modo di fare politica non trovano raccolto, non trovano luce nelle loro ombre fredde, non trovano ali, estati, il colore del vento (cit.). Noi, i beffati crediamo ancora nelle loro promesse, come la promessa di Ulisse a Penelope, ma la tela ormai è sfinita in una quiete apparente. Insegnanti che costruiscono da anni la scuola non possono essere messi alla porta da auto blu, da delinquenti guidati dalla mafia, dalla cattiva strada in cui ci hanno abbandonato e, adesso fanno finta di non averci partorito. Siamo tutti orfani, di padri e madri ignoti, ma la cosa più importante è che non lo siano i nostri ragazzi. Il loro buio deve diventare risata, la loro presenza deve diventare ingombrante come la coscienza di Pilato. La croce la dobbiamo portare tutti, e per prima quelli che scrivono false novelle, scuole che non esistono, morali apparenti prive di identità. Noi insegnanti non siamo più stupiti dalle loro parole pregne di denaro, potenza e abusi, ma finché esisteremo faremo di tutto per poter risorgere da questa morte in cui questo mondo che non ha volto, ci ha posti. Come tutti i ragazzi che che avrebbero bisogno della nostra partecipazione: ma questo Dio potere, non ci può aiutare perché la domenica è stanco e si riposa su allori cosparsi di lacrime che danno fastidio.